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19.04.22 - 19:51

‘Senza indizi di soggiorno fittizio nessun inutile controllo’

Il governo risponde all’interrogazione presentata da Matteo Pronzini ‘Caso Lgi: perché i controlli funzionano in Italia e in Ticino no?’

"Per quanto riguarda i controlli dell’Ufficio della migrazione (Um) per le aziende che hanno lo scopo di aggirare le disposizioni legali in materia di lavoratori distaccati, in particolare nel settore dell’edilizia e dell’artigianato, lo stesso può avvalersi del supporto dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro. Per questa fattispecie da settembre 2015 a marzo 2022 sono state controllate 687 imprese, con una media annua di circa 85 aziende controllate". È la risposta del Consiglio di Stato alla domanda "Chi opera controlli sulle presunte ‘ditte false’ in Ticino e quanti sono in media ogni anno?" contenuta nell’interrogazione ‘Caso Lgi: perché i controlli funzionano in Italia e in Ticino no?’ a firma del deputato Mps Matteo Pronzini. Risposta che, come le altre "alle domande precise sulle modalità messe in atto dall’Ufficio della migrazione", viene data in termini generici in quanto "per questioni di segreto d’ufficio e di protezione dati, non è possibile fornire una risposta puntuale ai quesiti posti", scrive il governo.

Alla base dell’atto parlamentare c’è il caso della società Luxury Goods International (Lgi), riconosciuta colpevole in Italia di evasione fiscale, a cui sono riconducibili dei manager che dal 2010 al 2017 avevano residenze fittizie in Ticino e falsamente risultavano lavorare nel cantone. "Se davvero nessuno ha chiuso un occhio (anzi due) per garantire la permanenza di persone straniere unicamente sulla base di vantaggi economico/fiscali, non si capisce come sia stato possibile per la Lgs/Lgi trasferire in Ticino decine di persone e far loro ottenere (e rinnovare) permessi per ben dieci anni senza che nessuno si accorgesse di niente", valutava Pronzini, che rincarava: "O i controlli non sono mai stati operati oppure – ancora più inquietante – dai controlli emerge che tutto era in regola, quando in realtà non lo era. In entrambi i casi ci pare doveroso che venga fatta chiarezza".

‘Verifiche ogni volta che si viene a conoscenza di una possibile situazione abusiva’

Per prima cosa, chiedeva dunque il granconsigliere, la pratica dei controlli è cambiata dal 2010 a oggi? No, risponde il governo, "la prassi in materia di controlli non ha subito modifiche. Di principio, una volta pervenuta la segnalazione all’Autorità cantonale (Um), vengono svolti degli accertamenti su un periodo di sei mesi che si concludono con la verbalizzazione dell’interessato e previo il consenso dello stesso, con il sopralluogo". Alla domanda su quali basi scattano i controlli approfonditi, il Consiglio di Stato spiega che "l’Um, oltre a ricevere segnalazioni da altri Uffici dell’Amministrazione cantonale, tratta anche segnalazioni inoltrate da Comuni (i quali sono in posizione privilegiata per procedere ad adeguati controlli di prossimità sul territorio) e da terzi". A tal proposito, precisa il governo, "ogni qualvolta l’Um viene a conoscenza di una possibile situazione abusiva, si attiva con i controlli necessari". Tuttavia, aggiunge, "laddove non vi sono indizi di soggiorno fittizio, sarebbe uno spreco di risorse, sia finanziarie che in termini di personale impiegato, procedere a inutili controlli". Dal 2015 al 2021, segnala il governo, l’Um ha "revocato, rispettivamente negato o non rinnovato il permesso a cittadini stranieri esercitanti un’attività lucrativa per complessive 179 ditte". È questa la prassi che l’Ufficio adotta in presenza di ditte fittizie. L’imposizione di sanzioni in tale contesto non è però di sua competenza, annota l’esecutivo.

Intanto sui tavoli della Commissione gestione e finanze è ancora in esame la richiesta del Partito socialista di "attivare l’alta vigilanza sul Consiglio di Stato" per capire se vi siano stati abusi nei controlli e nelle pratiche di concessione dei permessi di soggiorno in Ticino.

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