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29.07.22 - 07:01
Aggiornamento: 15:39

Basta un complimento alla ragazza sbagliata e parte la rissa

Settecento procedimenti penali contro minorenni nei primi sei mesi dell’anno è un record. I nuovi volti della violenza giovanile

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Settecento procedimenti penali nei primi sei mesi dell’anno sono un record. Un primato che ci saremmo risparmiati, visto che parliamo di ragazzi, dai 10 ai 18 anni, finiti nel radar della magistratura dei minorenni. Nei suoi 17 anni di carriera a contatto con il volto criminale della gioventù, Reto Medici ne ha viste di ogni e oggi suona il campanello d’allarme. In una lunga intervista, descrive chi si trova davanti in magistratura: ragazzi violenti, che agiscono in gruppo, utilizzando la forza fisica con l’intento di far male, aggredendo per futili motivi. Basta uno sguardo di troppo, un involontario spintone, un complimento alla ragazza sbagliata e parte la scazzottata fuori dalla discoteca. A volte la miccia si accende online: bande rivali si danno appuntamento sui social per una rissa programmata a Lugano o Bellinzona, sfogano ciò che hanno dentro, e talvolta postano il video su TikTok. In gruppo, forse, si sentono ancora più legittimati a fare del male all’altro, quasi fosse un banale gioco. Situazioni limite di cui sembra non abbiano una reale percezione. Durante gli interrogatori i ‘baby picchiatori’ raccontano agli agenti che mentre menano le mani sono come scollegati, assenti: ‘Non ero nei miei panni’. Gli agenti restano senza parole quando, ripercorrendo i fatti, salta fuori che la rissa è partita per uno sguardo mal interpretato.

E poi c’è lui, il terzo incomodo: l’alcol. Senza una dozzina di birre in corpo, forse, questi giovani saprebbero valutare le conseguenze dei loro gesti, saprebbero fermarsi in tempo, mettendo un argine alla rabbia cieca. Ma l’alcol è sempre presente, malgrado sia vietato ai minori di 18 anni. Costa poco ed è un gioco da bambini procurarselo. Come hanno dimostrato i test di Dipendenze Svizzera (ne abbiamo scritto in settimana) e di Croix-Bleue, anche un undicenne ha potuto senza sforzo acquistare online illegalmente una bottiglia di gin e vedersela recapitare a domicilio. Nessuno gli ha chiesto quanti anni aveva. Un invito a nozze per un adolescente, per sua ‘natura’ portato a sperimentare, testare i limiti, come i nervi dei genitori. Qualcuno le regole deve metterle e farle rispettare. Altrimenti si cresce senza un senso dell’altro e del limite. Divieti che vanno accompagnati da fattori educativi e una buona sensibilizzazione nelle scuole, che già avviene.

Chi vende alcol ai minori (o non fa abbastanza per evitarlo) e chi ci guadagna si rende moralmente, seppur indirettamente, responsabile del loro agire violento e delle conseguenze. I guadagni sono per pochi, le ripercussioni negative per molti. Il parlamento dovrà regolamentare le vendite in rete di alcolici, per tutelare gli adolescenti e responsabilizzare i rivenditori online. Ovviamente, l’alcol è solo un detonatore di tensioni ben più ingarbugliate, non aiuta ciondolare senza scopo, senza un lavoro, senza una giornata ritmata dallo studio. Qualche paletto in più renderà però la sbronza e la rissa adolescenziale un po’ più difficili.

È fuori dubbio che la tolleranza sociale è molto alta, ormai non si fa serata senza la bottiglia, i ragazzi seguono l’esempio di molti adulti. Chi non beve mette quasi a disagio il gruppo, forse perché rammenta una normalità scomoda, di chi sa ancora divertirsi senza arrivare a perdere i sensi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: in Svizzera, dal 2018 al 2021, l’aumento delle condanne dei minori per reati violenti è stato del 37,2%. Uno scalino che non deve lasciare indifferenti.

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