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10.11.22 - 18:10
Aggiornamento: 18:28

Nel futuro del Pozzo Prà Tiro non ci sarà l’uso potabile

Il Municipio di Chiasso risponde a un’interrogazione sul mantenimento della falda quando l’acquedotto a lago entrerà in funzione

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archivio Ti-Press
Le misure prese dopo la contaminazione dallo Pfos

Quando l’acquedotto a lago entrerà in funzione "la continuazione dell’uso della falda del Pozzo Prà Tiro come acqua potabile non entra in linea di conto". Lo afferma il Municipio di Chiasso, sollecitato da un’interrogazione di Denise Maranesi, Francesca Bernasconi Bedulli e Otto Stephani (Us-I Verdi). Resta per contro aperto "un suo sfruttamento come fonte di energia calorica nell’ambito di uno o più progetti di riscaldamento a distanza". In questo ambito per il Municipio un suo utilizzo "è auspicabile e dunque da promuovere, per esempio a mo’ di fonte di calore per un ipotizzabile futuro progetto di rete di riscaldamento a distanza nel quartiere Soldini/Passeggiata". Diverso il discorso per uno scopo agricolo che "non può essere preso in considerazione, poiché un’acqua che presenta contaminazioni, senza che sia stata trattata come nel caso del Prà Tiro, non può essere usata indiscriminatamente per irrigare, poiché veicola ulteriormente la contaminazione". La scoperta dello Pfos – l’acido perfluoroottansolfinico – nel pozzo risale ormai a 30 mesi fa. Il Municipio ricorda che il pozzo "ha necessitato di indispensabili interventi quali la messa in funzione dei filtri a carbone attivo e altre misure accompagnatorie milionarie, che hanno tuttavia permesso di continuare a fornire acqua potabile a 22mila abitanti, soprattutto in un contesto di canicola e siccità dei mesi scorsi, evitando il collasso del sistema". Per questi lavori l’autorità comunale "non può fare altro che ringraziare di cuore Age Sa che ha messo in campo competenze e impegno, che perdurano tuttora, ma non può essere preteso che questo sistema di natura straordinaria perduri ancora in situazioni che non lo giustificherebbero più". Il Municipio ricorda anche che durante la siccità, a Pedrinate sono stati sfiorati i limiti del razionamento e "anche l’uso parsimonioso dell’acqua potabile era sul punto di diventare insufficiente". A scopo agricolo "è stato messo a disposizione il vecchio pozzo in zona Morbiasco".

La creazione del Consorzio

L’interrogazione, presentata anche a Morbio Inferiore e a Balerna, evidenziava come con l’acquedotto a lago nel Basso Mendrisiotto andranno persi molti pozzi. La variante Piano cantonale approvvigionamento idrico, comprensorio acquedotto a lago regione Mendrisiotto (Pcai-M) prevede che per l’approvvigionamento idrico del Mendrisiotto si adotti il principio della diversificazione delle fonti e la loro complementarità. Ci si avvarrà del lago Ceresio, oltre alla messa in rete di alcune fonti già esistenti e attive sul territorio che non presentano importanti problemi di gestione. Per quanto riguarda Chiasso, "l’unica fonte che offre la sicurezza d’esercizio richiesta è la Rovagina" che però, con la sua portata normale di circa 90 l/s (diventati 45 nell’ultima estate), "non sopperisce alle necessità del comprensorio, nemmeno in tempi di non siccità". Con la costituzione del Consorzio Servizio idrico del Basso Mendrisiotto (Simb),"l’azienda acqua potabile comunale viene sciolta, per cui chiedere al Municipio di Chiasso se sia disposto a promuovere il mantenimento delle quattro captazioni di falda, significa chiedere di fare qualcosa a qualcuno che non è competente". Oltre a questo, "Chiasso non ha mai avuto giurisdizione né sul Pozzo Polenta di Morbio Inferiore, né sui due Pozzi Prà Grand di Vacallo".

‘Mantenimento solo per scopi non potabili’

Nella sua risposta il Municipio presenta comunque una panoramica delle fonti attive nel comprensorio del Simb. Fatta eccezione per il Pozzo Polenta, la cui falda "è compromessa" a seguito dell’inquinamento da idrocarburi del 2008 e quindi fuori uso, Rovagina, Prà Tiro, il pozzo di Seseglio e i due di Vacallo sono attivi. "Il mantenimento in uso di alcune di queste fonti è possibile, ma non per scopi potabili". Detto del Prà Tiro, per il Pozzo Polenta "è ipotizzabile un uso analogo", mentre la struttura di Vacallo è "utilizzabile quale fonte di acqua per le piscine". Per tutti "si può stimare che il costo del mantenimento, sia pure non quantificato, sarà tutto sommato contenuto".

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