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16.08.22 - 10:40
Aggiornamento: 12:35

La normalità di un Festival che doveva fare festa

Se già il Concorso ufficiale non ha luce, altri film sono destinati al buio. E non basta la Piazza, forse servirebbe una spiaggia, come fa Cannes

di Ugo Brusaporco
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Keystone
Un Anniversario è importante, perché è un momento di memoria e di futuro

Alla fine in molti si son chiesti dov’erano finiti i festeggiamenti per i 75 anni di una delle manifestazioni cinematografiche più conosciute e amate al mondo. Nessuno li ha visti, forse si sono svolti in forma privata in qualche festa organizzata dal Festival, ma il pubblico che riempie Piazza Grande e le altre sale non ne è stato partecipe. Peccato. Certo, il programma dei film c’era ed era ben denso, come numero almeno, ma un Anniversario è importante, perché è un momento di memoria e di futuro, un momento in cui si tirano delle somme. E quante somme era il caso di fare, magari tra fuochi d’artificio e festa nelle strade di Locarno.

Pensiamo prima di tutto a come è cambiato il ruolo di un Festival in un mondo dove un piccolo film amatoriale su YouTube è visto da milioni di persone mentre importanti film, ben strutturati, faticano addirittura a essere visti. Certo, si può ignorare un mondo parallelo al Festival, un mondo nutrito a Netflix e a serie tv, che si esprime e si veste e si atteggia come i modelli proposti. Il salto fatto con l’avvento di Internet pretende da un Festival modalità diverse, perché se una corazzata come Cannes con le sue incredibili bocche da fuoco naviga tranquilla, nessun altro Festival può permetterselo. Neppure Locarno, che già ha diviso il piatto con Zurigo, giocando sullo stesso consunto campo.

Poca luce

La decisa scelta fatta dal Festival di spostare completamente l’attenzione sulla serata in Piazza Grande e a lato sulla retrospettiva ha decisamente tolto luce ai film delle altre Sezioni. A cominciare da quella in Concorso dove, naturalmente, solo il film di Alexander Sokurov ‘Skazka’, ha portato a interviste internazionali. Non si può mettere in Concorso film come il denso e lungo ‘Hikayat elbeit elorjowani’ (Tales of the Purple House) senza dargli un adeguato supporto stampa, anche perché questo e altri titoli hanno bisogno di una luce che il Festival non offre. E qui si apre un problema storico del Festival, quello della stampa presente: se ci si basa sulla stampa che frequenta le conferenze, a parte quelle di qualche divo, è il buio assoluto, anche meno di cinque giornalisti. Sono di più quelli del personale della sala. E qui bisogna anche dire delle lamentele di stampa e fotografi che si trovano la sala stampa chiusa alle 19 mentre altri Festival hanno maggior rispetto e tempi più lunghi. Se poi pensiamo al giorno dei premi, consegnati alle 15 di sabato scorso, la sala stampa è stata svuotata alle 11.30! E i giornalisti mandati via.

Segni

È importante che il Festival recuperi i media, sono il valore che cercano i film e che trovano in altri Festival e non qui, dove alle pellicole si preferiscono i personaggi, statuine invece di vita. Ed ecco allora che questo 75esimo Festival senza festa, normale o forse no, si trova a prendere impegni importanti per il futuro, soprattutto nella ricerca di un’immagine più vivace, meno stantia. Sotto questo punto di vista, la Giuria di questo Concorso ha dato una scossa premiando un film che non si nega al porno come ‘Regra 34’. Ma è solo un piccolo segno.

Un altro segno deve venire dalla retrospettiva, quella bellissima dedicata a Douglas Sirk segna un cammino stantio, un’aiuola ben fiorita sotto il sole cocente che tutto brucia: non è Sirk uno che ha segnato indelebile la storia del cinema, ma una preziosa ciliegina, su una grandiosa torta. Basta guardare alle mitiche retrospettive passate e al lavoro di Berlino nel ricostruire una necessaria Storia del Cinema, per ripensare al senso di una retrospettiva.

E poi bisogna ripensare a cosa serve una sezione come Cineasti del presente: se già il Concorso ufficiale non ha luce, sono altri film destinati al buio, non è certo un ‘Certain Regard’ di Cannes o gli ‘Orizzonti’ della Mostra di Venezia; forse sarebbe meglio aprirla come un Forum berlinese, ricerca vera di altro cinema. Di certo, così non ha senso. Infine, è da rivedere il rapporto con la città: il Festival ha bisogno della città di Locarno, è una carta indispensabile da giocare, altrimenti si perde con Zurigo. E non basta la Piazza, forse servirebbe una spiaggia come fa Cannes: là c’è il Mediterraneo, qui un Lago Maggiore che si sta svuotando, ma che ha ancora tante cose da offrire a un Festival che si sviluppa sulle sue rive.

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