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19.09.22 - 17:45
Aggiornamento: 18:02

Tre giorni di processo per l’incendio intenzionale al White

Il caso di tentata truffa all’assicurazione davanti alle Assise criminali di Lugano dal 19 al 21 ottobre. Sostanzialmente rei confessi 4 dei 5 imputati

di Guido Grilli
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Rescue Media
Maxiprocesso per il rogo intenzionale al negozio in pieno centro

Durerà tre giorni il maxiprocesso per l’incendio intenzionale avvenuto lo scorso 12 febbraio 2021 al negozio di abbigliamento White di via Nassa-piazzetta San Carlo a Lugano, ordito allo scopo di incassare i soldi della polizza dell’assicurazione (una somma a sei zeri, che teoricamente avrebbe potuto raggiungere i 2 milioni di franchi). Cinque gli imputati rinviati a giudizio e che compariranno in aula penale dal 19 al 21 ottobre prossimi. Davanti alla Corte, che sarà presieduta dal giudice Mauro Ermani, siederanno: un noto commerciante di Lugano, ultrasessantenne da anni attivo sulla piazza cittadina, indicato come il mandante dell’incendio e che sin dal primo interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità; un 34enne cittadino italiano residente nel Luganese, un 43enne e un 47enne entrambi italiani residenti nella vicina Penisola e un 50enne cittadino campano, esecutore materiale del rogo, estradato nei mesi scorsi da Napoli a Lugano.

Rischiano fino a 5 anni di carcere

Tutti gli imputati dovranno rispondere, ognuno secondo le proprie responsabilità, dei reati di incendio intenzionale e tentata truffa per aver sperato di incassare un’ingente somma dalla compagnia di assicurazione, fingendo che le fiamme al negozio fossero divampate accidentalmente. Il disegno criminoso è chiaro e acclarato, secondo la pubblica accusa, sostenuta dalla pp Margherita Lanzillo: il piano, fallito, prevedeva di incassare i soldi della polizza, raggirando gli assicuratori, magari facendo loro credere a un cortocircuito, quando invece il rogo è stato architettato e messo in atto dagli autori. Le indagini della Polizia scientifica sono riuscite a individuare cinque distinti punti del negozio mandato in fiamme, in cui l’esecutore materiale ha cosparso di benzina il locale per poi, con un accendino, appiccare l’incendio. Le modalità di esecuzione e, soprattutto le richieste fornite dal mandante al 50enne campano, saranno uno dei punti al centro del dibattimento pubblico. Sembra che il famoso commerciante di Lugano abbia lasciato "carta bianca" all’esecutore materiale del rogo, chiedendo che una precisa collezione di vestiti alla moda venisse danneggiata. Insomma, il piano sarebbe un po’ sfuggito di mano a chi lo ha ideato e di conseguenza a chi lo ha perpetrato. Tutti elementi che la Corte delle Assise criminali di Lugano dovrà ricostruire minuziosamente. Resta il fatto che quel 12 febbraio di un anno e mezzo fa i danni provocati sono stati decisamente ingenti e, visto anche il luogo – in pieno centro abitato –, le conseguenze avrebbero potuto essere più gravi. La vicenda è avvenuta durante la seconda ondata Covid, quando i negozi e i commerci in genere boccheggiavano. Ma per fortuna non si sono registrati feriti. E dire che il negozio non navigava finanziariamente in cattive acque, ma al contrario godeva di bilanci in salute.

Intanto, il sistema di videosorveglianza dei negozi contigui al White e quelli della pubblica via, prontamente sequestrati e visionati dagli inquirenti durante l’inchiesta, hanno immortalato l’esecutore materiale dell’incendio. Eppure, costui avrebbe fornito versioni contraddittorie durante l’inchiesta. Arrestato in Italia solo alcuni mesi dopo i fatti, in seguito a un mandato di cattura internazionale spiccato dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, il 50enne campano – dopo aver rifiutato l’estradizione – vi ha aderito solo pochi mesi fa, consentendo così il suo trasferimento in Ticino al carcere giudiziario La Farera. Presto, come detto, il caso giudiziario approderà davanti alla Corte delle Assise criminali. I giudici dovranno inoltre stabilire il ruolo ricoperto dagli altri imputati, segnatamente capire se abbiano agito in qualità di complici o di correi nella vicenda. Per uno degli imputati l’atto d’accusa contempla anche il reato di danneggiamento avvenuto nell’estate 2020, relativo a un altro negozio appartenente alla stessa società del White, il Cashmere Square di via Nassa.

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