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Cronache di un creativo declino

Si scrive Collettivo Terry Blue, si legge Leo Pusterla: al Foce l'anteprima di ‘Chronicles of a Decline’, il nuovo album (stasera, 14 aprile, a Lugano)

Leo Pusterla
14 aprile 2023
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Cronache di un declino, o ‘Chronicles of a Decline’, nella lingua di Leo Pusterla. È il nuovo capitolo di vita del ticinese, in uscita il 5 maggio, quando alla Rsi – con quartetto d’archi – si celebrerà dal vivo il ritorno discografico di un Collettivo Terry Blue sempre più cantautocentrico, dove il cantautore e il centro sono entrambi Pusterla. Prima, però, l’ascolto in esclusiva delle nuove canzoni nel concerto di stasera al Foce.

Vuotato il sacco nel mastodontico ‘Only To Be There’, in questo ‘Chronicles’ (abbreviamo, alla Steve Winwood) Pusterla torna minimalista che più minimalista c’è solo il minimalismo: tracce sotto i 4 minuti e poche cose, acustiche e senza click, con la voce di Eleonora Gioveni (da qualche giorno sua sposa) a far da human synthesizer, ‘chicca’ produttiva. «Sono fiero del lavoro fatto sulla voce di Eleonora», spiega Leo. «Volevamo che avesse un ruolo diverso, pienamente compositivo. Abbiamo sperimentato diverse cose, a partire dalla più semplice, appoggiare il microfono sulla gola invece che metterlo davanti alla bocca». Un primo scopo: la creazione di risonanze; un secondo: «Creare qualcosa di riproducibile dal vivo. Di fatto, non ho mixato il disco, abbiamo creato i suoni in studio. E dal vivo sarà così».

Liberi tutti

Le ‘Chronicles’ del Colettivo Terry Blue escono per l’italiana Another Music Records di Andrea Manzoni, cui si deve un’altra delle sonorità nuove: il pianoforte. Suo quello con le corde ‘stoppate’ in ‘Crossing Lines’, che trasformano gli 88 tasti in un’elettrica: «In effetti la canzone nasce alla chitarra, con la medesima ritmica. Andrea ha suggerito di riproporla con una ritmica pianistica, una cosa che sfugge un po’ al tempo». Nel senso che «‘Only To Be There’ fu realizzato lavorando tanto di produzione in studio, agganciati al click, e io avevo bisogno di sentirmi più libero. Mi sono accorto che quello che facevo dal vivo, molto spesso da solo, poteva anche sfuggire alle regole del ritmo, e andava bene così». ‘Chronicles’ non a metronomo dunque. «I puristi se ne accorgeranno, ma credo sia una delle forze del disco».

Il disco lo apre la bella ‘Lausanne’, dove la forza sono le accordature aperte. Come in ‘My Stop’ e nell’assai “cantautorata” (cit. Leo) ‘New Year’s Eve’. «Quando ho conosciuto Andrea, mi ha detto in modo schietto che sarei dovuto tornare a qualcosa di più basico, a un disco sostanzialmente acustico in cui Terry Blue si spostasse leggermente dall’idea di collettivo per diventare cantautore, cosa che non avevo capito di voler fare ma che era necessaria. Quindi svuotare, focalizzare tutto sul testo e sulla voce». E il Collettivo? «Il progetto Terry Blue resta Collettivo nella misura in cui siamo molto fluidi, e fluidi lo siamo sempre stati». Il Collettivo (Mazza, Ros, Zinzi) resta unito anche grazie alla Safe Port Production, l’etichetta di Pusterla, che li vede sempre attivi per progetti di terzi.


Leo Pusterla

London, Uk

I Dire Straits hanno la loro ‘Portobello Belle’, Pusterla ha la sua ‘Portobello Road’, appunti di viaggio londinesi, inconvenienti inclusi (l’aggressione di cui si è raccontato in passato). «Canto anche di quella vicenda, ma in generale del mio approccio con l’Inghilterra, anche se dovrei dire Londra, la sola Inghilterra che conosco al momento, una città che ha un potere ancora tutto da scoprire. ‘Portobello Road’ raccoglie dinamiche lontane e incomprensibili per chi è abituato alla ‘bollicina’ ticinese».

Dall’Inghilterra, Pusterla si è portato un souvenir chiamato The Froot, band di Hull, una quarantina di chilometri dal Mare del Nord. «Sono arrivati mercoledì sera all’una di notte a Lugano, l’unica sera in cui è piovuto in due mesi. Si sono sentiti a casa» (ride, ndr). The Froot seguiranno Pusterla per tutto il tour ticinese, sette date Foce incluso: «La cosa ha creato interesse nei locali ticinesi, la collaborazione da un senso a tante cose fatte, l’ultima alla Straordinaria. È bello constatare che è possibile, nonostante le difficoltà, organizzare una serie di date in Ticino».

Poesia

‘Chronicles of a Decline’ è stato aperto dal singolo ‘Lullaby, 2520’, cupi flash di declino losannese iniziato «al 2520 di uno studentato che pareva un po’ un manicomio», una ninna nanna resa ancor più triste dalla morte dell’amico Chris (quello di ‘To Chris’, brano del novembre 2022). Dentro l’album (sempre entro i 4 minuti) c’è anche il ‘pezzone’, ‘Goodbye Great Master’, un paio di accordi e una storia familiare riassumibile così: «Il Great Master è Philippe Jaccottet, che aveva un rapporto molto profondo con mio padre e fu uno dei primi a riconoscere il talento di quanto da lui scritto. Lo invitò a casa sua in Francia, io ci andai una volta, avrò avuto cinque o sei anni. Non è un caos che ‘The Burning Trees’ (titolo del primo disco, ndr) arrivi da una frase sua». Quando Jaccottet è morto, nel febbraio del 2021, Leo si è chiesto quale figura avrebbe potuto accostare a sé stesso, parlando della sua vita, e non l’ha trovata: «Mio padre ha avuto la fortuna di avere il proprio idolo come maestro e amico, e io nel pezzo dico che non abbiamo bisogno di grandi maestri per dimostrarci quanto valiamo. Però, cavolo, come bello sarebbe averli».


Il primo estratto

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