laRegione
28.07.22 - 05:20
Aggiornamento: 17:56

Il Distretto ha sete? ‘Urge pescare acqua dal lago’

A quasi 25 anni dalla petizione pro acquedotto sul Ceresio, i promotori rilanciano il tema. Il fronte rossoverde è pronto a difendere i vecchi pozzi

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Ti-Press/Gianinazzi
Pozzi e fiumi (la Breggia) in secca

In queste settimane nel Mendrisiotto e Basso Ceresio gli appelli alla parsimonia idrica si sprecano, anche se ormai non basta più essere virtuosi per tamponare le falle dell’‘emergenza acqua’. A proposito di sprechi da queste parti non ci si può più permettere di scialacquare nemmeno un litro del prezioso liquido che sgorga dai rubinetti di casa. In effetti, non c’è un Comune che non abbia richiamato i propri cittadini a un uso coscienzioso delle riserve liquide custodite da pozzi e sorgenti. Di più: Aziende come l’Age a Chiasso e le Aim a Mendrisio hanno parlato (forse per la prima volta) del rischio concreto di divieti, restrizioni e persino di razionamenti. Ecco allora che lo sbocco al Ceresio torna a riproporsi come una risposta urgente alle necessità del territorio. Chi da sempre sostiene la captazione a lago in questi giorni ha tolto dal cassetto della memoria una petizione di ormai 24 anni orsono – correva l’anno 1998 – a sostegno del cosiddetto acquedotto a lago. Anche all’epoca d’estate si restava a secco.

‘Gli obiettivi non sono cambiati’

I decenni passano, i bisogni restano. «Le motivazioni che ci avevano spinto allora a raccogliere le firme – 1’171 per la cronaca, da Castel San Pietro e dalla regione, ndr – sono ancora oggi attuali», annota Filippo Gabaglio, tra i promotori con Giorgio Cereghetti e Maurizio Albisetti della petizione popolare. È vero ora il Distretto ha il suo Piano cantonale di approvvigionamento idrico e il Consorzio Arm (Acquedotto regionale Mendrisiotto) è una realtà, ma l’acquedotto a lago in quanto tale, ci fa capire Gabaglio, non c’è ancora. «A questo punto – aggiunge – c’è da capire se a breve vi è la possibilità di arrivare a definire la questione. Tanto più che nel frattempo il problema della carenza idrica si è esteso di fatto all’intero Mendrisiotto».

D’altro canto, se oggi urge individuare una soluzione, le ragioni che nel 1998 hanno spronato a promuovere una petizione non sono passate di moda. «La nostra richiesta ruotava, in effetti, attorno alla necessità di garantire un approvvigionamento sicuro sul piano della quantità, ma al contempo una risposta di qualità all’eventualità di un inquinamento delle fonti. Eventualità che negli anni si è verificata». E qui l’elenco è dolente, tra contaminazioni da idrocarburi (il Pozzo Polenta a Morbio Inferiore), pesticidi (come il clorotalonil, trovato in più pozzi nel Distretto), o da perfluorottano sulfonato (Pfos venuto a galla nel Pozzo Prà Tiro a Chiasso).

I tempi e le scelte della politica

Ce n’è quanto basta per Gabaglio e Cereghetti – autori di una lettera aperta – per riannodare i fili del discorso. «Il nostro intento – spiega Gabaglio, già presidente distrettuale del Ppd, a ‘laRegione’ – non è quello di alimentare una discussione inutile, ma piuttosto quello di far comprendere che i tempi della politica sono un po’ lunghi. La problematica poteva essere già stata risolta qualche anno fa».

Ciò significa che la politica non ha compreso l‘urgenza del ‘dossier acqua’? «All’inizio – ci risponde Gabaglio – un ostacolo è stato rappresentato dai Comuni, diversi, che non percepivano il nodo della scarsità di acqua come problematico avendo riserve generose. Anche se poi, ripercorrendo per sommi capi la vicenda, si è arrivati a mettere in rete gli acquedotti». Passaggio intermedio, quest’ultimo, sulla via della captazione a lago. «Poi a pesare, anche sui ritardi – chiarisce Gabaglio –, è stata pure la componente economica, che determina un po’ le scelte. Davanti ai grandi numeri – e la spesa iniziale dell’operazione aveva spaventato tutti – si danno altre priorità, salvo poi rendersi conto che investimenti di questo tipo rappresentano un beneficio per tutti».

