Mendrisiotto

Pescatori momò preoccupati per i deflussi minimi estivi

Per i corsi d'acqua momò si chiude un 2020 senza inquinamenti. Il problema, ora, sono le 'secche' che si verificano durante i mesi caldi

(Ti-Press)
7 gennaio 2021
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Un anno senza inquinamenti. Per le acque del Mendrisiotto, quello appena trascorso, è stato dunque un anno positivo. Confrontati negli scorsi decenni con importanti e gravi inquinamenti – basti pensare ai numerosi interventi lungo il Laveggio, il Raggio o il Faloppia – i corsi d'acqua nel Distretto sono tornati a 'respirare'. Le preoccupazioni, però, non mancano. Lo sa bene il presidente della 'Mendrisiense', la Società pescatori del Mendrisiotto Christian De Piaggi. Alla testa del sodalizio da un paio d'anni, il presidente conosce bene il lavoro che si cela dietro al movimento della pesca. Perché, sottolinea, «il pescatore non è solo un ammazza pesci». Armati di canna, amo e lenza, chi si muove lungo i fiumi è la prima 'sentinella' che opera a favore dell'ambiente. Ma non solo. La vitalità dei torrenti passa anche dalle attività di semina (immissione di uova e pesci) che svolgono più volte l'anno gli associati. Oltre alla pesca, quindi c'è di più. Il 2020, anno della pandemia, com'è stato per la categoria? «Sicuramente c'è gente che si è avvicinata alla pesca – commenta De Piaggi –. Lo dimostra il fatto che durante l'anno appena trascorso è aumentato il numero di soci a livello cantonale». Discorso diverso, invece, per quanto riguarda la Mendrisiense che, purtroppo, nel 2020 ha perso 15 soci, attestandosi a 299 iscritti. Un'emorragia cominciata nel 2010, quando allora gli iscritti erano 490, che si era arrestata nel 2019. Dopo 9 anni, infatti, il numero di soci era tornato a salire (314). Ora, purtroppo, il nuovo dato 'negativo'. A preoccupare il presidente, però, è la mancanza di nuove leve, giovani. Dei quasi 300 soci, infatti, «ci sono pochi ragazzi, solo sei». E in tal senso la pandemia non ha giocato a favore. Per attrarre i giovani, la Mendrisiense aveva in calendario diverse attività, come ad esempio la giornata dei ragazzi (un avvicinamento alla pesca), ma le restrizioni in vigore hanno giocoforza costretto il Comitato ad annullare gli eventi. Lo stesso vale per l'ordinaria assemblea annuale la quale, inizialmente prevista il 23 gennaio, è stata spostata a maggio.

Tra ripopolamenti e livelli idrici

Alla notizia, positiva, relativa ai (non) inquinamenti; si associa quella del «buono stato di saluti dei nostri fiumi). Lo attestano le pesce elettriche che vengono effettuate dall'Ufficio caccia e pesca durante l'anno. «L'ultima, a settembre, effettuata nel Gaggiolo ha permesso di riscontrare una buona vitalità». La presenza di pesci è buona, «anche per quel che riguarda la riproduzione naturale». E dove non arriva la natura, ci sono i pescatori a dare una mano. Non sono infatti mancate le semine, «grazie al materiale ittico messo a disposizione dall'incubatoio di Maglio di Colla, di Brusino Arsizio e di Rodi-Fiesso (quest'ultimo per i salmerini da immettere nel lago)». Le immissioni sono state fatte per il Ceresio, il Laveggio, la Breggia, il Gaggiolo e un tratto del Morée. Decine di migliaia, tra uova e piccoli pesci (estivali o preestivali), che popolano ora i corsi d'acqua. Un'attività, quest'ultima, che necessita anche di 'forza lavoro' e, in tal senso, De Piaggi ringrazia tutte le persone che si sono messe a disposizione: «Tanta gente ci ha dato una mano. A marzo, ad esempio, per la semina delle trote lacustri, erano presenti anche alcune famiglie». I problemi però, a mente del presidente non mancano. Quello che, oggi preoccupa maggiormente, è legato ai deflussi minimi. «Soprattutto d'estate c'è poca acqua e alcuni tratti dei nostri torrenti vanno in 'secca'». Un pericolo per i pesci al quale se ne aggiunge un altro: la presenza sempre più marcata del cormorano, uccello ittiofago. «Dal lago tendono a spostarsi lungo i fiumi. E un grosso problema. E d'estate, essendoci poca acqua, la loro attività predatoria (insieme a quella dell'airone) 'va a nozze'».

Bene persico e luccio perca

Tra i bilanci non si può non parlare del pescato. Nei corsi d'acqua del Distretto, anche a causa della siccità estiva, «il pescato è diminuito parecchio». Lo si deve anche alla 'migrazione' dei pescatori che, durante i mesi più caldi, «si spostano piuttosto nelle valli dell'alto Ticino, dove ci sono i laghetti alpini. Dove – rimarca il presidente – c'è più acqua». Aspetto da non sottovalutare, inoltre, è la fruibilità: «Non possiamo competere con i corsi d'acqua e i bacini leventinesi o delle valli sopracenerine. Ma qualche soddisfazione i pescatori se la possono togliere anche nel Mendrisiotto». Di sicuro nel Ceresio: «per quel che riguarda il pescato nel lago è stata una buona stagione soprattutto per la cattura di persico e luccio perca». Poche, per contro, «le catture di trota lacustre». Ma non ci si demoralizza: «negli ultimi anni abbiamo effettuato molte semine, speriamo che ora arrivino anche i risultati e che si possa vedere qualche trota in più». 

Gli alberi di Natale, 'casa' dei pesci

L'attività a favore del mondo dei riprenderà già questo fine settimana. Come? Con gli alberi di Natale che hanno dato colore ai salotti delle abitazioni durante le feste. Da anni, infatti, i piccoli abeti vengono raccolti e posati in fondo al lago. La loro presenza costituisce un ottimo habitat per il rifugio e la riproduzione del pesce persico. Per questo motivo, si invitano tutti i cittadini a consegnare il proprio alberello sabato mattina, a partire dalle 9 e fino a mezzogiorno, al bar lido di Capolago. 

 


 

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