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Settimane Musicali
22.09.22 - 17:55

Iván Fischer, se nel bis l’orchestra diventa un grande coro

Il direttore magiaro è atteso lunedì 26 settembre alle 19.30 nella Chiesa di San Francesco. In programma Wagner, Ligeti e Beethoven

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Iván Fischer

Lunedì 26 settembre alle 19.30 in San Francesco a Locarno la Budapest Festival Orchestra è ospite delle Settimane Musicali di Ascona, per suonare Wagner, Ligeti e L’Eroica di Beethoven diretta da Iván Fischer. Eroica che col magiaro sul podio crea attesa: spesso a Fischer piace trasformare gli strumentisti che ha di fronte a sé in un coro, cosa accaduta alla Wiener Konzerthaus, quando l’orchestra si è alzata in piedi per intonare una canzone ucraina (Plyve Kacha) per un affettuoso, accorato supporto al popolo offeso dall’attacco militare russo, che ci ha fatto ripiombare tragicamente in un clima da Guerra Fredda. I fuori programma di Fischer includono pure – è accaduto tempo fa – gli orchestrali che dopo gli applausi finali (questa volta, da seduti) intonavano una delle più celebri Danze ungheresi di Brahms, la n.4 in fa diesis minore.

Iván Fischer incarna da anni lo spirito autentico della musica danubiana e dell’Est europeo. Compositore, effervescente animatore culturale (da ricordare le iniziative di rilancio del complesso come i cocoa concerts per bambini e i concerti negli ospedali durante il Covid) è cresciuto in una famiglia di musicisti e intellettuali ebrei. Non solo dirige e partecipa in pieno alla vita musicale, ma scrive musica impegnata e di acceso significato politico. Così nel 2013 ha tenuto a battesimo proprio a Budapest la sua opera The Red Heifer (La giovenca rossa), che è stata vista come una denuncia esplicita contro l’intolleranza verso le minoranze e il ritorno in Ungheria dell’antisemitismo.

Nato in una famiglia d’intellettuali e musicisti ebrei, è cresciuto immerso nel teatro e nella letteratura. Il padre, Sándor, componeva musiche di scena, dirigeva l’Orchestra della Radio e suonava il violino, mentre il fratello Adám (più grande di due anni) si era messo a suonare il pianoforte. "A quel punto non avevo altra chance che continuare a far musica con uno strumento diverso, quindi scelsi d’imbracciare il violoncello" dice.

Direttore autorevole cui piace lavorare con i giovani, per il suo unico concerto in Svizzera porta con sé – a parte l’Eroica di Beethoven e il lirico Idillio di Sigfrido di Wagner – Le Grand Macabre di György Ligeti, compianto musicista ungherese fra i padri della musica del Novecento.

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