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25.02.22 - 05:30
Aggiornamento: 19:04

Tanti complici e un solo invasore

La guerra in Ucraina è stata cercata e voluta da Mosca e da nessun altro. Chi sta con Putin mente o si fa abbindolare dalle sue grossolane bugie

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Un cartello con la scritta “criminale di guerra” e il volto di Putin (Keystone)

Incapaci, inadeguati, pachidermici e novecenteschi. Pochi giorni fa, quando la valanga che si è abbattuta ieri sull’Ucraina era ancora una palla di neve, su questo giornale avevamo guardato da lontano il ping pong diplomatico stanco e fuori tempo massimo imbastito dalla Russia e dall’Occidente. Se le responsabilità di ciò che stava accadendo non erano e non potevano essere distribuite in egual misura, si poteva almeno attribuire a tutti – senza mettersi a giocare a "trova le differenze" – la colpa di essere figli di un mondo che non c’è più e di replicarlo quasi orgogliosamente fino allo sfinimento, come se non esistessero alternative alla Guerra fredda, alle radio a transistor e alla mazurca.

Oggi che l’invasione russa non è più un’ipotesi, ma un fatto compiuto, che ci sono colonne di soldati che scavallano frontiere di pasta frolla e colonne di fumo a fare da sfondo alle città ucraine, oggi che basta affacciarsi un attimo su Twitter e aprire un filmato tra tanti per vedere in casa propria la guerra che entra in casa degli altri, il "trova le differenze" è così evidente da aver perso ogni ragion d’essere: c’è un invasore, la Russia, che sta facendo la guerra a uno Stato sovrano. Di quell’invasore sappiamo molte cose, ma non tutte. Sappiamo però che è bugiardo e che alle bugie – quando si inizia a raccontarle – non c’è mai fine, come al peggio.


"Europa, è la tua guerra"

Putin voleva solo l’Est dell’Ucraina? E allora perché invadere il Nord, lanciare bombe su Kiev e a poche decine di chilometri dalla Polonia? Il giorno in cui gli chiederemo se per caso, preso l’abbrivio, voglia invadere anche l’Estonia, la Lituania o la Lettonia e risponderà "no", gli crederemo? Fabbricare menzogne, riscrivendo la storia dell’Ucraina per dare un pretesto fragile alla voglia di menar le mani, è stato talmente facile che – di frottola in frottola – Putin può arrivare ovunque se non lo si ferma per tempo. E invece.

Il governo svizzero, che ha condannato Mosca, rimpallando all’Ue la decisione sulle sanzioni; l’Europa viaggia in ordine sparso, ognuno frugando nelle tasche dei propri interessi; gli Stati Uniti, dopo aver previsto l’invasione per una dozzina di volte, alzano davvero la voce solo a cose fatte. Ma l’Occidente non è un giudice: il suo ruolo non è (solo) condannare, ma trovare una soluzione affinché la guerra non inizi, o perlomeno finisca il più in fretta possibile.

Insomma, chi potrebbe fare qualcosa parla e non fa. E chi potrebbe parlare tace o parla a vanvera: qui entriamo in quella folta schiera di benaltristi, commentatori da bar e da divano, pro-russi a pagamento e gratis, politici con piedi in talmente tante scarpe da non ricordarsi più a chi devono rendere conto dovendo rendere conto a tutti, gente che ha barattato da tempo la propria faccia con il voto dei più disattenti ed egoisti. C’è poi quella sinistra imbalsamata come Lenin che guarda il presente con mappe, libri e occhi di un secolo fa: in cui i loro buoni usano il cirillico e continuano a stare sempre e comunque a Est. Una testardaggine cieca che li porta a tifare per chi usa metodi fascisti, a dimostrazione che non solo la Terra è rotonda, ma lo è anche lo spettro delle ideologie che, portate all’estremo, finiscono per toccarsi.


"Fermate Putin adesso"

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