Mendrisiotto

La stazione ferroviaria di Chiasso si rifà il trucco

Le Ferrovie investono 10 milioni nell’ammodernamento dello scalo. Il sindaco Arrigoni: ‘Si investe, un cambio di paradigma’ per le Ffs

Arrigoni, Cattaneo e Zali pronti a dare il primo colpo di piccone (Ti-Press-E. Bianchi)
15 novembre 2021
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La stazione di Chiasso è sempre la stessa: pendolari che vanno, passeggeri che vengono. A ben guardare qualcosa di diverso, però, oggi c’è. Nel grande atrio si respira aria di cantiere. I lavori sono partiti a inizio mese e non sono ancora entrati nel vivo, ma questa volta tocca allo scalo ferroviario chiassese rifarsi il... trucco. Dopo Bellinzona, Lugano, Locarno e Mendrisio, le Ffs concentrano ora i loro sforzi sullo stabile viaggiatori cittadino, inaugurato nel 1932 e bene iscritto nell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (Isos). Una operazione di vero e proprio restyling nella quale si è pronti a investire oltre 10 milioni di franchi e che si concluderà nell’estate del 2023. Un anno, quest’ultimo, davvero strategico per l’intero complesso su rotaia locale: si condurranno in porto, infatti, anche gli interventi sulle infrastrutture di Chiasso viaggiatori e smistamento – un progetto da circa 240 milioni varato nel 2017 – e in febbraio, stando ai piani, si metterà in esercizio la nuova Officina. Non resta, insomma, che rimboccarsi le maniche e dare il ‘la’ a questa ulteriore trasformazione. Un po’ come hanno fatto oggi, lunedì, Roberta Cattaneo, direttrice Ffs- Regione sud, il consigliere di Stato Claudio Zali e il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, armati di tre picconi simbolici. Nessun timore, però, l’identità della struttura non sarà snaturata: il gruppo scultoreo ‘Italia e Svizzera’ plasmato nel 1932 da Margherita Osswald Toppi (1897-1971) continuerà ad accogliere l’andirivieni frenetico dei viaggiatori.

‘Anche le Ffs hanno cambiato rotta’

La città di confine sente di essersi meritate tutte queste attenzioni da parte delle Ferrovie. Nessuno – l’autorità comunale per prima – dimentica che le Ffs sono state, da sempre, un datore di lavoro importante per la regione. Nel tempo, però, lo scalo locale ha perso in velocità (oltre che importanza e posti di lavoro) e ciò negli ultimi anni ha fatto crescere il bisogno di riconquistare un ruolo nella rete ferroviaria cantonale. Certo la stessa cittadina così come l’intero comprensorio dovranno dimostrare di saper raccogliere la sfida. Il Municipio locale, dal canto suo, crede eccome nel potenziale della stazione e di quanto ci ruota attorno. Il sindaco Bruno Arrigoni non perde occasione per ribadire l’impegno delle istituzioni locali e per ricordare l’apertura alla collaborazione con Ffs e Cantone. Sul tavolo, del resto, ci sono dei progetti strategici per il futuro del Comune. Ancora li si declina al condizionale, ma ora che il Centro professionale tecnico del settore tessile sembra essere ormai a portata di mano – aprendo la strada al recupero di un comparto dismesso qual è quello degli ex magazzini ferroviari –, riprendono forza pure le aspirazioni legate all’area di svago alla Piccola velocità e alla creazione di un nuovo quartiere, ribattezzato Gleis 4, tra via Manzoni, via Livio e l’attuale piazzale adibito a park&rail. Tutte iniziative, come richiama il sindaco, che «vorrebbero e potrebbero cambiare il volto della cittadina». Quindi ci si aspetta che pure le Ferrovie colgano l’occasione per sfruttare le risorse chiassesi. E qui Arrigoni si toglie il proverbiale sassolino dalla scarpa: «Dopo anni di smantellamenti, con piacere registriamo un cambio di paradigma da parte delle Ffs, con la speranza che si traduca pure in posti di lavoro. Il Basso Mendrisiotto – rimarca – ha dato e ricevuto parecchio dalle Ferrovie in un equilibrio che si era interrotto e che ora con i lavori alla stazione riprende».

