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(Keystone)
Economia
07.04.21 - 17:280
Aggiornamento : 19:20

Fmi: finora la Svizzera ha gestito bene la pandemia

Il Fondo monetario internazionale per l'anno in corso prospetta una crescita del 3,5% e per il prossimo del 2,8% per la Svizzera

Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) finora la Svizzera ha affrontato bene la pandemia di Covid-19. Per l'anno in corso prospetta una crescita del 3,5% e per il prossimo del 2,8%.

Nel 2020 il prodotto interno lordo (Pil) elvetico si era contratto del 2,9%, meno fortemente quindi di altre economie europee, rileva l'Fmi nella sua valutazione annuale della Svizzera, presentata oggi in una conferenza stampa virtuale organizzata dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (Sfi).

Ad attutire il colpo sono stati in particolare la solidità di partenza delle economie domestiche e delle amministrazioni pubbliche, la competitività delle industrie di esportazione (ad esempio chimica e farmaceutica), il settore finanziario esteso e ben capitalizzato, la ridotta dipendenza dai settori ad alto contatto, il sistema sanitario ben organizzato e le misure di contenimento mirate.

Anche la "rapidità, incisività e sostenibilità" delle misure di emergenza a sostegno di redditi e imprese, pari a oltre il 10% del Pil, è stata determinante per contenere il crollo dell'economia, ha affermato nella conferenza stampa virtuale Mark Horton, capo della delegazione dell'Fmi che ha esaminato la situazione della Svizzera.

Le incertezze restano tuttavia elevate, dominate dalla dinamica della pandemia: gioca un ruolo importante la rapidità con cui viene vaccinata la popolazione e come evolverà la terza ondata. In un modo o nell'altro la crisi lascerà verosimilmente "cicatrici", effetti che resteranno visibili ancora per lungo tempo. Ciò soprattutto in settori in cui la domanda si riprende forse più lentamente (ad esempio ristorazione ed eventi).

Sebbene la disoccupazione, l'indebitamento e le insolvenze non siano aumentati fortemente ciò potrebbe cambiare una volta che termineranno le misure di sostegno della Confederazione. Il fatto che le misure vengano prolungate nel 2021 è giusto, ritiene il Fondo. Tuttavia un maggiore coordinamento tra Berna e i Cantoni potrebbe condurre a soluzioni più efficienti che possono essere attuate più rapidamente.

Considerate le persistenti incertezze e il margine di manovra offerto dalla politica di bilancio, l'Fmi suggerisce di continuare a sostenere la domanda finché la ripresa non sarà assicurata. Anche le misure di sostegno al mercato del lavoro dovute alla crisi vanno mantenute fino alla ripresa durevole dell'economia allo scopo di salvaguardare posti di lavoro. Nel contempo, il Fondo rammenta che un mantenimento prolungato di tali misure di sostegno potrebbero ostacolare adeguamenti strutturali necessari.

Date le prospettive di inflazione ancora modeste, raccomanda inoltre di proseguire la politica monetaria espansiva: in caso di ingenti afflussi di capitali verso la Svizzera e una pressione al rialzo sul franco, questa potrebbe includere anche interventi sul mercato dei cambi. L'Fmi consiglia poi di continuare a monitorare sia l'evoluzione dei prezzi degli immobili sia i controlli e gli ammortizzatori di rischio degli attori del mercato finanziario e, se necessario, di adottare misure tempestive.

Sul lungo periodo il Fondo raccomanda di sostenere una crescita digitale e durevole con misure efficaci e mirate. La Svizzera deve disporre di un piano chiaro e verificabile per attuare la strategia climatica. Per gli investimenti che si renderanno necessari, ad esempio, nel sistema energetico, nel settore dei trasporti e nel risanamento degli edifici, bisognerà sfruttare le sinergie con i programmi in corso e garantire un'elevata efficacia ed efficienza delle spese.

Infine, l'Fmi reputa importante l'attuazione di ampie riforme volte a garantire sul lungo termine la previdenza per la vecchiaia. In particolare, ha rilevato Horton, suggerisce di aumentare più marcatamente l'età di pensionamento, correlandola alla crescente aspettativa di vita. Il Fondo rileva infine che nei rapporti con l'Unione europea "servono progressi per garantire anche in futuro l'accesso al mercato unico".
 
 

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