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LA formica rossa
24.02.21 - 06:00
Aggiornamento: 13.04.21 - 13:10

I soldi comprano le parole e anche i diritti

Subordinare la naturalizzazione al fatto di non aver chiesto aiuto all'assistenza per 10 anni è l'ennesimo esempio della stessa mistificazione politica

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"Non siamo venuti qua per bisogno, perché grazie a Dio a casa di bisogno ce ne abbiamo tanto"

I soldi fanno una differenza enorme per tutti, ma soprattutto per gli stranieri. In quel caso, permettono di comprare perfino le parole. Un poveraccio ad esempio è ‘immigrato’ (leggi: barconi e valigie di cartone). Chi se la passa benino lo chiamiamo ‘expat’, termine che sa di brunch al lago, New York Times e jazz in sottofondo. Oltre i nove zeri di reddito si diventa ‘globalisti’: maggiordomi in livrea, Bentley, un orso bruno al guinzaglio.

I soldi comprano i nomi, ma comprano anche i diritti. Servono perfino per diventare svizzeri: ora in Ticino ne è considerato degno solo chi per dieci anni non ha chiesto aiuti all’assistenza, o almeno ha avuto il buon gusto di restituirli. È una questione “di responsabilità”, hanno detto certi granconsiglieri col tono paterno di chi ci crede sul serio. Come se uno fosse responsabile per tutte le disgrazie che possono capitare al suo reddito, ora poi che ci si è messa anche la pandemia. Ma forse hanno detto “responsabilità” perché “soldi” suonava male. Parole e diritti, tutto in vendita.

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