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20.11.22 - 20:14

Bombe sulla centrale di Zaporizhzhia, ‘si gioca col fuoco’

Va in scena un nuovo scambio di accuse fra Mosca e Kiev per le esplosioni nei dintorni della centrale nucleare ucraina

Ansa, a cura di Red.Estero
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Keystone

A Zaporizhzhia "si sta giocando col fuoco". Dopo mesi di ripetuti appelli, il capo dell’Aiea Rafael Grossi alza i toni mentre va in scena un nuovo scambio di accuse fra Mosca e Kiev per le bombe che sono tornate a cadere nei dintorni della centrale nucleare ucraina che riemerge periodicamente al centro del conflitto tra i simboli del braccio di ferro fra l’Ucraina e la Russia.

Le "potenti esplosioni" si registrano in mattinata: le segnala subito anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma lo scambio di accuse è già in corso. L’esercito russo, via comunicato, tuona: "Il regime di Kiev continua le provocazioni al fine di creare una minaccia di catastrofe alla centrale nucleare di Zaporizhzhia", aggiungendo che le forze ucraine hanno lanciato più di una ventina di "proiettili di grosso calibro", esplosi tra i blocchi energetici numero 4 e 5, e preso di mira il tetto di un "edificio speciale".

Kiev da parte sua incalza: "Questa mattina, il 20 novembre 2022, in seguito a diversi bombardamenti russi, si registra che l’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata colpita almeno 12 volte", annuncia Energoatom, l’operatore ucraino che gestisce la centrale situata nella città di Energodar, controllata dai russi, il quale accusa così la Russia di "mettere il mondo a rischio, ancora una volta".

Un copione che si ripete da mesi e con non poche conseguenze. Situata nel sud-est dell‘Ucraina, Zaporizhzhia è la centrale nucleare più grande d’Europa e da marzo è sotto il controllo russo, sebbene il suo funzionamento resti di responsabilità ucraina con lo staff di Kiev in loco per operare l’impianto. E da marzo, il sito è stato più volte obiettivo di bombardamenti. Ogni volta sono partite puntuali le accuse incrociate, così come è scattato sistematicamente l’allarme presso la comunità internazionale che mette in guardia dall’incubo ‘incidente nucleare’: pericoloso per tutti oltre che un ’passaggio’ nell’ambito del conflitto da cui sarebbe anche politicamente difficile tornare indietro.

Ecco allora che l’Aiea torna adesso a mettere in guardia: "Chiunque ci sia dietro, deve fermarsi immediatamente. State giocando con il fuoco!", afferma il suo direttore Rafael Grossi, ribadendo l’appello urgente a Ucraina e Russia a trovare un accordo e implementare una zona di sicurezza e protezione nucleare intorno alla centrale il prima possibile. "Non mi arrenderò fino a quando questo non sarà diventata la realtà", ha aggiunto il capo dell’agenzia atomica che oggi ha sentito al telefono anche il presidente francese Emmauel Macron.

Un capitolo a parte Zaporizhzhia, ma la fotografia di questa guerra a nove mesi dal via di Mosca alla ‘operazione militare speciale’ passa inevitabilmente dall’approvvigionamento energetico per l’Ucraina, con l’esercito russo che continua a prendere di mira infrastrutture cruciali a questo scopo. Sono finora più 4.700 i razzi lanciati dai russi, ha denunciato il presidente Zelensky. Da cui gli appelli a partire - per chi può - dei giorni scorsi, e i consigli su come far fronte ai blackout adesso che l’inverno è ormai arrivato. Intanto le autorità ucraine comunicano i loro bilanci: oltre 8.300 civili uccisi da febbraio, tra cui 437 bambini. I feriti sono 11.000, secondo l’ufficio del procuratore generale ucraino Andriy Kostin.

"Ma il numero reale è molto più alto", poiché "non abbiamo ancora accesso ad alcuni territori occupati", ha aggiunto Kostin in una trasmissione tv. E dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina "sono stati registrati più di 45.000 crimini di guerra e oltre 19.000 crimini contro la sicurezza nazionale", ha aggiunto. Nei territori liberati delle regioni di Kharkiv, Kherson e Donetsk, "solo negli ultimi due mesi, sono stati trovati più di 700 corpi. E quasi il 90% di loro sono civili" ha detto ancora. Kiev ha invece respinto al mittente l’accusa di Mosca di aver giustiziato almeno dieci prigionieri di guerra russi.

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