Tra clima e crisi idrica

Ci hanno pensato, però, i cambiamenti climatici a dare la sveglia. «Negli ultimi anni – riconosce Gabaglio – è mancata la capacità di avere delle visioni riguardo al nostro territorio: forse non si è mai affrontata la tematica in maniera approfondita. La crisi che stiamo vivendo, anche sul piano economico e agricolo, ci ha messo di fronte all’evidenza che le nostre fonti non sono inesauribili e che non è scontato avere acqua di qualità in quantità».

Non potrebbe essere più d’accordo Matteo Mombelli, municipale a Morbio Inferiore. «Mai come quest’anno – ci dice – ci siamo accorti che esiste un ’problema acqua’». L’Unità socialista e i Verdi di Morbio e la Sinistra e i Verdi di Balerna, sempre in questi giorni, hanno lanciato infatti un’altra sfida. Siccità e penuria idrica fanno invocare l’acquedotto a lago. Ma per il fronte rossoverde si tratta di una medaglia a due facce.

Occhio ai vecchi pozzi

«Non dimentichiamo che con l’acquedotto a lago andranno persi molti pozzi nel Basso Mendrisiotto – fa memoria Mombelli –: l’intenzione del Consorzio Arm è questa, anche se ci appare sempre più incomprensibile. Viene da chiedersi: cosa ne facciamo di questi pozzi? Non solo, chiudere queste fonti significa anche togliere le zone di protezione. Quindi permettere di costruirci sopra, perdendo in modo irrimediabile delle falde importanti, magari per un uso diverso, a vantaggio del sistema agricolo e industriale».

Lo si è toccato con mano proprio in questo periodo: Comuni come Mendrisio e Stabio hanno riattivato vecchi pozzi (di acqua non potabile) per garantire i servizi esterni comunali e andare in soccorso di contadini e viticoltori della regione. «Si è visto bene – rende attenti Mombelli – come anche l’acqua di pozzi dismessi sia sempre preziosa. Purtroppo certe captazioni non sono state gestite bene. Insomma, dobbiamo ricordarci del passato e che se siamo a questo punto c’è un perché: certe zone non sono state protette a sufficienza».

Preservare le fonti, una ‘necessità’

Mombelli e con lui Sinistra e Verdi di Morbio e Balerna sanno bene dove andare a parare: quella di preservare i quattro pozzi del Basso Mendrisiotto – ovvero Pozzo Polenta, Pozzo Prà Tiro e i due pozzi Prà Grand a Vacallo – rappresenta una "necessità". Occorre essere lungimiranti, fa capire ancora il municipale, e immaginare un loro utilizzo se non a scopo potabile almeno agricolo e industriale, "sempre con l’obiettivo di un risanamento futuro".

In altre parole, "la Sinistra e i Verdi di Morbio e Balerna – come si legge in una nota – ritengono che sia il momento di chiedere a Comuni, Cantone e Confederazione di ripensare con urgenza la propria politica di approvvigionamento idrico". E i primi a mobilitarsi, esortano, devono essere proprio le autorità del Basso Mendrisiotto. Anche perché ricordano, "non ci sarà un piano B".

Pronti anche al referendum

La prima mossa dei due gruppi è stata quella di presentare due interrogazioni (a Morbio e a Balerna), per chiedere altresì conto del destino dei Pozzi Polenta e Prà Tiro. Ma per perorare la causa si è pronti, si fa sapere, "a far capo a tutti gli strumenti politici, compreso il referendum". Solo una provocazione? «L’opzione referendum è riferita in particolare alla vicenda del Pozzo Polenta – spiega Mombelli –. Tra poco si riprenderà in mano l’incarto della pianificazione del comparto Serfontana-Bisio, silente sin qui sul destino delle zone di protezione, ancora in vigore. Da parte nostra intendiamo difendere il pozzo e il mantenimento dell’area verde. Sarebbe un po’ una forma di risarcimento verso un luogo che ci ha serviti per tanti anni e non siamo stati capaci di tutelare a dovere».

Leggi anche:

Emergenza idrica: sinistra e verdi invitano a preservare i pozzi

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