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11.09.22 - 12:12
Aggiornamento: 17:55

Monitoraggio dei ghiacciai: risultati ‘estremi e preoccupanti’

Altri anni come il 2011, il 2015, il 2018 e il 2019 hanno già registrato uno scioglimento molto intenso, ma il 2022 batte tutti i record

Ats, a cura di Red.Web
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Sempre meno neve

I ghiacciai non si sono mai sciolti così tanto come quest’estate e l’acqua persa non tornerà. I primi risultati della Rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri sono "estremi e preoccupanti". Il direttore Matthias Huss è al lavoro sul ghiacciaio di Gries, nelle Alpi vallesane. In mezzo al ghiacciaio, la roccia è visibile in fondo a un crepaccio. Il ghiacciaio sta morendo e presto si dimezzerà, afferma l’esperto. Quest’estate, come da diversi anni, il glaciologo del Politecnico federale di Zurigo e il suo team si sono recati al capezzale di una ventina di giganti di ghiaccio per stabilire un bilancio della loro massa. In altre parole, hanno misurato la reazione diretta dei ghiacciai alle condizioni climatiche dell’estate. Il rapporto completo è atteso per l’autunno, ma le tendenze sono già chiare: "Altri anni come il 2011, il 2015, il 2018 e il 2019 hanno già registrato uno scioglimento molto intenso. L’anno 2022 è davvero diverso e batte tutti i record", aggiunge Matthias Huss, che parla di risultati "estremi e preoccupanti".

Fine coltre di neve

Per stabilire il bilancio di massa dei ghiacciai e il loro stato di salute, il team di scienziati visita la cima di 20 ghiacciai due volte l’anno. La prima misurazione avviene in aprile per conoscere la quantità di neve del ghiacciaio. "Questo strato è importante perché aiuta a nutrire e proteggere il ghiacciaio durante i mesi estivi", ha spiegato Matthias Huss a Keystone-Ats. Una seconda misurazione viene effettuata a settembre per vedere come ha reagito il ghiacciaio durante l’estate.

Già ad aprile, si è capito che la stagione calda sarebbe stata difficile quando ha visto il sottile strato di neve sul ghiacciaio del Gries. A luglio, a 3’000 metri, la neve si era completamente sciolta e il ghiacciaio aveva già perso massa. A settembre, il team ha notato una perdita di 4 metri di neve sulle parti più alte del ghiacciaio. Un record. "È straordinario: si tratta di una perdita due o tre volte superiore a quella degli altri anni", insiste Matthias Huss. Lo stesso vale per il ghiacciaio Findel sopra Zermatt, che si è sciolto di oltre 2 metri a un’altitudine di 3’400 metri, mentre "finora era sempre stato in grado di accumulare neve sufficiente per tutta l’estate". Il ghiacciaio del Corvatsch, nei Grigioni, si è sciolto così tanto da non poter più essere misurato.

Reazione molto lenta

La situazione non può migliorare. Lo scioglimento provoca l’affioramento di rocce che immagazzinano calore e intensificano ulteriormente la perdita di massa. "È difficile vedere questi cambiamenti", afferma Matthias Huss. I ghiacciai reagiscono molto lentamente e i risultati attuali sono la risposta ad azioni intraprese 20 o 30 anni fa. In questo senso, i piccoli ghiacciai sono già condannati", riassume il glaciologo. Ma se reagiamo ora, rispettando le misure previste dall’Accordo di Parigi volte a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, sarà ancora possibile salvare un terzo dell’attuale massa dei maggiori ghiacciai svizzeri.

Oltre a preservare questi gioielli nazionali, i ghiacciai sono anche importanti serbatoi d’acqua. "Una volta terminato lo scioglimento, le estati calde e secche intensificheranno la siccità nei fiumi Rodano e Reno. L’acqua potabile, l’irrigazione, tutto sarà più complicato", avverte Matthias Huss.

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