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Keystone
03.09.20 - 21:14

Mosca respinge le accuse su Navalny, ‘sanzioni assurde’

In Germania si evoca il ‘congelamento’ del metanodotto Nord Stream 2. L’Ue: inchiesta trasparente e indipendente.

Mosca – La Russia di Putin nega ogni responsabilità sull'avvelenamento di Aleksei Navalny e sostiene che non ci siano motivi per imporle nuove sanzioni. Ieri il governo tedesco ha annunciato che il più agguerrito tra gli avversari politici di Vladimir Putin è stato avvelenato con una neurotossina della classe Novichok, sviluppata in Unione Sovietica negli anni '70 e '80: la stessa che secondo Londra fu usata due anni fa dagli 007 russi per tentare di uccidere l'ex spia doppiogiochista Serghiei Skripal.

Per Angela Merkel, i test effettuati in un laboratorio militare tedesco hanno fornito "una prova inequivocabile" sulla sostanza. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e molti altri Paesi occidentali pretendono ora delle spiegazioni dal Cremlino e l'Ue ha esortato le autorità russe a condurre un'inchiesta "trasparente e indipendente" sulla vicenda.

Da Mosca però rispondono di non saperne nulla, invitano "i partner in Germania e in altri Paesi europei" a non trarre conclusioni affrettate e, senza addurre alcuna prova, ipotizzano che il caso Navalny non sia altro che un complotto internazionale per mettere all'angolo la Russia.

"Non posso escludere" che si tratti di una provocazione dei servizi segreti occidentali, ha detto il capo dell'intelligence russa all'estero (Svr), Serghiei Narishkin. Il Cremlino ha sempre respinto le accuse rivoltegli: dal sostegno militare ai separatisti del Donbass all'uccisione con una tazza di tè al polonio dell'ex spia Aleksandr Litvinenko.

Anche Navalny potrebbe essere stato avvelenato con una tazza di tè: il dissidente è infatti collassato su un aereo il 20 agosto dopo aver bevuto un tè nero all'aeroporto di Tomsk, in Siberia. I medici dell'ospedale russo di Omsk, dove Navalny è stato inizialmente ricoverato, dicono di non aver trovato tracce di veleno. Ma ora che l'oppositore è a Berlino, ricoverato in coma farmacologico alla Clinica Charité, le analisi mostrano risultati ben diversi e rafforzano inevitabilmente i sospetti che dietro l'avvelenamento possa esserci il Cremlino.

Merkel ha fatto sapere che il materiale a disposizione del governo tedesco sarà fornito agli alleati della Nato e dell'Ue e che "sarà discussa un'appropriata risposta comune" in base a come la Russia gestirà il caso. Sono quindi possibili nuove sanzioni contro Mosca, ma l'Ue sottolinea che "prima deve essere lanciata un'inchiesta che porti a dei risultati e riveli chi è il responsabile" dell'avvelenamento di Navalny e "poi si può decidere quali passi prendere". "Vogliamo che l'inchiesta sia trasparente e indipendente", ha spiegato Peter Stano, portavoce dell'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, precisando che indagare "è interesse della Russia" visto che "l'incidente si è verificato sul suolo russo e nei confronti di un cittadino russo".

Da parte sua l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) sottolinea che qualsiasi avvelenamento con un agente nervino "è considerato uso di armi chimiche" ed è quindi una violazione del diritto internazionale. Il Cremlino però si dice innocente. "Sceglierei attentamente le parole quando si parla di accuse contro lo Stato russo perché non ci sono imputazioni al momento", ha detto il portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

L'eventualità di nuove misure restrittive ha però messo sotto pressione l'economia russa, ha fatto perdere terreno al rublo e ha avuto ripercussioni negative sulla Borsa di Mosca. A Berlino c'è persino chi ipotizza di congelare la costruzione del Nord Stream 2, il metanodotto che dovrebbe raddoppiare il flusso del gas russo verso la Germania attraverso il Baltico. "Serve una forte risposta europea che Putin capisca: l'Ue dovrebbe decidere congiuntamente di fermare il Nord Stream 2", ha twittato Norbert Roettgen, capo della commissione parlamentare tedesca per gli affari esteri. Il progetto, inviso agli Usa e ad alcuni Paesi Ue, è però già stato completato per oltre il 90% e questo potrebbe complicare i piani di Roettgen.

 

 

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