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Mario Timbal, direttore della Rsi
01.06.22 - 18:01
Aggiornamento: 18:22
di Giovanni Medolago

Una vexata quaestio: la cultura in tv

Serata Corsi, riflessioni critiche e proposte nel dibattito di martedì 31 maggio con il Consiglio del pubblico

"La cultura alla Rsi": è stato il Rapporto della Corsi, recentemente pubblicato, il vero protagonista dell’incontro organizzato dalla stessa Cooperativa allo Studio 2 della radio a Besso. Le riflessioni del Consiglio del Pubblico (CP) sono state analizzate e discusse in una serata che rappresentava altresì l’esordio di Vanni Bianconi – recentemente nominato responsabile del settore cultura alla Rsi – di fronte al pubblico. Riflessioni, critiche e proposte che sono state commentate da Yvonne Pesenti, responsabile del Rapporto, la quale ha posto subito una doppia "vexata quaestio": che cos’è la cultura e soprattutto come proporla nei diversi canali della Rsi? Quello tradizionale (lineare) e quello in pieno boom, cioè l’offerta on line. Pesenti ha tuttavia evidenziato anche un pericolo: quello di confondere intrattenimento, approfondimento e cultura in senso lato ("Non c’è niente di più insopportabile della leggerezza forzata"). Un calderone in cui la Rsi si è purtroppo bruciacchiata le mani con due exploits – "Turnée soirée" e "Una notte al museo" –, a suo tempo strapazzati da critiche forse sin troppo severe. È però sbagliato – e parecchi dati lo confermano – considerare ancora la cultura come un prodotto destinato a una nicchia. Al contrario, essa rappresenta una risorsa: nel 2020 tormentato dal Covid, il settore ha realizzato il 2,1% del PIL svizzero, segno evidente che c’è un pubblico che la segue e la cerca. Accanto all’informazione, ha concluso Pesenti, la cultura è una pietra miliare della Rsi, un fattore identitario importante in un Paese federalista come il nostro. "La struttura federalista della Ssr – si legge infatti nel Rapporto CP – si fonda sull’identità culturale e linguistica di ciascuna delle sue componenti. La cultura rappresenta un fattore identitario e di coesione di grande rilievo, e detiene perciò anche sotto questo aspetto una funzione primaria nella missione del servizio pubblico radiotelevisivo".

Dal canto suo, il direttor Mario Timbal ha dapprima rintuzzato alcune critiche contenute nel Rapporto Corsi: si poteva far meglio durante la pandemia? Forse, ma eravamo di fronte a una situazione assolutamente inedita quanto drammatica. Si è poi dichiarato fiducioso del futuro Rsi sul web, ipotizzando che "tra dieci anni quasi tutti seguiranno i nostri programmi in digitale, dove si trovano declinazioni diverse e si offre un’allettante trasversalità. Non vedo una guerra tra lineare e digitale: si tratta di mantenere alta la qualità non per un solo pubblico, ma per tanti pubblici che hanno richieste molto diversificate". La nuova rubrica Cliché – ha sottolineato – rappresenta il tentativo di raccontare la difficoltà di giungere a una cultura "alta" attraverso la scoperta, l’approfondimento e la discussione, il tutto con un tocco pop accompagnato dall’assoluta libertà di prendere posizione su questo o quel tema. Sarebbe addirittura velleitario, ha concluso Timbal, cercare di accaparrarsi un nuovo pubblico fedele al lineare.

Infine, ecco Vanni Bianconi, il quale ha ricordato i suoi lunghi trascorsi a Londra e le sue "radici" letterarie. "In questi primi cinque mesi, ho dovuto soprattutto rendermi conto della complessità aziendale", ha esordito suscitando qualche risatina tra il folto pubblico. Bisogna prestare attenzione a vettori e poli d’interesse diversi, ha poi aggiunto citando Simone Weil, sui quali puntare sul territorio senza scadere nel provincialismo, osare la divulgazione senza farne una banalizzazione. Ha anticipato l’idea di qualche nuova rubrica dove sarà importante la commistione di più linguaggi. Insomma, lo sviluppo dell’agognato e sano senso critico costa fatica. Ma la Rsi è pronta a fare la sua parte.

Per chi volesse approfondire il tema, il documento del CP della Corsi è leggibile sul sito di quest’ultima.

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