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15.09.21 - 23:39
Aggiornamento: 16.09.21 - 08:00

Matrimonio per tutti: due voci a confronto

I consiglieri nazionali Alex Farinelli (Plr, favorevole) e Marco Romano (Ppd, contrario) dialogano sulle implicazioni della modifica di legge

Il 26 settembre si vota sul ‘Matrimonio per tutti’. Con un ‘sì’ al referendum, il superamento delle unioni domestiche registrate concederebbe ai partner omosessuali che volessero sposarsi nuovi diritti: naturalizzazione agevolata per gli stranieri coniugati con cittadini svizzeri, adozione congiunta (ora si può solo adottare il figlio del partner), accesso alla donazione di sperma per le coppie lesbiche. In Europa occidentale il matrimonio omosessuale è ancora negato anche in Italia, Grecia e Liechtenstein. Ma al centro del dibattito sono anzitutto procreazione assistita e adozione, come vediamo coi consiglieri nazionali Alex Farinelli (Plr, favorevole alla modifica di legge) e Marco Romano (Ppd-Il Centro, contrario).

Quali sarebbero le conseguenze del Matrimonio per tutti?

Romano: Ogni discriminazione o problema potevano e dovevano essere risolti nel quadro dell’Unione domestica registrata. Di fatto, si elimina dal contesto giuridico svizzero la figura del padre e si introduce per legge il “diritto ad avere un figlio”, cose delle quali peraltro nell’originario progetto del 2013 neppure si parlava. Il “sorgere della filiazione” è stralciato dal Codice civile perché con la donazione del seme si riduce il padre a una macchina donatrice di sperma. Allo stesso tempo, il diritto ad avere un figlio, anche per chi ne è biologicamente impedito, finisce per prevaricare i diritti del figlio stesso, in primis quello di sapere chi lo ha generato, che gli sarà garantito solo a 18 anni con pericolose conseguenze per il suo sviluppo.

Farinelli: Io penso invece che si stiano semplicemente riconoscendo alle coppie omosessuali gli stessi diritti che spettano già a quelle eterosessuali. La fecondazione assistita e l’adozione – già accessibili alle coppie etero – non fanno sparire la figura del padre, perché ciascun genitore è tale in ragione di ciò che riesce a garantire a suo figlio in termini di educazione, sostegno, protezione, affetto. Non si sta imponendo nulla alle coppie eterosessuali o al resto della società, dunque non sarà certo questa legge a cancellare dal contesto giuridico e sociale elvetico mamme e papà.

Fecondazione assistita e donazione del seme: una questione di uguaglianza con le coppie etero o un eccesso di diritto?

Farinelli: Questione di uguaglianza nei propri diritti e libertà, oltre che di pragmatismo. Si tratta infatti di pratiche già permesse alle coppie eterosessuali in Svizzera, alle quali le coppie omosessuali accedono andando all’estero. Con una differenza fondamentale: se si va altrove il quadro giuridico non è quello svizzero che garantisce la possibilità di conoscere il padre biologico a 18 anni.

Romano: È pericoloso pretendere che il sistema giuridico tratti cose diseguali in maniera uguale. Il diritto per le coppie eterosessuali c’è, ma solo in caso di infertilità o rischio di gravi malattie. E questo è scritto chiaro e tondo nell’Articolo 119 della Costituzione. Ora invece si vuole estendere questa possibilità a coppie che non possono concepire perché dello stesso sesso. Non si tratta di una discriminazione del diritto ma di una differenza naturale, quindi semmai si sta dando un diritto in più alle coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali. L’argomento del turismo del seme è pericoloso, perché con lo stesso possiamo aprire subito anche all’utero in affitto, la mercificazione della vita.

30mila bimbi in Svizzera vivono già con genitori gay: stanno peggio degli altri e di chi cresce in orfanotrofio?

Romano: Assolutamente no, lungi da me sostenere una cosa del genere. La serenità familiare è anzitutto una questione di affetto e amore che per fortuna non possono essere statuiti per legge. Ma anche se la campagna per il ‘sì’ batte su questo tasto, non è questo l’oggetto della votazione: si sta togliendo priorità ai diritti dei bambini, liberalizzando l’utilizzo della medicina della procreazione. Perché la mancanza di radicamento nella genitorialità d’origine – che la legge vuole negare – e in particolare la perdita del legame con un padre ridotto a mero procreatore a distanza ledono tale diritto.

