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Olimpiadi
04.01.22 - 14:22
Aggiornamento: 17:07

A Pechino una bolla sanitaria e misure molto rigide

I Giochi olimpici invernali di Pechino (4-20 febbraio) saranno l’evento più sotto controllo dell’era pandemica

Ats, a cura de laRegione
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Una bolla sanitaria anti-Covid è stata predisposta attorno alle strutture che accoglieranno i Giochi olimpici di Pechino, a un mese dall’inizio delle competizioni che si annunciano come l’evento sportivo in assoluto più monitorato dell’era segnata dalla pandemia. In Cina, Paese nel quale la malattia è stata scoperta a fine 2019, misure molto rigide di tracciamento, isolamento e vaccinazione hanno permesso il contenimento dei contagi. Le frontiere sono chiuse praticamente da marzo 2020, i voli internazionali drasticamente ridotti.

Per accogliere i 3’000 atleti e il personale dei vari staff, è quindi stata predisposta la bolla al fine di evitare i contatti tra chi proviene dall’estero e la popolazione locale che risiede all’esterno delle strutture olimpiche. Negli spostamenti tra un sito e l’altro, gli stranieri non entreranno in contatto con gli abitanti delle zone circostanti. Per esempio, per recarsi sulle piste da sci si sposteranno in treno, a bordo di vagoni a loro riservati.

«All’interno della bolla – ha spiegato Zhao Weidong, responsabile della comunicazione del comitato organizzatore – adotteremo misure sanitarie molto rigide, tra le quali test quotidiani per assicurarci che eventuali positività possano essere immediatamente individuate».

Tra le condizioni poste dall’organizzazione, tutti gli atleti stranieri devono essere vaccinati, chi non lo fosse dovrà sottostare a una quarantena di 21 giorni. «Sorvegliamo da vicino la variante Omicron e il suo impatto sul mondo, in stretta collaborazione con il Comitato olimpico (Cio), per assicurarci che ci siano dei margini di manovra all’interno delle eventuali contromisure, in funzione della situazione epidemiologica».

Gli atleti e il personale cinese all’interno della bolla (volontari, autisti, addetti alla cucina) usciranno perlopiù solo dopo i Giochi paralimpici (4-13 marzo), dopo un periodo di quarantena. Gli spettatori (l’accesso alle strutture è riservato solo ai residenti in Cina) non avranno accesso alla bolla.

Stöckli: ‘Non prendiamo in considerazione un rinvio’

Il capo della missione olimpica Ralph Stöckli ha escluso un rinvio dei Giochi invernali di Pechino. «Ma non vogliamo nemmeno comportarci come se niente fosse». Domani il Comitato olimpico internazionale avrà uno scambio di vedute con i comitati nazionali: il tema centrale riguarderà la regolarità delle competizioni. «Un interrogativo – spiega il dirigente svizzero – che interessa e riguarda tutti. Si sono già levate molte voci circa la regolarità di gare che potrebbero non vedere al via tutti i migliori interpreti delle varie discipline».

Stöckli non ha chiarito bene quale sia la posizione di Swiss Olympic. «Gli sport invernali stanno entrando in una fase delicata, con molte competizioni decisive. Si capirà adesso se i Giochi potranno essere considerati una competizione regolare, se alla resa dei conti potranno essere disputati in maniera rispettosa dei canoni stessi dello sport».

Il capomissione rossocrociato ha anche detto che rispetterebbe la scelta degli atleti che dovessero decidere di non andare a Pechino: «Mi sarebbe oltremodo difficile criticare una scelta del genere. Partecipare ai Giochi deve essere un privilegio. Se un atleta non dovesse più considerarlo tale, allora è meglio che se ne resti a casa».

Criteri di selezione adattati

Per garantire il regolare svolgimento delle competizioni in Cina, Swiss Olympic ha apportato delle modifiche ai criteri di selezione di atlete e atleti. Non ci saranno quindi concorsi di varia natura di qualificazione. «Abbiamo adattato i criteri alle attuali contingenze – ha spiegato Stöckli –. Non si tengono più in considerazione solo i piazzamenti, bensì anche le valutazioni dei tecnici».

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