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Soldati pro-russi dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk (Keystone)
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19.04.21 - 17:43
Aggiornamento: 18:18
di Giuseppe D'Amato

‘L'invasione dell’Ucraina è un grande bluff dei russi’

Dmytro Durnev, reporter nel Donbass: ‘Non è il momento per motivi politici, climatici ed economici. Mosca fa pressioni solo per avere vantaggi negoziali’

 “I russi stanno bleffando: creando artificialmente una crisi sperano di ottenere vantaggi negoziali a danno dell’Ucraina”. Dmytro Durnev è uno dei più autorevoli corrispondenti della guerra in Donbass con pubblicazioni in diversi Paesi europei. Fa parte dei quasi due milioni di sfollati dall’area del conflitto, scoppiato nella primavera del 2014.

“Il portavoce del Cremlino – esordisce al telefono da Kiev l’autore del libro “Imbroglio slavo” – adesso parla di de-escalation dopo che, per settimane, ha raccontato dell’escalation al confine occidentale russo. Gli unici che non abbiamo capito cosa sta succedendo, allora, siamo noi. È da oltre sette anni che va avanti il conflitto in Donbass. Sempre con le stesse dinamiche, se non si considerano gli scontri in campo aperto dell’estate 2014 e del febbraio 2015. Ossia sparatorie sporadiche, azioni diversive con posizionamento di campi minati, utilizzo di cecchini, imboscate. Lungo la linea del fronte, che si estende per 400 chilometri, vi sono punti di osservazione, distanti circa mille metri tra loro, con ognuno 4-5 militari. In totale sono schierati più o meno trentamila uomini da ambo le parti. La Repubblica popolare di Donetsk (Dnr) e la Repubblica popolare di Lugansk (Lnr) (le due repubbliche filorusse, ndr) hanno 650 carri armati, un numero una volta e mezzo superiore a quelli degli ucraini, artiglieria e tutto quello che serve per difendersi. Il loro vero grande deficit è la mancanza di fanteria motivata. Kiev, invece, può mobilitare in poche ore fino a 350mila uomini ben addestrati per difendersi, non per attaccare. Per tale scenario non ha i mezzi”.

Perché la Russia ha ammassato così tante forze alla sua frontiera occidentale?

“A differenza che in passato la propaganda federale mostra in ogni salsa le sue unità. In passato una cosa del genere era impensabile. Sembra semmai una dimostrazione di forza. Strana è anche la tempistica: questo non è il periodo per lanciare un attacco. Abbiamo una primavera piena di pioggia, i campi sono dei pantani, gli alberi sono spogli. L’isteria mediatica delle tivù russe è incominciata a metà marzo. Si è tentato di istigare la paura che il giorno dopo sarebbe iniziata la guerra. La realtà è forse un’altra: da gennaio Mosca ha perso i suoi referenti in Ucraina. Il presidente Zelensky ha bloccato il loro business, ha chiuso le televisioni che trasmettevano propaganda filo-moscovita, ha isolato il partito parlamentare filo-russo”.

Le minacce delle istituzioni federali contro Kiev sono assai pesanti.

“Prima certe cose le diceva solo l’ultranazionalista russo Zhirinovsky. Adesso dei ministri sono arrivati al punto di minacciare di distruggere lo Stato ucraino. Chissà vogliono impaurire il presidente Zelensky e costringerlo ad applicare gli accordi di Minsk secondo l’interpretazione del Cremlino.
Ma l’Ucraina non si sente sconfitta: i russi hanno al massimo conquistato Debaltsevo (cittadina del Donbass) e non Kiev. E poi per un’invasione, che avrebbe dei costi umani spaventosi, dove prenderebbero i soldi?”

Ci possono essere altri obiettivi per una strategia di più lungo raggio sotto questo bluff?

“L’élite russa al potere inizia ad essere anziana. Forse spera di ricreare una mini-Urss, costringendo l’Ucraina a darsi prima una struttura federale. Ora tentano la strada delle minacce e dell’intimidazione”.

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