Farinelli: Si sono svolte decine di studi in materia in tutto il mondo, eppure nessuno di questi ha riscontrato particolari traumi o svantaggi per chi cresce con genitori omosessuali, situazione che come detto in Svizzera riguarda già oggi circa 30mila ragazzi e ragazze. A contare non è il sesso dei genitori, ma il rapporto che si ha con essi: la questione dell’affetto e dell’amore resta centrale eccome per concepire la famiglia. Allo Stato non spetta naturalmente sindacare su questo, ma qui non lo sta facendo, al contrario: si cerca con la legge di creare condizioni quadro favorevoli a tutte le famiglie, invece di imporre ad alcuni di rinunciare a crearne una.

L’impressione è che ci si divida tra chi considera la famiglia come un fatto di natura e chi invece la vede anzitutto come un costrutto culturale e sociale.

Romano: Io non mi spingerei così in là. Certamente è questione di buonsenso rimarcare il dato biologico per commisurarvi il diritto alla riproduzione medicalmente assistita: un’unione tra due uomini o tra due donne non è lo stesso di quella tra un uomo e una donna e questo non lo cambierà nessuna legge. Ma le mie perplessità sono anzitutto sul piano sociale e giuridico. È infatti nel contesto del codice civile che si pretende di passare da madre e padre al più generico ‘genitore’, una marginalizzazione eccessiva del ruolo dell’uomo-padre – tanto decantato nella lotta per il congedo paternità – e una pericolosa tendenza al negare le naturali differenze di genere. Ricordiamoci peraltro delle proporzioni: nel 2020 le unioni registrate sono state poco più di seicento, i matrimoni oltre 35mila.

Farinelli: La mia impressione invece, anche semplicemente leggendo le motivazioni dei contrari nel libretto distribuito dalla Confederazione, è che si contesti radicalmente l’idea di estendere la definizione di matrimonio all’unione tra persone dello stesso sesso, impugnando la capacità ‘biologica’ di procreare quale criterio discriminante. Finendo così paradossalmente per discriminare, oltre alle coppie omosessuali, quelle senza figli e chiunque si trovi in unioni non tradizionali. Oggi l’evoluzione sociale impone di tenere conto di tutte queste sfumature, come d’altronde si fa già in gran parte dell’Europa occidentale, negli Stati Uniti e altrove. Rispetto a queste realtà il diritto non può essere subordinato a una concezione per così dire pseudonaturalistica.

Secondo i sostenitori del ‘no’ si inizia con la donazione del seme e si scende subito lungo una china che porta all’utero in affitto, anche se non si tratta di un’ipotesi contemplata dalla modifica di legge. Come sarebbe possibile?

Romano: L’accesso alla medicina riproduttiva per le coppie lesbiche crea un pericoloso precedente, peraltro contrario alla Costituzione. Se si fa dell’avere un figlio un diritto di chiunque, allora anche gli uomini gay denunceranno una reale discriminazione e rivendicheranno l’accesso a pratiche che estendano anche a loro il medesimo diritto, quali appunto l’utero in affitto. Di più: questo diventerà il grimaldello per un ricorso sempre più invasivo alle possibilità della scelta medica, con la (falsa) pretesa ad esempio di avere un figlio sano o di sceglierne perfino alcune caratteristiche fisiche. La procreazione diventerà sempre più la soddisfazione di interessi egoistici.

Farinelli: Ci troviamo di fronte alla classica argomentazione sulla ‘tattica del salame’, ma la legge parla chiaro: qui non si sta concedendo nulla in più di quanto già permesso oggi alle coppie eterosessuali, e in entrambi i casi la donazione di ovuli e la maternità surrogata restano vietati. Se mai un domani si paventasse l’introduzione di queste pratiche – alle quali peraltro oggi, dove sono permesse, ricorrono molte più coppie etero che gay – si potrà naturalmente e giustamente riaprire il dibattito e sottoporre la decisione a una nuova votazione popolare.

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