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21.10.22 - 11:59
Aggiornamento: 17:46

Incendio al White, quattro anni di carcere a Balmelli

La Corte delle Assise criminali di Lugano ha emesso cinque condanne. L’unica interamente da espiare è quella del commerciante

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Rescue Media/archivio

Quello appiccato nella notte tra l’11 e il 12 febbraio dell’anno scorso al negozio di abbigliamento White di Lugano è stato un incendio intenzionale e c’è stata una tentata truffa all’assicurazione. È questa la conclusione a cui è arrivata la Corte delle Assise criminali di Lugano che, in tarda mattinata, ha emesso cinque sentenze di condanna. Bruno Balmelli, 73enne titolare del negozio, è stato condannato a 4 anni di carcere, interamente da espiare. Agli altri imputati sono state inflitte condanne tra i 12 mesi sospesi e i 34 mesi parzialmente sospesi. Per il 45enne campano che ha fatto da tramite tra Balmelli e l’esecutore materiale, condannato a 34 mesi (di cui 16 da espiare), sono scattate le manette in aula, considerato «l’elevato pericolo di fuga». La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo aveva proposto condanne comprese tra i 24 mesi e i tre anni – la Corte ha quindi aumentato le pene –, mentre le difese si sono battute per importanti riduzioni delle condanne. Gli avvocati Ettore Item, Gabriele Massetti, Pierluigi Pasi, Nicola Corti e Sofia Padlina hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Corte di Appello e revisione penale di Locarno.

‘Pacifico volesse liberarsi della merce’

Nel leggere la sentenza, il giudice Amos Pagnamenta ha sottolineato che «è pacifico che Balmelli volesse liberarsi della merce. L’attività era gravemente deficitaria, aveva già immesso denaro proprio e quell’anno avrebbe dovuto aggiungere almeno altri 200mila franchi. Non è credibile che non volesse chiudere il negozio, l’attività era già deficitaria ed era quasi impossibile uscirne». Per la Corte «non è credibile che volesse eliminare solo parte della merce, perché un danno parziale non avrebbe risolto il problema». Anche volendo ammettere che l’idea dell’incendio non sia stata sua, ha aggiunto il presidente, «a un certo punto ha compreso in modo inequivocabile come la merce sarebbe stata fatta sparire, cioè con l’incendio». Per il giudice la sua azione è stata per «dolo diretto, mosso dal movente economico e per fare questo ha messo in pericolo l’intera comunità con un incendio in pieno centro. Ha inoltre esposto in prima persona il suo parente». Pur essendo stato il mandante dei fatti, «l’istigatore», Balmelli «è stato l’unico che incomprensibilmente non è stato arrestato. Una scelta procedurale che sfugge alla Corte». I fatti, ha aggiunto Pagnamenta, sono stati «solo in parte ammessi. Una versione aggiornata delle tre scimmiette: c’è chi non vede, sente o parla e chi fa le cose in contemporanea».

‘Tutti sapevano del progetto criminale’

Per la Corte, «tutti sapevano del progetto criminale e vi hanno attivamente partecipato». Giuridicamente parlando, il presidente della Corte ha ricordato che un incendio «è un danneggiamento qualificato, un danno con il fuoco, e le fiamme erano fuori controllo, tanto che l’autore materiale si è ferito. Tentare di sminuirne il pericolo, non è rispettoso per chi è intervenuto sul posto, considerato che un incendio all’interno comporta un esponenziale aumento della temperatura e il rischio di propagazione agli oggetti». Per quanto riguarda la tentata truffa, «il piano non è stato perfetto. Molto verosimilmente la mazza è stata lasciata all’entrata dall’autore materiale con l’idea di usarla quando avrebbe lasciato il luogo e richiuso la porta. Fatto non avvenuto solo perché si è ferito ed è fuggito in preda al panico». Per la Corte non si è trattato, come sostenuto dalle difese, dell’azione della Banda Bassotti ma di un «piano ben congegnato con il promotore che si è chiamato fuori per non essere collegato alla vicenda». Balmelli e il parente hanno agito «per dolo diretto» avendo bisogno del rimborso; per il tramite e l’esecutore il dolo è stato eventuale perché «hanno giocoforza capito che l’incendio era per un tornaconto economico perché nessuno brucia gratuitamente le proprie cose». L’ex gerente del bar è invece stata «prosciolta» dalla truffa.

Le altre condanne

Per tutti la Corte ha stabilito che la colpa è stata «oggettivamente grave in ragione del bene giuridico minacciato: difficilmente si può immaginare un evento tanto catastrofico in pieno centro, di notte, con le fiamme che si possono propagare». Di «estrema gravità» anche l’importo della truffa. Detto di Balmelli e del tramite, nel dettaglio l’ex gerente del bar è stata condannata a 12 mesi interamente sospesi per il suo «coinvolgimento marginale e limitato a prestare aiuti estemporanei». Al parente di Balmelli sono stati inflitti 32 mesi di detenzione, di cui 12 da espiare. Per lui la Corte ha riconosciuto «l’ampia collaborazione e l’aver riferito fatti che hanno anche aggravato la sua posizione processuale». L’esecutore materiale dell’incendio, infine, a tre anni (di cui 18 da espiare).

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