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16.08.21 - 21:17
Aggiornamento: 21:56

Ad Haiti 1'300 morti. Criminali dirottano gli aiuti

Arrivano i primi soccorsi, ma con grande difficoltà per via delle bande armate. Ora il Paese teme anche una tempesta tropicale

Ansa, a cura de laRegione
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Haiti devastata dal terremoto (Keystone)

È una corsa contro il tempo per i soccorritori che scavano senza sosta tra le macerie ad Haiti per cercare di localizzare possibili sopravvissuti al devastante terremoto di magnitudo 7.2 che ha colpito il Paese caraibico, dove già si contano 1300 morti, 5.700 feriti e migliaia di dispersi.

Un bilancio ancora provvisorio e destinato a peggiorare quello fornito dalla Protezione Civile. Il timore è che la situazione possa ulteriormente aggravarsi con il passaggio sull'Isola Hispaniola della tempesta tropicale Grace che, sebbene abbia perso potenza trasformandosi in depressione tropicale, porta con sé venti e piogge battenti. Il primo ministro Ariel Henry ha dichiarato lo stato d'emergenza che resterà in vigore per un mese in un Paese già gravemente provato da una profonda crisi civile e politica culminata un mese fa nell'uccisione del presidente Moise.

La solidarietà

Sono tre, in particolare, le province più martoriate dal sisma: Nippes, Grand Anse e Sud. Un territorio sul quale vive il 16% del totale della popolazione haitiana. La solidarietà della comunità internazionale comincia a manifestarsi, con l'arrivo dei primi aerei con aiuti umanitari nell'aeroporto della capitale, Port-au-Prince. Il trasferimento degli aiuti alla popolazione, però, si sta mostrando più difficile del previsto, a causa dell'azione di bande armate che controllano a Martissant il passaggio lungo l'unica statale che collega la capitale alle zone terremotate.

È per questo che Bruno Maes, responsabile ad Haiti dell'Unicef, l'organismo dell'Onu per l'infanzia, ha rivolto un appello per l'apertura di un corridoio umanitario che permetta l'affluenza in sicurezza di aiuti alimentari e sanitari attesi dalla popolazione che ha perso tutto nel sisma. "Speriamo davvero - ha sottolineato Maes - che i gruppi armati permettano a questi aiuti umanitari di raggiungere le persone il prima possibile".

Le difficoltà

Finora l'Unicef è riuscita a inviare un container con forniture mediche nel sud di Haiti, ma sia questa sia altre agenzie specializzate hanno pronti carichi di aiuti che devono raggiungere al più presto Les Cayes e le altre aree terremotate. Jerry Chandler, direttore generale della Protezione civile di Haiti, ha dichiarato da parte sua che "le autorità lavorano per abilitare un transito sicuro attraverso l'accesso Martissant", ma ha ammesso che "per il momento il governo sta inviando la maggior parte degli aiuti tramite elicotteri, aerei e navi".

Alcuni media haitiani hanno riferito che i gruppi armati avrebbero manifestato disponibilità per una tregua per permettere il passaggio gli aiuti umanitari, ma per il momento di questo non vi è alcuna conferma ufficiale. Haiti ancora non si è rialzata dal catastrofico terremoto del 12 gennaio del 2010 che ha lasciato dietro di se 230.000 morti e 220.000 feriti. Sembra sempre più difficile che possa farlo ora, se non con la solidarietà della comunità internazionale come invocato da Papa Francesco.

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