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05.07.22 - 17:55
Ansa, a cura di Red.Web

‘In montagna d’estate con più prudenza’. E c’è chi chiede regole

Dopo la tragedia sulla Marmolada, si parla dei rischi attuali creati dal cambiamento climatico e della necessità di limiti e restrizioni alla fruizione

"La montagna è viva e in continuo movimento e sarà perciò sempre una zona a rischio. Il resto dipende da noi: chi vuole libertà rinuncia alla sicurezza e viceversa chi vuole sicurezza rinuncia alla libertà". Per l’alpinista altoatesino Christoph Hainz le cose sono chiare. Non esiste e non potrà mai esserci un "bollettino", come quello delle valanghe d’inverno, a indicare il livello di pericolo per le escursioni in quota d’estate. Il climber, che sulle Dolomiti può vantare una quarantina di vie aperte (fino al grado X), conosce molto bene anche la Marmolada, avendola scalata "da ogni possibile versante". Le vittime non hanno sbagliato nulla, è convinto Hainz. "Essere al posto sbagliato nel momento sbagliato viene accettato dalla nostra società nel traffico stradale, ma evidentemente non in montagna", commenta il 59enne di Selva dei Molini. "Noi guide alpine notiamo i cambiamenti e i crolli più di altri e con il ritiro dei ghiacciai alcune creste diventano instabili. Per questo motivo serve più prudenza", spiega l’altoatesino.

La vede così anche il Club alpino austriaco. In alcune zone delle Alpi – a suo avviso – le escursioni in alta montagna in futuro potranno essere effettuate solo in primavera, quando il manto nevoso è ancora più compatto e le temperature più basse. Da tempo le guide alpine locali non offrono più la scalata d’estate del Pan di Zucchero, una vetta di 3’507 metri sul confine tra il Tirolo austriaco e l’Alto Adige, e la via normale sul Grossglockner, la vetta più alta dell’Austria con 3’798 metri, è stata spostata. Nel dibattito interviene anche l’Unione nazionale comuni, comunità enti montani. "Le montagne sono fragili e vi è bisogno di una attenta riflessione sull’accesso e sulla fruizione al tempo del cambiamento climatico", afferma Marco Bussone, presidente dell’Uncem. "Vanno messi precisi limiti e anche restrizioni alla fruizione. In certe aree complesse, in certi periodi dell’anno, non si va. Se la montagna non è un parco giochi, e Uncem da sempre crede non lo sia, mettiamo delle regole".

Il governatore Arno Kompatscher, da parte sua, ribadisce che "la montagna resta aperta e che è di tutti. Con i cambiamenti climatici causati negli ultimi 100 anni dall’uomo, servirà però ancora più prudenza". Secondo il presidente della Provincia autonoma è sbagliato "caricare ora tutta la responsabilità sulla politica, serve comunque sempre anche la responsabilità individuale e chi va in alta montagna affronta un rischio diverso di chi passeggia in città". Anche in passato, fa presente, sono stati cambiati i tracciati di sentieri diventati troppo pericolosi.

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