laRegione
matrimonio-per-tutti-per-un-si-pragmatico
(Keystone)
Commento
 
16.09.21 - 05:300
Aggiornamento : 10:38

Matrimonio per tutti: per un ‘sì’ pragmatico

Dubbi su temi quali la donazione di sperma sono comprensibili. Ma lo Stato deve garantire i diritti, non decidere come dobbiamo stare al mondo

Non ho idee scolpite nel marmo su cosa definisca o meno la famiglia e il diventare genitori, né so quali siano le condizioni migliori – sempre che ve ne siano di univoche, fortuna a parte – per tirar su un pargolo. Dubito però che tra le variabili più importanti vi sia il sesso dei genitori. Sia come sia, il dibattito sul matrimonio per tutti ha poco a che vedere con quel ‘sì, lo voglio’ da concedersi alle coppie gay: a dividere è proprio la questione dei figli, dell’adozione e della donazione di sperma.

Non è una discussione che si possa banalizzare o trattare impugnando una presunta superiorità morale, da una parte o dall’altra. Neppure è giusto ridurre gli argomenti dei contrari a caricatura o vedervi sempre screziature d’omofobia: se tra i figli di coppie omosessuali non si registrano particolari traumi, è anche vero che si tratta di sviluppi relativamente recenti che disorientano una parte della società. L’accesso alla donazione di sperma può sollevare ulteriori preoccupazioni, le stesse che investono molte coppie eterosessuali per le quali è già un diritto, ma non una scelta facile: d’accordo, un genitore è chi ci mette la presenza e la cura, non tanto il semino, ma non possiamo sapere a priori cosa provi ciascuno nel porsi certe domande sulle proprie origini biologiche.

Dubbi legittimi, insomma, anche se la campagna per il no li ha abbassati spesso a pretesto per uno scurrile sanfedismo: quello dei cartelloni coi bambini in vendita, del “genitore 1 e genitore 2”, delle “macchinette donatrici di sperma”, degli omosessuali come “persone che hanno dei problemi con loro stessi” (e chi non ne ha?).

Se sulla coppia e la genitorialità – di qualsiasi genere – son poche le certezze, sarà opportuno affrontare il tema in votazione con un po’ di pragmatismo. Riconoscendo, anzitutto, che in Svizzera già 30mila bimbi vivono con genitori gay, spesso concepiti all’estero. Un ‘no’ non cancellerà questa realtà: cercherà solo di nasconderla sotto a un tappeto, di confinarla a un limbo dove qualsiasi evento – dalla gravidanza alla vedovanza – si deve vivere da cittadini di serie B. Mentre allo Stato, lo ha notato bene la consigliera federale Viola Amherd, “non spetta prescrivere alle persone come organizzare la loro vita privata”. Deve semmai sforzarsi di garantire diritti, doveri e sicurezza anche a queste famiglie.

Né risulta convincente il ‘dove andremo a finire’ delle beghine più garrule, quelle che in caso di sì già paventano uteri in affitto, l’eugenetica o addirittura la poligamia (“per accontentare gli islamisti”, scrive Lorenzo Quadri sul Mattino: deve strafare anche quando altri già la buttano in caciara). Questo referendum riguarda l’accesso al matrimonio, all’adozione e – per le lesbiche – alla donazione di sperma. Su questo, solo su questo si vota. Sul resto si deciderà semmai più avanti, come si è sempre fatto, sicché implicare chissà quale effetto domino riflette la classica fallacia logica della “brutta china”, mentre ulteriori riforme potranno sempre essere sottoposte al giudizio della popolazione.

Insomma, non penso occorra avere convinzioni monolitiche – e neppure una concezione particolarmente idealistica dell’amore come solo mastice del mondo – per essere favorevoli a questa modifica di legge, pensata per adeguare il diritto a una società in trasformazione e rifletterne necessità e aspirazioni. Qualcuno storcerà il naso. Ma le famiglie degli altri non sono affari nostri.

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
18 ore
Salvini e gli effetti del mojito a lungo termine
Batosta elettorale per il leader della Lega, a cui non viene perdonato più nulla. Eppure fino all’estate del 2019 sembrava inarrestabile
il commento
1 gior
Il vistoso fascismo che non esiste
Al posto di abolirli tutti, come chiedono sinistra e sindacati italiani, si potrebbe cominciare con quello che occupa i palchi dei “no vax no pass”
La formica rossa
1 gior
La differenza tra sindacati forti e quelli supini
La polemica sul patrimonio di Unia nasconde in realtà il desiderio recondito di qualcuno di annichilire le ambizioni dei lavoratori
Commento
3 gior
Il giovane Holden, il Ticino Club e ‘allora le foibe?’
Molino, lavoro, TiSin: a ogni casino che scoppia in questo cantone, i responsabili rispondono parlando d’altro
Commento
4 gior
Il ‘Back in the U.S.S.R.’ di Morisoli e Pamini
Il piano quinquennale dell’Udc: ridurre le tasse ai più abbienti e raggiungere l’equilibrio fiscale a suon di tagli. Ipocrisia? No, lotta distributiva
La formica rossa
5 gior
La volpe, il principe e la truffa del falso nipote
Una storia triste che dimostra come in Ticino, quando si affaccia un emulo di Tewanna Ray, c’è sempre qualcuno che ci casca
Commento
6 gior
I luoghi comuni certificati Unesco
La lista dei patrimoni immateriali era nata per salvare culture morenti, ma da qualche tempo entrano pizze, tango, baguette e chiacchiere all’aperto
La formica rossa
6 gior
Calo demografico, parlare di salari è così brutto?
Di soluzioni dalla politica se ne sentono di ogni: fantasiose o più concrete. Basterebbe pagare stipendi dignitosi, al netto di tante chiacchiere
IL RICORDO
1 sett
Il ‘monello’, uno degli ultimi tenori
Alex Pedrazzini ha dato il meglio di sé come consigliere di Stato, alla testa del Dipartimento delle Istituzioni
Commento
1 sett
‘Sciur padrun’ di ieri e di oggi
Dalle mondine in poi i tempi non sono cambiati. Non quando si parla di lavoro e salari degni come capita nel Mendrisiotto
© Regiopress, All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile