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Che cosa ne sarà di lui?
20.06.22 - 09:03
Aggiornamento: 17:08
Ats, a cura de laRegione

Estradizione di Assange, Governo australiano diviso

Quale aiuto offrire al loro cittadino dopo la decisione del Regno Unito? All’interno del partito non c’è unanimità

Il partito laburista australiano, salito al governo dopo le elezioni di un mese fa, è diviso sul possibile aiuto da conferire al concittadino Julian Assange, dopo la decisione del Regno Unito di approvare la sua estradizione negli Stati Uniti.

A quanto riferisce oggi il quotidiano The Australian, il vice primo ministro Richard Marles ha frenato le aspettative sul livello di supporto che Assange e i suoi sostenitori si possono aspettare dal Governo di Canberra. "Questa è una questione che riguarda il Regno Unito. Come con ogni altro cittadino australiano soggetto a procedimenti giudiziari all’estero, gli sarà fornita assistenza consolare", ha dichiarato.

I sostenitori di Assange, tra cui diversi parlamentari laburisti, hanno invece sollecitato il neo primo ministro Anthony Albanese a fare di più per premere gli Stati Uniti affinché sia abbandonato il caso, che si protrae dal 2010 quando il suo sito WikiLeaks pubblicò un gran numero di documenti e cablogrammi diplomatici trapelati riguardanti le guerre in Afghanistan e in Iraq. Si moltiplicano gli appelli al primo ministro perché sollevi il caso di Assange personalmente con il presidente degli Usa Joe Biden e con il primo ministro britannico Boris Johnson, quando parteciperà la settimana prossima al vertice della Nato a Madrid (Spagna).

Secondo l’ex ministro degli esteri laburista Bob Carr, Albanese dovrebbe persuadere il presidente Biden a liberare Assange, allo stesso modo in cui il suo predecessore Barack Obama aveva graziato Chelsea Manning, che aveva passato a WikiLeaks informazioni classificate quando era un analista di intelligence dell’esercito degli Usa.

Secondo il ministro del lavoro Tony Burke la posizione del governo è che la causa è andata avanti troppo a lungo e che "sono in corso conversazioni". "Non intendiamo condurre diplomazia con il megafono (...). La questione deve essere portata a conclusione (...). L’Australia non è parte del procedimento e ciascun paese ha il suo sistema legale", ha dichiarato.

"Continueremo a esprimere le nostre aspettative che al signor Assange sia accordato il diritto a un giusto processo, a un trattamento umano ed equo, assistenza medica appropriata e accesso al suo team legale", dichiarano in un comunicato congiunto i ministri degli esteri Penny Wong e della giustizia Mark Dreyfus. "Il Governo australiano è stato chiaro nella nostra posizione che il caso del signor Assange si è trascinato troppo a lungo e che deve essere portato a conclusione", ha aggiunto.

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