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03.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 19:04

Un Film Festival à la carte: comincia l’avventura

Oggi, in una rassegna, non contano solo i film, ma anche le comparse su più o meno rossi tappeti. Eppure, la selezione di quest’anno è degna di curiosità

di Ugo Brusaporco
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Keystone
Silenzio in sala

Atteso, ecco che si concretizza questo Locarno Film Festival numero 75, i film delle dodici sezioni pronte a raccontarlo illuminano gli schermi, è la magia del Cinema e quella che ogni anno realizza un Festival caricandosi, ancora, di storia. Certo, in un Festival oggi non sono solo i film a essere protagonisti, ma anche le comparse su più o meno rossi tappeti. E a Locarno verranno a spegnere queste 75 candeline personaggi del calibro di Matt Dillon, Laurie Anderson e Costa-Gavras, Sophie Marceau e altri ancora, oltre ai tanti e alle tante registi e registi, attori e attrici, protagonisti e protagoniste dei film che saranno presentati. A cominciare da quella sezione che un tempo era il fiore all’occhiello del Festival, lo è ancora a Cannes, Berlino, Venezia e in tanti altri Festival, ovvero la sezione a concorso, qui a Locarno adombrata da ospiti e premi e in parte anche dalla Piazza, basta leggere i comunicati stampa del Festival per capire come sia trascurata la competizione.

Eppure, sulla carta è degna di curiosità la selezione approntata dal Direttore Giona A. Nazzaro. Pensiamo subito a un film come ‘Ariyippu’ (Declaration) di Mahesh Narayanan, un regista indiano già premiato nel suo paese e a Los Angeles, che raccontando una storia d’amore non evita di segnalare il peso del Covid sulla vita delle persone; e ancora il peso della pandemia e della guerra compaiono violenti in ‘Balıqlara xütbə’ (Sermon to the Fish) di Hilal Baydarov, regista già in concorso a Venezia 2020 e già premiato a Nyon e a Tokio. Certo, non solo malattie, ma film dove non si nega l’azione come ‘Bowling Saturne’ di Patricia Mazuy, già premiata a Cannes e qui a Locarno e in altri festival, o come lo svizzero ‘De noche los gatos son pardos’, opera prima, dopo tre corti, di Valentin Merz, e l’italiano ‘Gigi la legge’ di Alessandro Comodin, che torna a Locarno dopo il Pardo d’oro Cineasti del Presente con ‘L’estate di Giacomo’ (2011).

Irrompe la Storia al Festival con ‘Hikayat elbeit elorjowani’ (Tales of the Purple House), riflessione sul martoriato Libano del cineasta franco-iracheno Abbas Fahdel, già premiato a Montreal e Nyon, e anche a Locarno dove torna per la terza volta; irrompe con ‘Nação Valente’ (Tommy Guns) del portoghese angolano Carlos Conceição, un regista non nuovo a Locarno, che vanta una filmografia che gli ha fruttato 24 premi e 42 nominations e che qui riflette sulla guerra d’indipendenza angolana. Molte le storie al femminile: ‘Human Flowers of Flesh’ che dice di una giovane donna che cerca di comprendere il mondo misogino della Legione Straniera, un film firmato da Helena Wittmann, brava ed esperta direttrice della fotografia oltre che regista; ‘Piaffe’, omaggio al mondo del cinema e della fantasia diretto da Ann Oren, già premiata a Mosca; il film brasiliano ‘Regra 34’, che ci porta a conoscere una studentessa che si occupa di casi di abusi sulle donne, per la regia di Julia Murat, già premiata a Berlino, Friburgo, San Sebastian e a Santa Barbara, oltre che a Lima e in altri festival; riserva discussioni ‘Serviam – Ich will dienen’ della pluripremiata Ruth Mader, un film su un collegio cattolico per ragazze di famiglie bene dove il sacrificio in nome della fede è esaltato; spazio anche per i personali e intimi ‘Stella est amoureuse’ di Sylvie Verheyde, regista dalla buona carriera, selezionata anche a Cannes, e ‘Tengo sueños eléctricos’, viaggio sui sentimenti familiari diretto da Valentina Maurel, premiata per un corto a inizi carriera sulla Croisette.

Ancora in Competizione: ‘Il Pataffio’ di Francesco Lagi con protagonisti, in un medioevo alla Brancaleone, il prode Marconte e la bella Bernarda, cui fa da contrappeso ‘Matter Out of Place’, un film sui rifiuti che affogano e avvelenano il mondo dell’austriaco Nikolaus Geyrhalter, premiatissimo documentarista; curiosità per un film malese, ‘Stone Turtle’ di Ming Jin Woo, buon frequentatore di Festival, e soprattutto per ‘Skazka (Fairytale)’, strana coproduzione tra Belgio e Russia firmata da un misterioso o misteriosa M22 K,4-4, una favola che chiama in causa Satana. Questo è il Concorso ufficiale. A un primo sguardo, risulta comunque più omogeneo e interessante il Concorso di Cineasti del Presente con film come: ‘A Perfect Day for Caribou’ di Jeff Rutherford, ‘Astrakan’ di David Depesseville, ‘Den siste våren’ di Franciska Eliassen, ‘Love Dog’ di Bianca Lucas, e soprattutto ‘Petites’ di Julie Lerat-Gersant, storia di una bambina che si ritrova incinta a 16 anni, e poi altri titoli.

Da non perdere, in Piazza Grande: ‘Bullet Train’ di David Leitch con Brad Pitt, quando i nomi evitano di raccontare la trama. Non teme il confronto ‘Annie Colère’ di Blandine Lenoir, che ha voluto spiegare: "Ho voluto realizzare ‘Annie Colère’ per mostrare le ‘immagini mancanti’, quelle della storia delle donne, della loro lotta per la libertà, della sorellanza, della tenerezza nella lotta". Anche in Piazza Grande c’è cinema e Cinema, e da non perdere è Juliette Binoche in ‘Paradise Highway’, opera prima di Anna Gutto. Anche in Piazza si vedrà un film dell’importante retrospettiva dedicata a Douglas Sirk e sarà possibile anche vedere il film d’esordio di Costa-Gavras ‘Compartiment tueurs’, un incredibile noir del 1965 con un cast spaziale: Yves Montand, Catherine Allégret, Jacques Perrin, Simone Signoret, Michel Piccoli.

Che dire? In Piazza Grande scorre il cinema.

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