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Quinto giudice, i giochi sono aperti

Maggioranza traballante per la candidata d'area leghista. Se eletta, il Ppd continuerebbe a non essere rappresentato al Tpc. E poi c'è l'interpellanza Mps

15 ottobre 2020
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Autunno 2020, l’autunno caldo della magistratura ticinese. Caldo, anzi rovente. A far discutere non c’è solo la vicenda dei cinque procuratori – un quarto dei pp che compongono il Ministero pubblico, l’autorità inquirente – dei quali il Cdm, il Consiglio della magistratura, ha preavvisato negativamente la rielezione. Vicenda con vari addentellati: i messaggini via WhatsApp del presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani al procuratore generale Andrea Pagani, le successive puntualizzazioni del pg a mezzo stampa, il no del Cdm presieduto dal giudice Werner Walser alle richieste di accesso agli atti avanzate dai magistrati ‘bocciati’ e dalla Commissione parlamentare Giustizia e diritti, tenuta per legge a formulare le proposte di nomina al plenum del Gran Consiglio. C’è anche un altro capitolo, di questo tormentato autunno per il nostro sistema giudiziario, che accende gli animi. È la nomina del quinto giudice del Tribunale penale (Tpc), dopo il suo potenziamento di un’unità deciso poco più di un anno fa dal parlamento. Parlamento chiamato nella sessione che si apre lunedì prossimo a designare il nuovo giudice. Quattro i candidati. In ordine alfabetico: Elettra Orsetta Bernasconi Matti (area Plr), Manuela Frequin Taminelli (in quota Lega), Brenno Martignoni Polti (area Udc), Siro Quadri (area Ppd). Nella riunione del 28 settembre, la maggioranza della ‘Giustizia e diritti’ ha deciso di proporre l’elezione di Frequin Taminelli. Ma è una maggioranza traballante. Sì, perché le firme in calce al rapporto sono dieci (i deputati commissari sono diciassette): redatto dalla leghista Sabrina Aldi, il documento, pubblicato sul sito del Gran Consiglio, non è stato sottoscritto da tutti e tre i membri popolari democratici, da uno dei due rappresentanti del Ps nonché dai deputati Udc, Verdi e del Partito comunista.

Il ‘bilancino’ politico non è preciso

Quattro i candidati, dicevamo. Ma la corsa, sostengono attenti osservatori, vede come favoriti Frequin Taminelli e Quadri. Ritenuti idonei alla carica (così come Bernasconi Matti, oggi vicecancelliera del Tribunale penale e giudice supplente alla Pretura penale, e Martignoni Polti, avvocato e notaio) dalla Commissione di esperti, a spuntarla nella ‘Giustizia e diritti’ è stata la prima. Perché la Lega avrebbe lamentato il fatto di essere sottorappresentata in seno al Tribunale d’appello: un aspetto politico, quindi. Valutato per forza di cose, essendo ritenuti ‘idonei’ entrambi. Però c’è un però, perché se di ‘bilancino’ politico si vuole parlare occorre che lo si faccia fino in fondo. Nel senso che, considerata la formazione attuale, il Plr conta due giudici (Marco Villa e Francesca Verda Chiocchetti), la Lega uno (Amos Pagnamenta) così come il Ps (il presidente del Tribunale penale Mauro Ermani). Dei partiti di governo ne manca uno.

Ed è quel Ppd che sarebbe rappresentato dal pretore Siro Quadri, del quale nei preavvisi formulati dalla Commissione di esperti indipendenti all’indirizzo della ‘Giustizia e diritti’ viene scritto che come giudice monocratico alla Pretura penale “ha dimostrato grande capacità lavorativa ed acquisito una qualificata esperienza giurisdicente, svolgendo un numero considerevole di procedimenti con tematiche diverse, anche di rilevante complessità”. Basti pensare al caso di contagio da epatite C all’Ospedale Civico di Lugano, al caso che ha visto contrapposti la Clinica Sant’Anna e la redazione del domenicale ‘Il Caffè’ in merito al dottor Rey o al caso Argo 1. Quadri, nel preavviso della commissione composta da Agnese Balestra Bianchi, Giorgio Bomio-Giovanascini, Mauro Dell’Ambrogio, Ivo Eusebio e Silvia Torricelli, viene definito “solido nelle specifiche conoscenze giuridiche, le sue decisioni dimostrano capacità redazionale e struttura logica”.

