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11.04.22 - 08:28

Tiziana, nulla è stato vano

di Claudio Mésoniat
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Di Tiziana Mona hanno scritto già su questo giornale due colleghi che condivisero con lei l’epoca pionieristica del tg in lingua italiana nella sede centralizzata di Zurigo. Trascorsi anch’io un periodo di un paio d’anni in quella redazione e fu lì che imparai il giornalismo televisivo impastato con le news, sotto il magistero di Tiziana, Renzo Balmelli e Mario Barino. Furono anni importanti per me, ma ciò non basterebbe a indurmi a chiedere un piccolo spazio su queste colonne per onorare la sua memoria. A spingermi è una gratitudine, proprio solo una gratitudine, sia pur velata di inevitabile tristezza.
Per tornare al primo incontro tra le telescriventi di Fernsehstrasse, fu un impatto ruvido perché quelli erano anni (metà degli 80) dove ancora tutto era politica e nessuno poteva circolare, specie nel nostro ambito professionale, senza recare un’etichetta, ma mentre quella di Tiziana era dichiarata e portata con fierezza la mia, portata con altrettanta fierezza, era ostinatamente non politica (per finire il simpatico Mauro Sannitz escogitò per me il sintagma catto-cattolico).

Bastò qualche mese gomito a gomito con lei per capire che la solida competenza professionale e la passione per il giornalismo in Tiziana prevalevano a tal punto da scacciare l’ombra degli inevitabili pregiudizi e spingerla a concedermi una crescente e forse immeritata fiducia nei compiti e negli incarichi che andava via via affidandomi.

La gratitudine per lei e per la sorte che l’ha messa sulla mia strada è però maturata soprattutto nell’esperienza di questi ultimi anni. Ormai un po’ acciaccati dall’età, ci siamo ritrovati a lavorare, e diciamo pure a lottare, su alcuni temi "di valle" ed è qui che ho riscoperto in lei una curiosità per la realtà, un amore per la cultura, una passione per la giustizia, un attaccamento alla nostra terra non attenuati ma se possibile potenziati dal tempo. Sorpresa a sua volta che anche in me alcune di queste caratteristiche non avessero perso vigore negli anni, Tiziana mi reclutò come sua spalla in qualche impresa che a molti sarà sembrata donchisciottesca ma per noi era troppo bella e giusta per non essere realistica. Qualcuno dirà che la miriade di iniziative cui si era dedicata senza risparmio di tempo e di energie (iniziative che non sto ad elencare, basterebbe riguardare la sfilza di omaggi funebri sui giornali) non hanno spostato le montagne. In realtà le montagne nella sua Leventina stanno bene dove sono, e comunque la fatica per spostare in valle almeno un pezzo di museo (di storia naturale) non è stata vana. Ma nulla è stato vano, tanto meno l’amicizia di cui Tiziana mi ha fatto dono e che, per me, ha un destino aperto.

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