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Diversi i temi di cui il Tram deve occuparsi (Ti-Press)
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14.09.21 - 05:15
Aggiornamento: 11:29

‘Arretrati, un vicecancelliere in più per cinque anni’

Tribunale cantonale amministrativo e pendenze, il governo risponde a Garbani Nerini. Ricorsi in materia edilizia: ’Tempo medio di evasione un anno e sei mesi'

Il tempo medio di evasione di un ricorso in materia edilizia è di un anno e sei mesi circa: un anno e mezzo dalla data di entrata del ricorso a quella della decisione dei giudici. Di un mese in più il tempo medio di evasione delle contestazioni in materia di Legge sullo sviluppo territoriale, e meglio in ambito pianificatorio. Questi e altri i dati che figurano nella recente risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione del socialista Fabrizio Garbani Nerini sulla questione delle “pratiche pendenti” al Tribunale cantonale amministrativo, il Tram, relative a “Puc-Peip, Le e Lst (pianificazione locale)”. Ovvero il Piano di utilizzazione dei paesaggi con edifici e impianti protetti, la Legge edilizia e la Legge sullo sviluppo territoriale. Riguardo al dossier Puc-Peip, erano “235” i ricorsi pendenti alla fine di agosto, segnala il governo. E sottolinea: “Mai nella storia del Tribunale, contro il medesimo oggetto, sono stati inoltrati così tanti ricorsi implicanti il coinvolgimento di un numero tanto elevato di parti”. Va ricordato che Puc-Peip, edilizia e pianificazione sono solo alcuni dei temi del contenzioso amministrativo di cui il Tram, in un cantone dal ricorso facile, deve occuparsi. Il numero delle pendenze preoccupa l’autorità giudiziaria e lo stesso Consiglio di Stato. Ebbene, indica l’Esecutivo, si profila l’attribuzione a breve di un vicecancelliere in più al Tram. Un rinforzo temporaneo. «Come Dipartimento istituzioni, lo abbiamo inserito nel Preventivo 2022», dice, da noi contattata, la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti.

“Nell’ottica di supportare in maniera adeguata il Tram – afferma il governo nella risposta al deputato del Ps – lo scrivente Consiglio, previa discussione con il Tribunale che ne ha fatto richiesta e con il preavviso positivo da parte del Consiglio della magistratura, ha previsto di assegnare con effetto 2022, per la durata di cinque anni, come richiesto dal Tribunale medesimo, un’ulteriore unità di vicecancelliere che verrà destinata al team che si occupa di pianificazione, compreso il Puc-Peip, ed edilizia”. Attualmente, ricorda l’Esecutivo, “un vicecancelliere” del Tram “è in pratica assorbito integralmente dalle pratiche relative al Puc-Peip, tuttavia, quando queste saranno completamente evase (comunque non prima di un paio di anni), il Tribunale rimarrà confrontato – in presenza di un equilibrio sostanziale annuale fra entrate e uscite – con una mole di arretrati importante, circa 800 incarti, ciò che corrisponde a oltre un anno di lavoro”. La risorsa aggiuntiva temporanea che verrà attribuita “permetterà quindi di affrontare adeguatamente i prossimi cinque anni”. La situazione “verrà in ogni caso monitorata costantemente”.

Quando i tempi si allungano

Garbani Nerini chiedeva fra l’altro quali fossero i tempi di evasione dei ricorsi, con riferimento agli ultimi cinque anni, in materia di Legge edilizia e in materia di Legge sullo sviluppo territoriale “in particolare nell’ambito della pianificazione locale dei Comuni”. Edilizia: il tempo medio “è di un anno e sei mesi circa”. Di “un anno e sette mesi” il tempo medio di evasione dei ricorsi in ambito pianificatorio. I motivi illustrati dal Consiglio di Stato valgono per entrambe le casistiche. “La media del tempo di evasione delle pratiche – annota il governo – comprende tutti gli incarti decisi (accolti/parzialmente accolti/respinti/irricevibili/stralci). Se si tenesse conto solo degli incarti evasi nel merito (accolti/parzialmente accolti/respinti) il tempo di evasione medio sarebbe leggermente maggiore”. La media del tempo di evasione, continua l’Esecutivo, “è stata calcolata dalla data di entrata del ricorso alla data dell’emanazione della sentenza”. Dal deposito del ricorso fino al termine dello scambio degli allegati scritti, cioè delle osservazioni delle parti, “possono passare diversi mesi”. In una procedura ordinaria “la durata di questa parte iniziale del procedimento è di circa tre mesi e comprende l’esame della ricevibilità del ricorso al momento del suo deposito, la fissazione del termine di quindici giorni per il pagamento dell’anticipo delle spese processuali (obbligatorio al Tram), l’assegnazione di un termine di trenta giorni per la risposta (dopo l’avvenuto pagamento dell’anticipo), l’assegnazione dei termini di replica e duplica (15/20 giorni ciascuno)”. Nonostante dal 2014 la nuova legge sulla procedura amministrativa contempli termini ricorsuali e di scambio allegati “più lunghi rispetto alla precedente normativa (da quindici a trenta e doppio scambio allegati)”, il Tribunale “ha assistito a una sempre crescente richiesta delle parti o delle autorità, per svariati motivi, di proroghe dei termini assegnati (ciò che è quasi diventato la regola) con conseguente allungamento dei tempi della procedura non ascrivibili al carico di lavoro del Tribunale”. E non è tutto: “Occorre poi considerare che per i casi in cui occorre esperire un’istruttoria o completare l’incarto (sempre più spesso), la durata dei procedimenti è ancora più lunga”.

‘Scendere a sei mesi? Irrealistico’

Il granconsigliere socialista chiedeva anche “quale tipo di potenziamento” fosse necessario per ridurre i tempi medi di evasione dei ricorsi “a non più di sei mesi”. Un termine “irrealistico”, secondo il Tram e il Consiglio di Stato. “Già solo per lo scambio degli allegati scritti – rammenta il governo – occorrono minimo tre mesi, senza contare ulteriori atti istruttori (sopralluogo, richiamo incarti, completamento documentazione ecc.) che si rendono spesso ancora necessari e che allungano i tempi della procedura”. Va inoltre considerata la crescente complessità “delle fattispecie e del diritto”: nel settore dell’edilizia, ad esempio, sono in ballo “numerose normative, anche di carattere tecnico, comunali, cantonali e federali”. Ed “è illusorio – prosegue l’Esecutivo – pensare di raggiungere il termine di sei mesi per l’evasione delle pratiche pianificatorie ed edilizie con un potenziamento del Tram (oggi sei giudici, presidente incluso ndr): ciò sarebbe tutt’al più realizzabile solo con un massiccio aumento dell’organico (giudici e vicecancellieri), che dal punto di vista dei costi così come da quello della sua gestione e in questo momento pure della logistica, sarebbe tuttavia improponibile per la nostra realtà cantonale”.

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