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Bentornati nel salotto di ‘Confederation Music Sessions’

Con Marco Kohler tra i contenuti della seconda stagione del format Rsi, dal 3 febbraio al 3 marzo, su YouTube, Play Suisse e poi in tv.

Harvey Rushmore & the Octopus, per la prima puntata
(Rsi)
1 febbraio 2023
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Quando: da venerdì 3 febbraio fino a venerdì 3 marzo, una uscita a settimana. Come: di venerdì la session, il lunedì successivo l’intervista, nella medesima ambientazione. Dove: prima su YouTube, destinazione primaria del format; poi su Play Suisse e in tv, nella versione cumulativa performance+intervista, un tutt’uno che andrà in onda in occasione della Giornata della musica svizzera, come già accaduto lo scorso settembre con le puntate della prima serie. Titolo: ‘Confederation Music Sessions’, seconda stagione di appuntamenti live ad alta qualità – sonora e visiva – firmati Rsi. Dietro le quinte, così come al microfono nella versione radiofonica, Marco Kohler. È con lui che – espletati i riferimenti di tempo e di luogo – ci addentriamo nel ‘Chi’…

Squadra che vince...

Si comincia venerdì prossimo con Harvey Rushmore & the Octopus. «Il loro ‘Freedomspacecake’ è uno dei miei dischi preferiti del 2022, fanno un garage-surf-rock assai psichedelico, sia nel suono che nell’estetica». A seguire, Dub Spencer & Trance Hill, padrini svizzeri del dub, la cui produzione è stata «una lettera alla posta, gli unici ad aver portato a termine una take unica, perfetta». E poi Mimoji, gruppo ginevrino, «di base soul ma dalle influenze latin jazz, capoverdiane e brasiliane, senza chitarra, con percussioni, basso, un Fender Rhodes, batteria superfunk e grande voce. Una scoperta». E ancora, Ester Poly, ovvero la batterista jazz sperimentale Béatrice Graf con la partner musicale Martina Berther, bassista di origine engadinese: «Ipnotiche, kraut, spingono al limite l’offerta del duo basso-batteria, con loop station e con spirito punk, potente quanto il loro impegno di attiviste». A compendio, la finestra sulla Svizzera italiana: Monte Mai, trio electro-pop-psichedelico svizzero-caraibico: «Il loro disco, che sta per uscire, è il primo che si aspetta con una certa trepidazione in questo 2023». A proposito delle scelte: «Alla base c’è la qualità, e insieme il desiderio di aprire un ventaglio stilistico nazionale il più ampio possibile, coprendo ovviamente l’intero arco delle regioni linguistiche. Ci manca ancora il romancio, che presto arriverà».

Nick Rusconi alla regia, Riccardo De Giacomi alla fotografia, Luca Pelli al tracking, coadiuvato da Davide Pagano, che si è occupato del mix. Squadra che vince non si cambia: «Era una condizione essenziale, prima di partire, nell’intento di assicurare massima qualità al prodotto, cosa che ci ha garantito l’apprezzamento generale». Il motto sportivo vale anche per le modalità: un mini-set della durata di circa diciotto minuti, senza pubblico, con lo Studio 2 trasformato in salotto. Stessa scenografia, minime novità sia in fase di montaggio che a livello d’illuminazione. C’è già una terza stagione in programma, da registrarsi in ottobre e far uscire nel 2024.

La scena svizzera

Aspettando ‘Confederation Music Sessions’, apriamo in anticipo quel ventaglio di cui sopra. Dove va la musica svizzera, Kohler, stilisticamente parlando? «Da una parte, resta l’ispirazione al mondo anglosassone, che qui replichiamo, che può diventatre un limite, visto che gli anglosassoni lo fanno meglio di noi, ma vedo molta più professionalizzazione nella musica. Kety Fusco che si esibisce alla Royal Albert hall (Elgar Room, 3 marzo) è una buona notizia, e altrettanto il tour in Inghilterra dei Dirty Sound Magnet, rock band romanda. Voglio citare anche The Young Gods, che hanno pubblicato ‘Play Terry Riley in C’, una delle cose più avanguardistiche uscite quest’anno, nonostante l’età non giovanissima della band».

Buone notizie, dice Kohler, che arrivano in tempi più rilassati di un anno fa, che ancora sapevano di restrizioni e insicurezza. Come se la passa la scena svizzera oggi? «Viviamo ora il frutto di quei due anni folli. C’è un vero esubero di produzioni, e di ottima qualità, sono nate tante collaborazioni, proprio per la necessità di fare qualcosa in quei due anni, che ha spinto gli artisti a cercare nuove vie. Oggi raccogliamo i frutti. Il 2022 è stato un anno intensissimo a livello di uscite discografiche in Svizzera, forse come non se n’erano mai viste». Pro e contro di cotanta abbondanza: «Da una parte diventa più facile pescare, per il tanto tra cui scegliere; dall’altra c’è la difficoltà di trovare spazio per tutti. La mia trasmissione radiofonica ne consente 52, le settimane di un anno, non di più». Senza tirare in ballo i latini, meglio così.

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