Estero

La sfida di Mosca: Berlino sta bluffando

La Russia non crede all'intenzione tedesca di sospendere il progetto Nord Stream 2 dopo l'avvelenamento di Aleksei Navalny

8 settembre 2020
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L'Onu ha chiesto alla Russia un'indagine "completa" e "imparziale" sul grave malore che ha fatto a lungo temere per la vita di Aleksei Navalny. Secondo il governo tedesco, le analisi dimostrano senz'ombra di dubbio che l'avversario numero uno di Putin è stato avvelenato con una neurotossina del tipo Novichok e i sospetti si concentrano inevitabilmente sul Cremlino

Mosca però respinge tutte le accuse e contrattacca: "Berlino sta bluffando ed è impegnata in qualche pastrocchio politico", ha dichiarato oggi la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, chiedendo alla Germania di "mostrare le carte" e annunciando che l'ambasciatore tedesco è stato convocato al ministero degli Esteri di Mosca.

Le neurotossine del gruppo Novichok furono sviluppate in Unione Sovietica negli anni '70 e '80 e secondo Londra l'intelligence russa usò una sostanza di questo tipo a Salisbury per tentare di far fuori l'ex spia doppiogiochista Sergey Skripal. La Russia rischia ora nuove sanzioni dai Paesi Ue e Nato e la cancelliera tedesca Angela Merkel non esclude ripercussioni sulla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe raddoppiare il flusso del metano russo che giunge in Germania dal Baltico. Sarebbe un duro colpo per Mosca, la cui economia è già stata messa a dura prova dal crollo del prezzo del greggio.

Secondo il Cremlino, "per ora non ci sono" neanche "i presupposti" per discutere di un congelamento del progetto. Mentre dal ministero degli Esteri russo sottolineano di attendere dalla Germania "tutte le informazioni disponibili" sul caso Navalny, "sia i risultati dei test della Bundeswehr sia alcune 'prove' che il ministero degli Esteri tedesco ha".

Ma, al di là delle parole, la Russia appare restia a investigare sul malore di Navalny. Mosca continua a mettere in dubbio che si sia trattato di avvelenamento e ribadisce che i medici dell'ospedale russo di Omsk, dove Navalny è stato ricoverato per un paio di giorni prima di essere trasferito alla clinica Charité di Berlino, non hanno trovato tracce di tossine. Molti però pensano che dietro questa versione dei fatti ci sia lo zampino del Cremlino e gli alleati di Navalny sospettano che l'oppositore sia stato avvelenato con una tazza di tè che ha bevuto all'aeroporto di Tomsk prima di salire su un aereo e collassare.

La responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, oggi non ha potuto fare a meno di rimarcare come "il numero di casi di avvelenamento o di altre forme di assassinio mirato di cittadini o ex cittadini russi negli ultimi due decenni sia profondamente inquietante" e ha esortato Mosca a svolgere un'indagine "completa e trasparente, indipendente e imparziale" sul caso di Navalny. "Non basta limitarsi a negare che sia stato avvelenato", ha dichiarato Bachelet, aggiungendo che, viste le tante aggressioni subite in passato, Navalny "era chiaramente una persona che aveva bisogno di una protezione statale, anche se era una spina nel fianco del governo".

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