Ticino

‘Sbagliato il metodo, è una bocciatura del vecchio modo d’agire’

La commissione ‘Formazione e cultura’ condivide il ritiro del messaggio sulla legge scuola dell’obbligo. Piezzi: ‘Ora con Carobbio c’è disponibilità’

Criticità generali e trasversali
(Ti-Press)

La legge sulla scuola dell’obbligo fa un passo indietro per prendere la rincorsa verso una maggiore condivisione. Il Consiglio di Stato ha infatti ritirato il messaggio governativo dopo che la consultazione, aperta negli scorsi mesi, ha evidenziato una serie di criticità generali e trasversali. A chiedere di aprire la consultazione sulla proposta di legge – che prevede, tra le altre cose, l’introduzione del concetto di Istituti scolastici minimi – era stata in giugno la commissione parlamentare ‘Formazione e cultura’. «È un passaggio necessario, che però non era stato fatto – spiega a ‘laRegione’ il liberale radicale Aron Piezzi, presidente della commissione –. Abbiamo accolto favorevolmente la disponibilità immediata della direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) Marina Carobbio ad avviare questa consultazione, coinvolgendo quindi gli attori del mondo della scuola, ma anche i Comuni, che sono toccati direttamente». La commissione ha quindi accolto con favore il ritiro del messaggio. «È un segnale positivo – afferma Piezzi –. Il risultato della consultazione è un riconoscimento a favore del ruolo avuto da Carobbio e del suo nuovo modo di intendere la scuola. Ed è una critica nei confronti delle modalità che erano in voga prima del suo arrivo».

Tra le principali criticità emerse, prosegue Piezzi, «c’è infatti proprio la metodologia con la quale si è arrivati alla presentazione della nuova legge sulla scuola dell’obbligo. Ovvero: la mancanza di un coinvolgimento con il messaggio licenziato a una settimana dalle elezioni cantonali di aprile».

Un’altra modifica controversa, contenuta nella proposta licenziata dal Consiglio di Stato ad aprile, è l’introduzione del concetto di Istituto minimo scolastico. Nello specifico il messaggio governativo ora ritirato prevedeva che per le scuole elementari e dell’infanzia l’accreditamento fosse concesso sulla base di requisiti minimi stabiliti per legge: “Dimensione (2 su 3 dei criteri seguenti: 7 sezioni al minimo, 150 allievi al minimo, popolazione di riferimento di almeno 2’500 abitanti); direttore al 100% con formazione adeguata; infrastruttura scolastica conforme”. Mentre un istituto di scuola media “deve avere un minimo di 200 allievi; deroghe sono concesse in via eccezionale, segnatamente nelle zone rurali, quando il numero minimo di allievi fosse raggiungibile solo allargando eccessivamente il comprensorio”. Per avere un metro di misura, nell’anno scolastico 2021-22 avevano numeri inferiori a questa soglia le sedi di Ambrì (110), Giornico/Faido (170) e Acquarossa (192). «Era un approccio molto rigido legato ai numeri che non tiene conto delle specificità», dichiara il presidente della commissione ‘Formazione e cultura’.

Inevitabilmente ora i tempi si allungheranno, ma questa non è per forza una notizia negativa. «Ora verranno considerati maggiormente, durante i lavori di elaborazione della nuova legge, diversi progetti in atto». Uno su tutti: la sperimentazione per il superamento dei livelli A e B alla scuola media. «Nel messaggio precedente – rimarca Piezzi –, aspetti di questa sperimentazione erano stati inseriti ancora prima del suo avvio. Un mettere il carro davanti ai buoi che non ha funzionato. Avremo quindi tempi più lunghi, ma una proposta di legge più aggiornata con gli sviluppi in atto». In linea di conto rientrerà anche Ticino 2020, il progetto di riforma dei compiti tra Cantone e Comuni. «Qui i dubbi riguardano gli aspetti finanziari, visto che non si sa ancora bene dove si andrà a parare. Potrebbero andare a cadere alcuni contributi ai Comuni per i maestri. C’è chi potrebbe beneficiarne e chi subire il colpo».

«Era un messaggio nato sotto una costellazione negativa. Detto questo, a Marina Carobbio riconosco onestà e franchezza – afferma il leghista Michele Guerra, membro della Scolastica, di cui è stato anche presidente –. Sì è ritrovata a portare avanti un messaggio non suo. Subito si è detta d’accordo con la consultazione e subito, a fronte dei risultati, ha proposto di ritirare il messaggio. Oggi parte quindi un lavoro congiunto che commissione e governo dovranno fare per condividere le soluzioni volte a costruire il futuro della nostra scuola».

Carobbio: ‘Non è un ripartire da zero’

Per Marina Carobbio, alla testa del Decs, «è un messaggio ritirato, ma non si riparte da zero». E chiarisce: «Dall’ampia consultazione con enti e attori del mondo della scuola e Comuni, terminata alla fine dello scorso novembre, sono emerse delle criticità, nonché la volontà di avere una legge unica che riprenda le due leggi settoriali, rispettivamente per la scuola media e per le scuole dell’infanzia ed elementare». Le criticità evidenziate dal messaggio, illustra la consigliera di Stato, «riguardano da un lato il fatto che non si tiene abbastanza conto dei progetti in corso. Per esempio il progetto ‘Ripensare l’inclusione’, che entrerà nella fase operativa dal mese di settembre, e la sperimentazione dei livelli A e B, che terminerà nel giugno 2025». Non solo. «Dall’altro – prosegue Carobbio – concernono delle divergenze di opinione sulla definizione di Istituto minimo a livello comunale o, per quanto riguarda le scuole medie, di numero minimo, ma anche di numero massimo».

Quali dunque i prossimi passi? «Ora – rileva la direttrice del Decs – sarà importante portare avanti questi progetti e modificare le leggi settoriali per poi farle confluire in una legge unica. Un primo passo sarà la presentazione dei risultati della consultazione dell’approfondimento che abbiamo condotto sulla pausa meridiana, che oggi non è applicata da molti Comuni. Rispetto alla definizione di Istituto minimo, terremo conto anche di ciò che emergerà dalla consultazione Ticino 2020». Per arrivare ad avere una Legge unica sulla scuola dell’obbligo, sottolinea Carobbio, «vogliamo continuare a coinvolgere i portatori di interesse lavorando con il mondo della scuola, proprio per costruire dei progetti condivisi che rafforzino il nostro sistema scolastico».

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