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12.07.22 - 19:25
Aggiornamento: 21:19

L’edilizia scricchiola, lo Stato s’impegna

Le imprese edili temono crisi delle commesse e licenziamenti, Cantone e comuni promettono il loro sostegno. Discusso anche il Decreto Morisoli

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Ti-Press

L’edilizia scricchiola. Tra la carenza di commesse private, le incertezze circa prezzi e disponibilità delle materie prime, i recenti rialzi dei tassi ipotecari, il rischio è quello di dover affrontare un periodo parecchio duro: «Le imprese sono preoccupate soprattutto in previsione del prossimo autunno-inverno», ha dichiarato a Radio Ticino il direttore della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino (Ssic) Nicola Bagnovini: «Il mercato sta cambiando in peggio soprattutto nell’edilizia abitativa. Le riserve di lavoro si stanno affievolendo e dunque c’è una corsa davvero forte al ribasso per accaparrarsi i lavori». Licenziamenti in vista? «Non lo posso escludere», ha aggiunto Bagnovini.

Inevitabile chiedersi cosa possano fare la politica e lo Stato per soccorrere, qualora lo si giudicasse necessario, uno dei settori trainanti dell’economia ticinese. In fin dei conti la spesa per le costruzioni ammonta a oltre 3 miliardi di franchi all’anno, di cui il 45% nel settore pubblico. La paura è che tra pandemia, crisi ucraina e altri chiari di luna la parte ‘keynesiana’ del business finisca per avvizzire: «I committenti pubblici ci stanno lasciando un po’ soli», ammette lo stesso Bagnovini, «soprattutto i comuni di piccole dimensioni, che per timore e incertezza stanno riducendo gli investimenti».

Comuni, Dafond: ‘Piani ingenti’

Non è proprio dello stesso avviso Felice Dafond, presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi (Act): «Comprendo le preoccupazioni, ma non vedo elementi concreti che le giustifichino: i comuni stanno attuando ingenti piani di investimento, in parte avviati già prima della pandemia e della crisi ucraina e destinati a estendersi oltre il respiro della singola legislatura. Questo garantisce al settore dell’edilizia un impegno sistematico, capillare e sostenibile da parte nostra, un impegno che anzi negli ultimi anni è risultato crescente: il tasso di investimento dei comuni ticinesi – anche grazie al costante coordinamento con le autorità cantonali – risulta elevato. Ci sono comuni che hanno deciso di moltiplicare il loro impegno nonostante le molte incognite attuali, come quella riguardante il costo dei materiali da costruzione». Sempre Dafond sottolinea che «i comuni devono rispondere ai bisogni della cittadinanza, non possono tirare i remi in barca sulla base di quelle che sono le sensazioni e le paure del momento, a maggior ragione se le loro direttrici di sviluppo poggiano su basi solide. Questo non esclude la necessità di un equilibrio finanziario: non si può sperperare oggi per trovarsi in braghe di tela domani. Rimane il fatto che le municipalità, al netto magari di qualche singolo comune che non necessariamente segue questa direzione, stanno tenendo fede a impegni strutturati in modo razionale e rispondenti a logiche di lungo periodo. Forse il Covid ha rallentato un po’ l’elaborazione di certi progetti, ma mi pare comunque che anche questo sia un ostacolo in via di rapido superamento, a beneficio di tutti gli attori coinvolti».

Il Cantone conferma il sostegno

Un messaggio di supporto al settore dell’edilizia viene anche dal presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, che in quanto direttore del Dipartimento del Territorio vede passare dalla sua scrivania un po’ tutti gli investimenti cantonali in quest’ambito: «Evidentemente siamo preoccupati dalla riduzione delle riserve di lavoro nel settore edilizio. Ne abbiamo appena discusso al nostro interno, ma posso rassicurare sul fatto che da parte del Cantone c’è la piena volontà di mantenere una politica di investimento sui cantieri il più possibile espansiva: ne è prova l’impegno per il risanamento fonico della rete stradale. Il nostro sostegno al settore dell’edilizia d’altra parte non è mai venuto meno, e non è stato intaccato né dalla pandemia, né dalla recente crisi riguardante l’approvvigionamento e i costi delle materie prime». Quanto al futuro, aggiunge Zali, «chiaramente anche noi siamo preoccupati dal rischio di una riduzione di impieghi, peraltro in un settore che ha saputo dimostrare la sua tenuta anche a fronte della crisi di quello finanziario. Temo tuttavia che ad avere una ripercussione negativa possano essere piuttosto le scelte degli investitori privati, che rischiano di trovarsi di fronte all’aumento dei tassi ipotecari e dello sfitto». Infine, una promessa: «Come responsabile del Dipartimento che più di ogni altro si vede impegnato sul fronte dell’investimento nel settore, posso già dire che non c’è alcuna intenzione di limitarlo, e che neanche per il prossimo quadriennio si prevede un piano finanziario mirato a risparmiare su queste voci. D’altronde, tanto gli interventi di lungo termine quanto la manutenzione di strutture ed edifici non si possono rimandare senza conseguenze controproducenti, anche dal punto di vista economico: sarebbe come procrastinare gli interventi sulla propria automobile per risparmiare, salvo poi vederla andare in pezzi».

