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La sede del Tpf a Bellinzona
19.01.22 - 20:25

‘Proscioglimento o al massimo pene pecuniarie sospese’

Sono le richieste dei legali di Eduardo Tartaglia e Alfonso Mattei nel processo per il caso Fec-Hottinger in corso al Tpf di Bellinzona

‘Ne bis in idem’, ovvero la locuzione latina traducibile in “non due volte nel medesimo fatto’. È il principio giuridico evocato in aula dall’avvocato Nadir Guglielmoni, difensore di Eduardo Tartaglia (contumace) a proposito dell’imputazione per titolo di ripetuta falsità in documenti. Un principio, quello del ‘ne bis in idem’ che non consente, una volta che una causa sia risolta con sentenza inappellabile, di rinnovarla con la stessa persona e per lo stesso oggetto. Per l’avvocato Guglielmoni il suo assistito è già stato condannato – sostanzialmente per gli stessi fatti – da due tribunali italiani: a Roma e a Napoli. È vero che le sentenze non sono definitive, ma la Corte dovrebbe tenere conto anche di questo fatto in sede di camera di consiglio. In subordine il difensore di Eduardo Tartaglia ha chiesto – tenuto conto del lungo tempo trascorso dai fatti – di comminare una pena pecuniaria sospesa. Ricordiamo che la pubblica accusa, rappresentata dai procuratori federali Stefano Herold e Alessandro Bernasconi, ha chiesto una pena detentiva di 20 mesi per Tartaglia senza opporsi a una eventuale sospensione condizionale della stessa.

Discorso diverso per Alfonso Mattei, il secondo dei tre imputati al processo in corso presso il Tribunale penale federale di Bellinzona. Per il suo assistito, l’avvocato Matteo Galante ha chiesto il proscioglimento da gran parte dei capi d’imputazione ridimensionando il ruolo di Mattei nel caso ‘Zullino-Hottinger’. I due sono accusati di ripetuta amministrazione qualificata, ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti. Secondo l’accusa il danno causato a due delle società da loro amministrate e a loro clienti di cui erano tenuti a preservare i loro patrimoni in qualità di gestori patrimoniali è di alcuni milioni di franchi. Dove non fosse possibile Galante ha chiesto una forte riduzione della pena chiesta dall’accusa (2 anni e 9 mesi le richieste del Ministero pubblico della Confederazione, ndr) evocando il principio della colpa lieve e chiedendo l’esonero della pena a causa dell’attuale stato di salute del suo cliente. Ricordiamo che Mattei si trova in stato di detenzione preventiva per altri fatti non connessi al procedimento federale.

L’avvocato Carlo Borradori, difensore di Rocco Zullino, parlerà invece domani mattina. Nel pomeriggio la parola passerà alle parti civili e alle eventuali repliche e dupliche di accusa e difesa. La sentenza della Corte presieduta dalla giudice Fiorenza Bergomi è attesa per il 4 di febbraio.

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