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20.10.22 - 10:35
Aggiornamento: 16:10

Incendio al White, ‘organizzazione da Banda Bassotti’

L’avvocato Ettore Item chiede l’assoluzione dal reato di incendio intenzionale per Bruno Balmelli

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archivio Rescue Media
Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2021

È dedicata agli interventi difensivi la seconda giornata del processo per l’incendio intenzionale al negozio White di via Nassa, a Lugano. Ieri la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha presentato richieste di pena comprese tra i due e i tre anni. Le cinque persone che siedono davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano presieduta dal giudice Amos Pagnamenta «non un’associazione criminale, ma un’organizzazione da circo degna della Banda Bassotti, di un cinepanettone». Sono queste le parole dell’avvocato Ettore Item, intervenuto a difesa del noto commerciante Bruno Balmelli, titolare del negozio di abbigliamento al momento dell’incendio avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 febbraio dell’anno scorso. Al termine del suo intervento, il legale ha chiesto in via principale l’assoluzione dal reato di incendio intenzionale e la tentata truffa limitata a 180mila franchi. In via subordinata, la derubricazione da incendio intenzionale a danneggiamento, con una pena «massicciamente ridotta rispetto a quella proposta dall’accusa (36 mesi di cui 12 da espiare, ndr) sospesa con la condizionale». Quello del White «è stato un mero danneggiamento con il fuoco che non ha provocato danni a persone e nemmeno a strutture – ha aggiunto Item –. Al piano -1 si vedono cartoni, scatole e vestiti rimasti intatti e anche gli uffici ai piani superiori hanno riaperto. I danni maggiori sono stati provocati dagli stessi pompieri, che sono dovuti intervenire in modo virulento».

Sin dal primo interrogatorio, Balmelli «è reo confesso per la tentata truffa, riconoscendo le difficoltà economiche dei suoi due negozi» ma «non ha mai chiesto di appiccare l’incendio. Ha sbagliato – ha sottolineato Item –, ma non è un reato. Non si vuole negare che ci sia stato l’incendio, perché tutta Lugano ha sentito le sirene, ma non esiste alcuna prova che indichi che Balmelli abbia chiesto di incendiare tutta la merce nel negozio». La sua idea era quella di «trovare un potenziale acquirente a cui svendere la merce accumulata nel magazzino». In questo contesto rientra il contatto con l’amico 45enne che aveva «parecchie conoscenze anche nel settore della grande distribuzione di abbigliamento in provincia di Napoli». In un secondo momento l’amico «gli ha palesato l’ipotesi di disfarsi della merce». La situazione era «talmente grigia e nebulosa, che Balmelli è arrivato a disinteressarsi del modo in cui l’amico si sarebbe disfatto della merce». Il commerciante, ha continuato il legale, «aveva bisogno di 200mila franchi per coprire una perdita determinata dalla situazione del periodo. Non voleva andare in pensione ma ricevere un aiuto economico equivalente al rimborso dell’assicurazione per questa merce ormai invendibile e per lasciare l’attività al figlio che si occupava della gestione del negozio». È stata l’assicurazione, ha aggiunto ancora Item «a stabilire che il danno nel negozio è stato totale a causa del fumo. Non vi è quindi l’inganno astuto presupposto del reato di truffa». Quale sarebbe l’alibi, si è chiesto ancora Item, che ha portato ai fatti del febbraio scorso? «La prima cosa che fanno i criminali incalliti è procurarsi l’alibi: questi sono uno peggio dell’altro, non è nemmeno stata sfondata la porta. Il danneggiamento con il fumo ha distrutto 50 anni di attività di Balmelli il quale, si è adoperato per cercare un inquilino solvibile (la Bally Sa che ha ristrutturato il negozio e accettato un canone superiore) e pagato gli affitti arretrati». Il White «non esiste più, Balmelli non ha più un negozio e il figlio nemmeno. Il suo cruccio maggiore non è l’aver rovinato l’attività o la pubblicità negativa, ma di aver coinvolto il figlio».

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