L’incognita del risparmio

Le strade, si diceva. Bagnovini riconosce l’effetto-salvagente del recente impegno per il risanamento fonico della rete ticinese (un pacchetto per 120 milioni complessivi): «L’unico settore che tira ancora abbastanza bene è quello della pavimentazione stradale per i grandi lavori di rifacimento dello strato fonoassorbente», ribadisce ai microfoni di Radio Ticino. Ma confessa anche di essere impensierito dai possibili effetti di risparmio del cosiddetto Decreto Morisoli, che prescrive il pareggio del conto economico cantonale entro il 2025: «Il Decreto Morisoli ci mette in grande difficoltà soprattutto per quanto riguarda il comparto della manutenzione delle strade», spiega Bagnovini. Ma a spaventare sarebbe anche l’effetto negativo sugli investimenti: «L’obiettivo di pareggiare i conti a breve termine, oltretutto in periodo preelettorale, spinge i politici a chiedere sempre più giustificazioni in caso di investimento. Tagliare sugli investimenti è sbagliato, anche se è la soluzione più semplice per evitare altri problemi, ad esempio per l’occupazione e i costi reali dello Stato. È un falso risparmio che poi si paga con gli interessi» a medio e lungo termine.

A respingere le critiche al mittente è lo stesso capogruppo Udc in Gran Consiglio ed eponimo del decreto, Sergio Morisoli: «Mi pare che certe critiche dimostrino come non tutti abbiano chiari i termini di questo decreto, che non sfiora minimamente gli investimenti dello Stato; il testo è stato esplicitamente rivisto per tutelare questa voce del bilancio pubblico. Ne è la controprova proprio il fatto che il mese scorso il Gran Consiglio ha approvato in pochi minuti e senza opposizioni un aumento di credito di 20 milioni – oltre ai 100 già previsti – per il risanamento fonico della rete stradale. Quanto all’ordinaria manutenzione, nessuno auspica strade dissestate e piene di buche». Dopodiché, nota Morisoli, «per quanto riguarda gli investimenti, né lo Stato né il settore dell’edilizia riescono mai a consumare il volume di investimento pubblico del Cantone inserito nei piani finanziari e nei preventivi».

Infine, il granconsigliere Udc non risparmia all’edilizia una sferzata più generale: «Resta da chiedersi se davvero l’economia cantonale possa essere trainata dal fare e rifare le strade, un lavoro che impegna da sempre le stesse poche aziende, con un effetto moltiplicatore probabilmente pari a zero. Sappiamo d’altronde che si tratta di un settore molto particolare, già finito al centro dello scandalo ai tempi di Asfaltopoli (cartelli sui prezzi nel periodo 1999-2005, ndr), con la spesa pubblica che poi regredì per un po’ di tempo, ma che ora – invero anche in ragione di maggiore traffico e usura – continua a salire. Un settore oltretutto intoccabile nell’esercizio dei risparmi da almeno trent’anni, a prescindere da chi gestisce il Dipartimento del territorio».

Le ristrutturazioni ‘eco’ non bastano

Tornando agli impresari costruttori, Bagnovini sa bene che «il futuro è nella ristrutturazione e nel cercare di risolvere il problema energetico intervenendo sugli edifici, ma la quota parte di queste ristrutturazioni per l’edilizia primaria è molto minore rispetto a quella che va poi agli artigiani. L’edilizia principale ha un margine di guadagno più interessante sulle nuove costruzioni». A rendere plumbeo il cielo sui cantieri privati, però, sono i costi delle materie prime e il rialzo dei tassi d’interesse appena decretato dalla Banca nazionale svizzera, con effetti immediati sulle ipoteche: «Un’altra tegola che scoraggia parecchio imprenditori e investitori», dice Bagnovini, anche se «speriamo che il costo del denaro rimanga su valori interessanti. Non possiamo pretendere di andare avanti con i livelli ai minimi storici degli ultimi anni – forse non sarebbe nemmeno tanto sano –, ma in caso di una loro esplosione parecchi investitori e committenti saranno in difficoltà, anche perché l’inflazione toccherà il potere d’acquisto dei salari. È una catena che bisognerà tenere bene d’occhio per non mettere in crisi l’intero sistema economico».

Alla fine, insomma, si torna sempre con lo sguardo a quel che può fare lo Stato: «Nei prossimi mesi speriamo, anche grazie a grossi appalti, di riuscire a dare un’occupazione garantita almeno alle grosse imprese, che così potrebbero riuscire a lasciare un po’ più tranquillo anche il mercato dei lavori per le piccole e medie imprese. Altrimenti sarà inevitabile ridurre un po’ gli effettivi».

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