‘Sono sicura che la stazione piacerà a tutti’

Del resto, fa memoria dal canto suo la direttrice Roberta Cattaneo, «un primo passo importante» per lo scalo locale lo si è compiuto dapprima con gli importanti investimenti messi in campo negli anni scorsi a livello infrastrutturale e poi con il progetto dell’Officina, «concorrenziale – sottolinea – per il Ticino e il Nord Italia» grazie a un tornio prezioso per la manutenzione delle ruote dei carri ferroviari. Ora a tutto ciò si aggiunge il restyling della stazione, al varo mentre a Mendrisio ci si accinge – il 14 dicembre prossimo – a inaugurare lo stabile ristrutturato. Cattaneo confida che il risultato piacerà ai momò.

In effetti, l’intervento farà leva in particolare sul fabbricato, che verrà rimodernato valorizzando gli spazi e sfruttando la luce naturale, e assicurando una miglior accessibilità. Come Mendrisio – il primo in Ticino, ci fa notare la direttrice – anche a Chiasso si introdurrà il nuovo concetto di biglietteria, già sperimentato a Montreux e lontano ormai dal vecchio modello di sportello. «Oggi – ci spiega – puntiamo sulla consulenza al viaggiatore e a dare qualità al servizio. I biglietti nel 60-70 per cento dei casi vengono acquistati infatti online o presso i distributori automatici». La stazione rinnovata ritroverà poi il suo bar – chiuso dopo vent’anni il Sette e 48 –, un negozio – Avec del gruppo Valora – e altri spazi commerciali, che saranno ricavati lungo un lato dell’ingresso e per i quali andrà ancora misurato l’interesse del mercato. In più si risanerà la facciata, si sostituiranno i pavimenti con del granito rigorosamente ticinese, si modificherà l’illuminazione e si inseriranno due ascensori, uno dei quali collegato al sottopasso che conduce ai treni. Il progetto include altresì la sistemazione dell’edificio noto come Posta italiana che al piano terra ospita la Dogana svizzera e che in futuro ai livelli superiori farà posto ad altri uffici e ad appartamenti. La domanda di costruzione, fanno sapere le Ffs, sarà presentata all’inizio dell’anno prossimo.

Tra passato e futuro

L’approccio, in ogni caso, sarà rispettoso del complesso, protetto, e avrà carattere conservativo (il progetto è stato sottoposto ai Beni culturali). Ad assicurarlo a ‘laRegione’ è lo stesso responsabile del progetto, Oliver Gepp. L’intervento darà modo, d’altra parte, conferma il responsabile, di togliere la patina del tempo puree dalle testimonianze artistiche presenti alla stazione: dal gruppo scultoreo – si rinnoverà il piedistallo – all’affresco ‘L’emigrante’ firmato nel 1934 da Pietro Chiesa. Si presterà attenzione anche ai lucernari originali degli anni Trenta. La stazione chiassese ha tanto da raccontare, come si strizza l’occhio dal pannello che rimanda alla mostra allestita al m.a.x. museo (‘Treni fra arte, grafica e design’) grazie alla riproduzione di alcune cartoline d’epoca.

È nel passato e nella vocazione internazionale, del resto, la forza di uno scalo ferroviario in cerca di una nuova collocazione. Oggi, come fa presente lo stesso direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, una stazione è una «piattaforma di mobilità dalla natura sempre più complessa e intrecciata al tessuto dell’agglomerato». Il consigliere di Stato, comunque, è sicuro che questo «profondo rinnovamento farà bene a Chiasso e all’intera collettività», consapevole della volontà dei cittadini di tenere alto il nome del suo scalo Ffs. Una cosa è certa, la garanzia di un servizio pubblico efficace e accattivante passa anche da qui.

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