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Il missile balistico è in grado di lanciare anche ordigni nucleari
20.04.22 - 20:42
di Alberto Zanconato, Ansa

Putin testa il super missile, ‘è per chi ci minaccia’

Si chiama Sarmat ed è in grado di colpire obiettivi a migliaia di chilometri di distanza. Gli Usa ridimensionano: ‘È un’operazione di routine’

Mosca testa un nuovo missile intercontinentale, che secondo Vladimir Putin garantirà la sicurezza della Russia "contro le attuali minacce". L’Ue, risponde da Kiev il presidente del Consiglio Charles Michel, farà "tutto il possibile" per far "vincere la guerra" all’Ucraina. La voce delle armi copre ormai quella di chi auspica una soluzione diplomatica, evocando gli spettri di uno scontro globale, mentre i negoziati russo-ucraini sembrano arenarsi. E la pericolosità del momento è confermata dalla richiesta del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres di incontrare urgentemente Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Quasi due mesi dopo l’inizio del conflitto, anche ai vertici del potere a Mosca qualcuno accetta l’idea che si è trattato di un "catastrofico errore", secondo quanto scrive la Bloomberg dopo avere parlato con una decina di figure a "conoscenza diretta della situazione". Ma secondo le stesse fonti non c’è "nessuna possibilità" che Putin faccia marcia indietro, anche perché gli ambienti del potere e la popolazione continuano in maggioranza a sostenerlo. Al capo del Cremlino non resterebbe dunque che andare avanti per non accettare una ritirata che gli farebbe perdere la faccia mettendo a rischio il suo stesso potere. Mentre l’Occidente non intende indietreggiare nel sostegno militare a Kiev, ipotizzando che ciò favorisca una sconfitta russa sul campo. La ricetta perfetta per un possibile allargamento del conflitto.

Il segretario dell’Onu cerca una mediazione

Conscio dei rischi, Guterres ha preso l’iniziativa inviando due lettere a Putin e Zelensky in cui ha chiesto di essere ricevuto a Mosca e Kiev. Sulla sua mediazione si incentrano ora le speranze di uno sblocco dello stallo, mentre segnano il passo le trattative sponsorizzate dalla Turchia e la disponibilità nuovamente espressa da Israele di ospitare un incontro al vertice tra i due nemici appare come un auspicio ideale senza troppe speranze concrete. Mosca ha annunciato di avere consegnato venerdì a Kiev una bozza d’accordo e che ora "la palla è nel campo ucraino". Ma Zelensky, in conferenza stampa con Michel, ha risposto di non vedere alcuna palla, perché "il Cremlino sta giocando da solo" e "non è in grado di proporre veri accordi".

Difficilmente, in effetti, le proposte di Mosca possono fare da base per una trattativa efficace. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, non ha reso noto direttamente il contenuto della bozza, ma ha affermato che al centro dei negoziati, oltre alla neutralità dell’Ucraina, rimane il "riconoscimento delle attuali realtà territoriali, comprese l’appartenenza della Crimea alla Russia e l’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk". Niente da stupirsi se Kiev fa resistenza. O, nelle parole della stessa Zakharova, "rifiuta di assumere un approccio costruttivo". Ma la portavoce stigmatizza anche il sostegno militare all’Ucraina dei Paesi Nato, accusandoli di voler fare proseguire la guerra.

In questo clima poco adatto al dialogo si inserisce l’annuncio del test del missile balistico intercontinentale Sarmat che, lanciato dalla base di Plesetsk, 800 chilometri a nord di Mosca, ha sorvolato gran parte dello sterminato territorio russo per colpire il bersaglio assegnato a Kura, nell’Estremo Oriente. La nuova arma, ha affermato Putin, "farà riflettere coloro che stanno minacciando la Russia". Il Pentagono ridimensiona il significato del lancio dal punto di vista militare, affermando che non si tratta di una "minaccia" ma di un’operazione di "routine". Ma è difficile ridimensionare le parole di Putin, che sembrano imbevute della tradizionale sindrome russa dell’assedio e riflettere il sospetto che attraverso la sconfitta in Ucraina qualcuno punti alla sua eliminazione politica. Il leader del Cremlino non può avere dimenticato le parole di Joe Biden il mese scorso a Varsavia: "Quest’uomo non può restare al potere".

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