Commento

Michele Bertini, bici militare? No grazie!

Si sarebbe trovato costretto a correre nella sua posizione di vicesindaco con la strada particolarmente in salita

7 gennaio 2020
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Come non prender atto con un certo rammarico, considerate giovane età, serietà e simpatia, dell’uscita di scena del vicesindaco di Lugano Michele Bertini. Il rumore è quello che fa la porta quando sbatte… Scrive, infatti, chi lascia la scena: ‘Il clima negativo all’interno del partito – soprattutto a Lugano – ha contribuito allo spostamento delle mie priorità’. E lui ha quindi privilegiato l’impegno per la carriera professionale, privata e personale. Come dire: se i rapporti si guastano, ho altro da fare e di certo non casca il mondo sul Ceresio.

Sta di fatto che la sua rapida ascesa alla carica di vicesindaco alle prossime Comunali avrebbe potuto – senza dietro un partito compatto e col rodato Marco Borradori sempre sulla cresta dell’onda e al timone – trasformarsi in un problema. Bertini in aprile si sarebbe trovato costretto a correre nella sua posizione di vicesindaco con la strada particolarmente in salita. E cosa avrebbe fatto se fosse stato ‘degradato’ dalle urne a semplice municipale? Giudici in una situazione quasi analoga abdicò. E la strada in salita è lì da vedere: alle spalle un partito non compatto, scaramucce coi vertici sezionali cittadini e pure cantonali, all’orizzonte validi candidati di lista che gli avrebbero fatto sudare sette camicie.

Plr: in corsa ma senza alleanze!

Ma è anche vero che il Plr di Lugano, da troppo tempo abituato a vincere, da un paio di legislature appare frastornato dalla maggioranza leghista e ora persino assediato dalle congiunzioni altrui: a destra c’è la Lega che corre a braccetto con l’Udc; al centro il Ppd che (col seggio vacante) ragiona su nomi di peso e ha stretto un’alleanza coi Verdi liberali; a sinistra il Ps che andrà alle elezioni di aprile coi Verdi. Ecco dunque che l’unica formazione ‘tradizionale’ che correrà sola soletta sarà il Plr. La sua lista dovrà quindi essere per forza di vera battaglia. Tradotto: gli uscenti (Bertini e Badaracco) hanno poche possibilità di ipotecarla. In un simile contesto, considerate le frizioni che già vi erano state (si sussurra fra lui e Giovanna Viscardi in particolare), Bertini si sarebbe trovato a pedalare in sella alla famosa bicicletta militare. Poi è anche vero che le cronache partitiche del Plr narrano che quando quella bicicletta toccò a Giuseppe Buffi ce la fece alla grande. Bertini, comunque, è giovane, ha tempo. Chissà che, realizzati progetti ai quali in queste condizioni ha preferito accordare la priorità, non torni un domani ad affacciarsi alla politica. Anche perché chi oggi gli fa ombra non è (politicamente) immortale.

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