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09.09.22 - 05:30
Aggiornamento: 22:19

Gli italiani, il piano energia e il piano cottura

Berlusconi parla di bidet, Meloni di yoga, la sinistra di jet privati. E gli elettori sono più preoccupati della pastasciutta che della crisi del gas

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Maschere di Berlusconi e Medvedev alle prese con la pasta a una protesta del 2009 a Roma (Keystone)

In Italia mancano poco più di due settimane al voto e al di là delle facili divisioni dei ruoli da operetta, di quelle fatte con l’accetta (c’è la fascista, il filorusso, il vecchio miliardario, il populista, l’amico delle banche, l’amico degli sceicchi, il comunista con lo champagne…), non è che si sia capito molto.

L’unica cosa certa è che il dibattito politico è talmente barocco e dadaista che oltrefrontiera si preferisce litigare sulla cottura della pasta dopo le pacate parole di un premio Nobel per la Fisica, trattato come un bidello rimbecillito da un paio di chef e da almeno un autore di elzeviri precotti e insipidi, che ha invitato il professor Parisi a rinchiudersi nella sua torre d’avorio, come una volta, quando i ricercatori erano visti come esseri quasi mitologici, una via di mezzo tra un monaco di clausura e il gobbo di Notre Dame.


Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi (Keystone)

La sola colpa di Giorgio Parisi è avere ripetuto quello che un altro fisico – meno famoso, ma pur sempre una star del web – Dario Bressanini, disse già una decina di anni fa: ovvero che per cuocere un buon piatto di pasta non è necessario farla bollire per tutto il tempo, ma solo all’inizio della cottura. Stesso risultato, ma con un piccolo risparmio sul gas.

Nel Paese in cui si reagisce con un’alzata di spalle al premier che portato "Drive In" dentro Palazzo Chigi sino a non distinguerli più l’uno dall’altro, alla sinistra che blinda in cima alle liste elettorali tutta la vecchia nomenklatura e perfino un paio di T-Rex, alla candidata premier che guadagna consensi ammiccando agli ammiratori del Ventennio fascista e all’ex ministro dell’interno che sembra uno strillone della Pravda, tutto si può perdonare, fuorché derogare dalle sacre regole della pastasciutta.

L’affaire Ruby è giustificabile, i voltafaccia dei Cinquestelle pure, ma il pesto alla genovese senza pinoli e la panna nella carbonara no. D’altronde, ci sarà un motivo se uno dei padri della patria, Toto Cutugno, ai tempi di Pertini cantava: "Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente…"


Salvini gourmet (Keystone)

La cottura della pasta è una deriva molto (e solo) italiana della crisi energetica, di cui tutti parlano rinfacciandosi le responsabilità senza però proporre soluzioni, che in ogni caso includerebbero dei sacrifici. E si sa, in campagna elettorale si vendono sogni, promesse, non sacrifici, come certifica Tito Boeri (su "Repubblica" del 6 settembre): tutti gli schieramenti promettono tagli alle tasse e aumenti di contributi di Stato, con il risultato che nessun programma o proclama dei partiti sarebbe sostenibile per le casse pubbliche.

La sinistra nel frattempo ha dato priorità alla guerra ai jet privati, Berlusconi è andato nella sua dépendance preferita, il salotto di Bruno Vespa, a raccontare dei bidet che ha regalato a Gheddafi, con tanto di imitazione da cabaret del dittatore libico (proporrà un bonus bidet?), Giorgia Meloni parla di yoga (con tanto di "ohmmm") e Salvini fa il pappagallo di Putin ("le sanzioni alla Russia sono inutili"). La chiamano politica, sembrano chiacchiere da tinello, a dimostrazione che in Italia può anche mancare un piano energia, ma non il piano cottura.


Il motivo del contendere (Keystone)

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