Di Manuela Frequin Taminelli, attualmente giudice supplente straordinario del Tpc, viene scritto che “in questa veste ha celebrato diversi processi quale giudice a latere in Corti sia delle Assise correzionali sia criminali, fungendo anche da presidente per opposizione ai decreti d’accusa”. Può vantare, ad avviso degli esperti, “una lunga esperienza e una riconosciuta competenza in ambito giudiziario penale, rinunciando allo scopo anche allo svolgimento di altre attività legali, che le è valsa, per un prolungato periodo, la nomina a giudice supplente straordinario del Tribunale penale cantonale”.

E quel ‘particolarmente idoneo’ che manca

Giudizi, parole dal peso specifico diverso. Con un dettaglio di non poco conto: la decisione di togliere il ‘particolarmente idoneo’ dalla possibilità di preavviso, ridotte quindi a ‘idoneo’ o ‘non idoneo’. Categorie vaste, dove le sfumature – evidenti o meno – possono confondersi. L’allora presidente della Commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ Carlo Lepori (Ps) all’epoca (cfr. edizione del 29 ottobre 2019) alla ‘Regione’ disse riguardo alla decisione degli esperti che ciò “dovrebbe allargare la rosa dei papabili. Il giudizio ‘particolarmente idoneo’ potrebbe condizionare le scelte della commissione parlamentare e della sua sottocommissione ‘Elezione magistrati’, indirizzandole sui candidati che gli esperti hanno considerato non soltanto idonei, ma ‘particolarmente idonei’, che di solito sono una minoranza rispetto a quelli ritenuti semplicemente ‘idonei’”. Sì. Anche perché, proseguì Lepori, “la nostra valutazione, quali deputati-commissari, sarà per esempio finalizzata a garantire in seno alla magistratura, nel limite del possibile, un’equa rappresentanza di genere, regionale e politica per evitare che vi sia un ufficio giudiziario ‘monocolore’”. Deduzione: non sarebbe monocolore nel caso in cui il plenum del Gran Consiglio seguisse il parere della ‘Giustizia e diritti’ eleggendo Frequin Taminelli, certo, ma un partito di governo, il Ppd, rimasto orfano di rappresentanza dopo la decisione di Rosa Item di lasciare il Tpc nel novembre 2018, seguiterebbe a non essere rappresentato se non venisse nominato Quadri.

Su Frequin Taminelli la polemica si accese già nell’agosto 2018, quando venne nominata giudice straordinario del Tpc direttamente dal Consiglio di Stato, senza passare dall’autorità chiamata a eleggere i magistrati, il Gran Consiglio. Il governo aveva fatto capo all’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria: “In caso di vacanza di qualsiasi seggio giudiziario o di impedimento di carattere durevole, il Consiglio di Stato può designare un supplente a ricoprire l’ufficio fino alla sostituzione o alla cessazione dell’impedimento”. Ma anche la seduta parlamentare del 19 promette scintille. C’è in ballo un’interpellanza dell’Mps. In cui si cita fra l’altro la risposta del capo del Dipartimento istituzioni Gobbi a un’interpellanza precedente del Movimento per il socialismo. La risposta: “Il Consiglio di Stato ha designato l’avvocato Manuela Frequin Taminelli giudice supplente, come da proposta e secondo le motivazioni del presidente del Tribunale penale cantonale (Ermani, ndr.), in particolare, alla luce degli anni di collaborazione dell’avvocato sopracitato con il Tribunale stesso”. Pronzini e colleghi chiedono ora al governo “per quali motivi nel 2018 non ha ritenuto necessario ampliare la rosa dei possibili candidati alla carica di giudice straordinario anche agli altri giudici straordinari seppure non sponsorizzati dal presidente del Tribunale penale”.

Brenno Martignoni Polti, intanto, attende un cenno dalla commissione ‘Giustizia’ alla quale ha scritto chiedendo di essere ascoltato. Per riferire “fatti rilevanti in merito”.

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