laRegione
28.04.21 - 20:01

Cipro ancora divisa, l’Onu ci riprova

Colloqui serrati (e informali) a Ginevra. La Turchia spinge per la soluzione dei due Stati, ma Nicosia chiude prima ancora di cominciare

Ansa, a cura de laRegione
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Una manifestazione per la pace e l’unità a Cipro (Keystone)

Cipro ci riprova. Dopo quasi mezzo secolo di divisione dell'isola, riparte il dialogo sotto l'egida dell'Onu per cercare una soluzione a uno dei più antichi conflitti congelati del mondo. A Ginevra, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guteress, è tornato a riunire i vertici delle comunità greca e turca - il presidente cipriota Nikos Anastasiades e il leader dell'amministrazione del nord, sostenuta da Ankara, Ersin Tatar - e i tre Paesi garanti, Turchia, Grecia e Regno Unito, rappresentati dai rispettivi ministri degli Esteri. "Colloqui informali", hanno precisato le diplomazie, riaffermando ancor prima di cominciare tutti gli ostacoli alle trattative. "Il segretario generale è realistico. Lo scopo di questo incontro - ha spiegato il portavoce di Guteress - sarà determinare se esiste un terreno comune perché le parti possano negoziare una soluzione duratura".

Dall'ultimo fallimento in ordine di tempo, quello dei negoziati a Crans Montana, nelle Alpi svizzere, sono trascorsi quasi 4 anni. Un periodo nel quale le posizioni sulla separazione dell'isola, iniziata nel 1974 con l'invasione militare di Ankara in risposta a un tentativo di golpe filo-greco, si sono ulteriormente irrigidite.

Linee inconciliabili

La svolta è soprattutto sul fronte turco, dove Tatar ha preso il posto del moderato Mustafa Akinci. La nuova linea è stata tracciata mano nella mano con Recep Tayyip Erdogan sulla sabbia di Varosha, riaprendo unilateralmente dopo 46 anni il quartiere-fantasma della città costiera Famagosta, un tempo gioiello del turismo locale. Uno strappo accompagnato dall'annuncio della nuova strategia: "due popoli e due stati". Una posizione "inaccettabile" per Nicosia, secondo cui l'unica strada percorribile conduce verso una federazione bicomunitaria e bizonale. Approcci apparentemente inconciliabili. Eppure Guteress, che il dossier cipriota lo conosce bene, non molla. Il futuro dell'isola resta legato agli equilibri più vasti della regione.

La premessa è stata il ritorno al dialogo tra Ankara e Atene, che a gennaio, pur tra molte tensioni, hanno ripreso dopo cinque anni i colloqui sulle dispute bilaterali, tra cui la sovranità sulle risorse energetiche del Mediterraneo orientale. Sullo sfondo resta il ruolo dell'Ue, che non partecipa agli incontri ma ha affrontato la questione anche nel recente vertice dei suoi leader con Erdogan. "Un fallimento" dei colloqui, ha avvertito il capo della diplomazia cipriota Nikos Christodoulides, sarebbe "negativo per tutte le parti coinvolte". Ma per il momento, il vero obiettivo è rilanciare il dialogo.

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