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Fedez in concerto
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04.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:38

Fedez e la Corte Suprema dentro di noi

Gli scempi in nome dei vecchi valori di una volta sono sotto gli occhi di tutti, ma per ergerci a giudici ci basta che un rapper non conosca Strehler

Siamo tutti la Corte Suprema di qualcun altro. Portatori malsani di convinzioni figlie del proprio tempo. Certo, molti di noi sono fermi alla propria giovinezza, un’età dell’oro in cui tutto oggi luccica ai nostri occhi, e dove – affetti da miopia nostalgica – perfino una Duna può sembrare meglio di una Tesla, una pelliccia più accettabile di un mankini e l’omertà davanti ai soprusi alle donne meglio delle denunce che oggi fanno gridare allo scandalo, mentre prima – quando "era meglio" – a sentire le grida, quelle vere, ci si tappava le orecchie.

La Corte Suprema degli Stati Uniti è il simbolo dell’abbraccio più letale per il progresso, teorica massima aspirazione di una democrazia: quello tra nostalgismo e connivenza. Stessi interessi, stessa idea di mondo, stesso giro di amicizie, soldi e ideali polverosi. Giudici, politici, una fetta consistente di popolazione che in nome di uno smemoratissimo "si stava meglio quando si stava peggio" sta facendo passare di tutto: lo stop all’aborto, l’appoggio alla lobby del carbone contro la lotta al clima, le armi a disposizione di tutti, sempre e ovunque. È un orologio le cui lancette vengono tirate indietro fino al Far West e oltre.


I giudici della Corte Suprema Usa (Keystone)

Fin dove si spingerà questa deriva conservatrice degli imbalsamati giudici americani? In nome di un passato glorioso si arriverà a ripristinare la schiavitù, lo ius primae noctis, il calendario maya?

Verrà oscurato il darwinismo (ci siamo quasi, in alcune scuole la teoria evoluzionista è equiparata al creazionismo) fino a condannare Galileo, Copernico e l’uso della ruota? Ci fosse in giro un nuovo Socrate ("corruttore di giovani anime") gli toglierebbero perfino la romantica soddisfazione di ingollare la cicuta, una pistolettata e via. "Vostro onore, quest’uomo vuole togliere la retromarcia al mondo"… bang. Problema risolto.

La Corte Suprema americana maneggia la Costituzione come un revolver, e i danni che fa li vediamo tutti. Ma molti di noi agiscono allo stesso modo, vestendo la toga e imparruccandosi alla prima occasione.

E se bucherellare i diritti civili sta diventando il passatempo preferito dagli americani, in Europa si gioca invece con l’asticella dell’indignazione, piazzata dalle parti di Duplantis, il recordman del salto con l’asta, quando si parla delle nefandezze del potente di turno e poi spostata rasoterra quando una ragazzina trova i suoi 15 minuti di popolarità parlando in corsivo sul web o in tv. Così da poterla scavalcare facilmente. Anche calpestarla, tanto è una ragazzina: "Signora mia, questo corsivo è una vergogna". No, è solo un’innocente stupidata da ragazzi amplificata dai social: abbiamo fatto le stesse cose (c’è chi parlava il farfallino, chi al contrario) o peggio (abbiamo svezzato dei Tamagotchi, ci siamo cotonati i capelli, ascoltato i Cugini di Campagna), ma protetti da un mondo che non era ancora un enorme Grande Fratello.


Elisa Esposito, insegnante social di corsivo (TikTok)

L’indignazione a portata variabile ha colpito anche Fedez, un cantante che oltre a non saper cantare, non sa un sacco di altre cose. Non sa nemmeno chi fosse Giorgio Strehler, uno dei più grandi registi teatrali del Novecento. Tra i tanti difetti, però, a Fedez un pregio lo troviamo: è sincero. Quante volte durante una discussione abbiamo finto di conoscere quel personaggio, quel film o quel libro celebre? E invece tutti a sparare su Fedez come bulli texani. Ma quanti tra chi s’indigna sono andati a vedere uno spettacolo di Strehler? Quanti ne riconoscerebbero il volto?

Certo, Fedez probabilmente non sa nemmeno chi siano Beckett o Aristofane, Buster Keaton e Giacometti, Charlie Parker e Rosa Parks. È un figlio (giusto un po’ più ignorante della media) del proprio tempo, quindi perfetto per essere oggi bersaglio e domani giudice della Corte Suprema, proprio come noi, proprio come quelli della Corte Suprema.

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