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18.02.22 - 18:43
Aggiornamento: 20.02.22 - 18:53

Lugano: il 74% dei giovani chiede più spazi di incontro

Lo dicono i risultati del sondaggio ‘È il momento di dire la tua’, sottoposto ai ragazzi fra i 14 e i 19 anni domiciliati in città

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Il 74% dei giovani di Lugano necessitano di ulteriori spazi di incontro e il 57% sottolinea quanto i giovani necessitino di spazi e luoghi liberi per poter organizzare attività in maniera indipendente. Nulla di nuovo all’orizzonte, ma sono risultati che dovrebbero far riflettere – visto il difficile periodo storico che la Città di Lugano sta attraversando nel rapporto con i propri giovani –, quelli emersi dal sondaggio ‘È il momento di dire la tua’, sottoposto ai giovani luganesi fra i 14 e i 19 anni nell’ambito del percorso per l’ottenimento del label Unicef ‘Comune amico dei bambini’. All’inchiesta, sottolinea la Città, hanno partecipato 672 giovani.

Un’analisi di approfondimento

«Siamo coscienti che questi dati vanno approfonditi – precisa il Municipio – e questo sarà uno degli obiettivi che la Divisione socialità e la Divisione eventi e congressi vogliono raggiungere grazie a uno studio di approfondimento che si prevede di conferire, tramite mandato esterno, all’Associazione Prometheus, che da anni opera sul territorio cantonale con progetti a favore dei giovani". Un’analisi con la quale si intende capire cosa concretamente ricercano i giovani, quali sono le necessità soprattutto delle zone più periferiche e come si può rispondere alla domanda con strutture già della Città o eventualmente da affittare. Per quanto riguarda le zone centrali, il Municipio sottolinea che già a partire da inizio anno lo Studio Foce viene messo a disposizione di chi lo richiede per eventi, feste e concerti, durante le serate di giovedì, venerdì e sabato. Molte le richieste già giunte ed entro fine marzo il programma è già tutto riservato. Inoltre, il centro giovanile di Viganello si sta invece dotando della strumentazione tecnica necessaria per poter aprire alla domenica il proprio locale insonorizzato per giovani gruppi emergenti che cercano una sala prove.

No al picchetto di operatori di prossimità formati

Informazioni, queste, che derivano dalla risposta che l’esecutivo ha dato al consigliere comunale Raoul Ghisletta (Ps), che lo scorso autunno ha interrogato il Municipio – per la seconda volta, avendo ricevuto come risposta dalla capodicastero Sicurezza Karin Valenzano Rossi l’audio del volume della musica della festa – sui fatti di Villa Saroli. Nel parco, lo scorso settembre, si è svolta infatti una festa non autorizzata che a causa dell’elevato volume della musica ha creato disturbo della quiete pubblica ed è sfociata in scontri fra giovani e poliziotti, intervenuti per interrompere l’evento. Poliziotti che, ricordiamo, fatto più unico che raro in simili circostanze in Ticino hanno persino utilizzato i proiettili di gomma. Ebbene, per quanto riguarda questo côté, il Municipio ha risposto picche: "Organizzare e garantire un picchetto stabile di operatori di prossimità appositamente formati per intervenire in questioni di ordine pubblico non risponderebbe in modo efficiente (senza dispendio di tempo e risorse a fronte della casistica in questione), né tantomeno efficace a quanto accaduto, dato che all’interno della Polizia comunale opera già una sezione specializzata in linea con il Gruppo visione giovani della Polizia cantonale, e con la quale il Servizio di prossimità intrattiene scambi regolari".

Dalla scorsa primavera, inoltre, è stato istituito un gruppo di lavoro interdivisionale nel quale sono coinvolti il Servizio di prossimità, la Polizia e la Divisione eventi e congressi. "L’obiettivo è quello di favorire la comunicazione e lo scambio tra i diversi servizi su tematiche legate soprattutto al mondo giovanile". Infine, l’esecutivo precisa che "il picchetto del Servizio di prossimità (attivo tutti i giorni fino alle 20) è legato al mondo degli operatori, che non contempla l’intervento in questioni di ordine pubblico, ed è riservato ai giovani seguiti e accompagnati dagli educatori. La modalità di intervento del Servizio prevede infatti una fase progettuale e di ideazione che risulta essere di fondamentale importanza per raggiungere gli obiettivi di mediazione. Lavorare nell’urgenza – come è stato il caso di Villa Saroli – significa perdere questa importante fase del lavoro, rendendo poco funzionale l’intervento di prossimità".

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