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Joe Biden nel giorno dell’annuncio dell‘Aukus (Keystone)
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20.09.21 - 16:500
Aggiornamento : 17:09

Metti la Svizzera nell’‘anglosfera’

Lo strano gioco delle alleanze ha messo la Francia in un angolo. Berna guarda decisa verso Londra e, soprattutto, Washington

Ragazzi, cominciamo a studiare seriamente cosa sia l’“anglosfera”, perché a questo punto non possiamo escludere che la Svizzera ci finisca dentro. Scusate, dobbiamo subito andar per specialisti, e ci vuole un po’ di pazienza. Dunque, definizione di “anglosfera” da parte della rivista di analisi internazionale “Limes”: trattasi di un’idea potente ed evocatrice più che di una realtà geo-politica già operativa, con cui si vorrebbe rimettere insieme i pezzi dell’ex impero britannnico ma in una versione oggi inevitabilmente a guida americana. Il fatto è che l’“anglosfera” ha emesso finalmente il suo primo vagito con la nascita del Patto di difesa “Aukus” (acronimo di Australia, United Kingdom, United States), e decisione di Canberra, su richiesta di Washington, di stracciare un contratto con la Francia da 50 miliardi di euro per la fornitura di una flotta di sottomarini. Quei fondi andranno all’Aukus per concretizzare un sistema di contenimento anti-cinese nel Pacifico. Pechino sta forse preparando una guerra? Ovviamente no. Ma, pensano gli strateghi “anglosferisti”, una bella pressione militare è un segnale necessario, e potrebbe costringere la Cina a svenarsi nella corsa agli armamenti, magari andando a schiantarsi come accadde all’Urss.

E noi ingenui, che pensavamo che il nuovo ‘rivale sistemico’ dell’Occidente per ‘uncle Joe Biden’, oggi il nemico numero uno dei ‘superiori’ sistemi liberali, andasse contrastato con un’alleanza democratica forte e decisa nel procedere insieme sul fronte della competitività commerciale, tecnologica e digitale. Adesso basta, decreta invece l’uomo della Casa Bianca, il gioco si è fatto duro e dobbiamo avere in campo i nostri duri, con l’Aukus. E che gli alleati europei – inizialmente corteggiati dall’America ‘che torna’ – stiano al loro posto, che già abbiamo fatto loro il favore del ritiro da Kabul. Prima vittima della ‘crisi dei sottomarini’, l’umiliata e furibonda patria di Macron, che esercita un po’ di diplomazia muscolare per salvare l’orgoglio “de la patrie”.

Ma la Svizzera, che c’entra? Ah sì, scusate, la Svizzera. È che una Francia stizzita ha anche deciso di annullare la ‘visita di lavoro’ che avrebbe dovuto introdurre il nostro Guy Parmelin negli scintillanti saloni dell’Eliseo. La ragione? Nella sua caccia al….caccia, Berna – che avrebbe potuto svelenire la tensione con l’Ue – ha snobbato l’Europa e soprattutto l’offerta dell’aereo francese Rafale. Viene preferito l’acquisto di 36 esemplari dell’americano F-35. Che sarà anche la Ferrari dei cieli, ma che ci costerebbe, se tutto va bene, la modesta sommetta di 20 miliardi, fra acquisto e manutenzione. Il fatto è che da inizio anno l’F-35 è al centro di dure polemiche negli stessi Usa in particolare dopo il rilevamento di più di 800 carenze tecniche, di cui 10 a rischio incidenti mortali. Il presidente della Commissione forze armate del Congresso ha sentenziato: ‘Finiamola di gettare soldi in questo pozzo senza fondo’. No, Berna ce li vuole gettare. Ma non è che pensa di assoggettarsi ancora di più al volere di Joe Biden, chiedendo di aderire all’“anglosfera”, con un piccolo sconto sugli F-35 e con relativa deroga alla qualità della lingua di Shakespeare?

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