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27.09.21 - 18:10
Aggiornamento: 26.03.22 - 15:38

Suter affiliato all’Udc: ‘Faccio politica associativa’

A livello svizzero si registra un calo del fatturato del 20 per cento per i ristoranti dall’introduzione dell’obbligo del Covid pass

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Ti–Press
Il presidente di GastroTicino Massimo Suter

"Benvenuto Max Suter. Siamo felici di contare sul tuo impegno". È questa la frase d’accompagnamento di una foto, scattata a Berna alcuni giorni fa e poi postata sui social, che ritraeva il presidente di GastroTicino in compagnia degli esponenti dell’Udc Marco Chiesa e Piero Marchesi. Il volto della ristorazione ticinese ha dunque scelto un nuovo partito (prima era affiliato al Plr). Non si rischia di categorizzare politicamente tutta l’associazione? Secondo il portavoce di GastroTicino Alessandro Pesce «finora non c’è stata nessuna reazione negativa fra gli associati. Anzi, qualcuno si è congratulato perché possiamo essere presenti là dove vengono prese le decisioni importanti che riguardano il nostro settore». Abbiamo posto la domanda anche allo stesso Massimo Suter, che inoltre fa il resoconto della situazione della ristorazione a un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia. In occasione dell’assemblea cantonale dell’associazione, è emerso che a livello svizzero è stato registrato un calo del fatturato del 20 per cento dall’introduzione dell’obbligo del Covid pass. Il dato è stato analizzato dalle società di carte di credito.

Recentemente ha reso pubblica la sua affiliazione al partito Udc. Non c’è il rischio di politicizzare l’associazione, dato che lei ne è il volto?

Il rischio è presente qualora ci si focalizzi solo ed esclusivamente su una politica partitica, quindi volta alle ideologie. Quella che faccio io è una politica associativa, dunque con l’obiettivo di cercare compromessi o soluzioni ideali che vadano a vantaggio di tutta la categoria e degli associati. Forse, a causa dell’effetto leva dato dal Covid, negli ultimi tempi c’è stata una maggiore collaborazione o unità d’intenti tra la nostra categoria e l’Udc. Magari un rappresentante di categoria come sono io dovrebbe restare un po’ più neutrale, ma la mia adesione all’Udc non mi vieta di trovare soluzioni o avere scambi con un partito di sinistra o di centro.

La politica dell’Udc non è stata troppo blanda sul tema degli aiuti?

Questa domanda suppone che per ottenere 10 bisogna chiedere 100. Trovo che una voce critica in contrapposizione può essere utile per argomentare e trovare soluzioni condivise. È necessario ricordare che gli aiuti provengono da soldi pubblici, per l’utilizzo dei quali il popolo non è direttamente coinvolto. La posizione dell’Udc è stata orientata al dare sostegni in maniera programmatica e mirata.

L’Udc ha proposto la modifica della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear), dunque andando contro agli interessi della vostra categoria. Qual è la sua posizione?

Non mi sembra che fosse tanto una questione partitica, ma piuttosto di tipo personale in cui vi era l’obiettivo di minare la Lear in sé. Non tutti i membri del partito desiderano eliminare la figura del gerente. Il mio ruolo mi impone di essere completamente a favore della Lear. Però sostengo altresì una sua revisione. È troppo macchinosa e complicata, non è più al passo coi tempi. Sono sicuro che con i vertici Udc si potrà discutere in maniera molto aperta e pragmatica per poter portare in votazione una legge che soddisfi sia chi lavora ogni giorno con questa legge, sia chi no.

Passiamo al periodo difficile dovuto alla pandemia. Qual è la situazione nel settore della ristorazione?

Le realtà sul territorio sono molto diversificate. Si spazia da un aumento della cifra d’affari anche del 40 per cento, ad altri che hanno perso la stessa percentuale. La bella stagione che abbiamo avuto quest’anno non ha aiutato e sostenuto tutte le strutture presenti nel cantone, a differenza di quanto era successo l’anno scorso. L’immagine della Piazza Grande o del lungolago di Ascona strapieni falsano la reale portata della crisi. Chi è nei circuiti turistici ha sicuramente lavorato bene. Mentre chi si trova nelle retrovie oppure nelle valli, dove il tempo di luglio non ha giocato a favore, ha subito perdite importanti.

Durante le chiusure si è sviluppata molto la formula del take-away. Le persone si sono abituate e non vanno più al ristorante?

C’è sicuramente chi ha cominciato a usufruirne regolarmente, magari in determinate situazioni, come quando si è a casa a studiare o al rientro da una giornata di lavoro. Molti si sono resi conto che si può avere a casa la qualità del ristorante. Anche durante l’orario di lavoro può essere comodo, poiché permette di guadagnare tempo e magari finire un’ora prima la sera. Noi siamo tra l’incudine e il martello: da un lato vi sono i profitti di questa moda e dall’altro lato le realtà che subiscono il contraccolpo.

Siete soddisfatti di quello che è stato messo in campo dalla politica per aiutare la categoria?

Totalmente soddisfatti non lo si è mai, qualcosa in più è sempre ben accetto. In generale però siamo contenti poiché sono state ascoltate le nostre richieste e rivendicazioni. Si è cercato di trovare delle soluzioni il più pragmatiche possibile per sostenere il nostro settore. Nello specifico, a livello cantonale vi è stata un’ottima collaborazione col Dipartimento delle istituzioni (Di) per quanto riguardava i controlli e col Dipartimento finanze ed economia (Dfe) per i sostegni finanziari. Non dimentichiamo infatti che oltre agli aiuti a fondo perso che abbiamo ricevuto, su nostra richiesta è stato prolungato e aumentato l’importo stesso di un ulteriore tre per cento. Questo in primavera quando si poteva riaprire le terrazze, ma non tutte le regioni e non tutti i ristoranti avrebbero potuto approfittare di questa situazione. Siamo riusciti dunque a ottenere dal Dfe un aiuto supplementare per queste realtà.

In ultima battuta, il Covid pass sarà obbligatorio per alcuni mesi, qual è la posizione di GastroTicino al riguardo?

Ci sono due aspetti. Siamo critici per quanto riguarda la messa in atto di questa regola, cioè i controlli e la discriminazione di una fetta della popolazione che non potrà andare in maniera molto spontanea al ristorante, come anche in strutture di altro tipo. Dall’altro lato, però, siamo consci del fatto che l’unica via percorribile è quella della vaccinazione, quindi sosteniamo la campagna vaccinale.

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