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13.02.22 - 17:19
Aggiornamento: 17:35

Il San Valentino musicale del Jazz Cat Club

Intervista a Søren Frost che domani al Sociale di Bellinzona porterà lo spirito gioioso del jazz funk con la sua Blackfoot’s Rhythm Gumbo

Blackfoot’s Rhythm Gumbo incarna a perfezione quel rhythm and blues contaminato da venature jazz, soul e funk che è una delle facce più gioiose della musica di New Orleans. La band danese si esibisce domani sera, alle 20.45 al Teatro Sociale di Bellinzona per la stagione del Jazz Cat Club (prenotazioni allo 091 825 48 18). Con Søren Frost, leader della formazione, abbiamo parlato del suo rapporto con New Orleans e dell’amicizia con l’indimenticata Lillian Boutté.

Søren, il tuo nome è strettamente legato a quello di Lillian Boutté…

Sì e ne sono molto fiero. Ho incontrato Lillian per la prima volta a Copenaghen nel 1990. Venni presentato dal mio buon amico Ole Skipper, bassista. Stavano cercando un batterista per alcuni concerti in Thailandia e fui felice di partecipare a quel tour. È stato l’inizio di una grande amicizia musicale e di un legame profondo, famigliare direi. È San Valentino. Che dire? Lillian è stata il mio… San Valentino musicale.

Hai qualche aneddoto che ci possa ricordare quanto speciale è stata Lillian?

Ce ne sarebbero tanti. Mi viene in mente il Capodanno del 1990 a Bangkok, il mio primo concerto con Lillian. Mi promise di portarmi a New Orleans e farmi suonare con Dr. John. Mantenne la promessa nel febbraio del ’93, quando ci ritrovammo ai Dinosaur Studios di New Orleans con suo marito Thomas L’Etienne, Ed Frank e Dr. John per registrare The Jazz Book, uno dei suoi album più belli. Ho poi continuato a lavorare con Lillian per anni, assieme abbiamo fatto un paio di altre registrazioni e un sacco di tour. Lillian mi ha insegnato così tanto su New Orleans, sulla musica e sulla vita in generale… È la mia sorella di New Orleans e le voglio un gran bene.

Søren, com’è successo che un danese si sia innamorato di New Orleans?

Ho visitato New Orleans per la prima volta nel 1992. Non avevo idea di avere così tanto bisogno di un’iniezione musicale. Naturalmente conoscevo i Meters, i Neville Brothers e Dr. John, ma tutto il resto, gli indiani del Mardi Gras, le Brass Band, non facevano parte del mio background musicale. Stare lì per un mese intero, con la madre di Lillian, Gloria, poter esplorare la città, registrare, suonare, ascoltare musica e andare in chiesa la domenica a sentire le messe gospel è stato semplicemente fantastico.

Che cosa ti attira di più di New Orleans?

La spontaneità, quell’atmosfera rilassata che vi si respira, per cui, no problem, in un modo o nell’altro tutto si risolverà. È una cosa molto piacevole. Non per niente New Orleans è stata chiamata ‘The Big Easy’. La storia musicale della città, poi, è davvero eccitante. Ho avuto la fortuna di incontrare e suonare con molti grandi musicisti e brass band e devo dire che imparo cose nuove ogni volta che ci vado. Quanti ricordi! Ho vissuto anche nella ‘Grande Mela’, ma New Orleans è tutta un’altra storia…

Parliamo un po’ della tua nuova band…

Sono molto eccitato, è il nostro primo tour. Suoneremo molti standard di New Orleans e forse qualche pezzo originale, alcuni con la voce, altri senza. La gente si divertirà. Con me ci saranno l’amico di lunga data Ole Skipper al basso, che conosce a memoria i ritmi di New Orleans, e Christian Bundgaard, che è una stella nascente del jazz in Danimarca, pianista e cantante. Non abbiamo suonato spesso insieme quindi ho pensato che sarebbe stato un innesto interessante per la band. Purtroppo, ed è notizia di venerdì, non potrà invece esserci Bjarke Nicolaisen, giovane talento della tromba. È risultato positivo al Covid. Sempre sto maledetto Covid purtroppo, ma ci divertiremo lo stesso.

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