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‘Dati concreti, non atti di fede. Poi se ne discuta pure’

Il sindaco di Locarno Nicola Pini dopo il dietrofront di Lavertezzo: ‘Continuare in commissione di studio. Aperti anche a Gordola e Cugnasco-Gerra’

Lavertezzo Piano, confinante con Locarno
8 maggio 2024
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Andrea Berri, neoeletto sindaco di Lavertezzo, è stato coerente con il suo “mandato elettorale” e ha ufficializzato l’intenzione di sospendere il processo aggregativo con Locarno. Se non è una porta sbattuta in faccia alla Città, cui lo stesso Municipio di Lavertezzo aveva chiesto “la mano” nella scorsa legislatura, poco ci manca. Peraltro, il Comune sul Piano ha altresì dato disponibilità di tenere Locarno sull’uscio nell’ambito di una consultazione con vista aggregativa con Cugnasco-Gerra e Gordola.

Nicola Pini, come giudica l’atteggiamento di Lavertezzo?

Da parte nostra c’è totale apertura e disponibilità al dialogo, anche con Gordola e Cugnasco-Gerra. Al sindaco di Lavertezzo ho comunque detto che secondo Locarno è assolutamente opportuno continuare il lavoro all’interno della commissione di studio. Questo, per poter elaborare e fissare uno scenario aggregativo, avere dei dati certi e proposte operative sulle quali possa poi svilupparsi un dibattito politico e pubblico fondato non su preconcetti o atti di fede, ma su elementi concreti.

Cosa intende?

Mi riferisco a certi argomenti totalmente pretestuosi che mi è toccato ascoltare e che mi hanno provocato un certo disagio. Ad esempio quello secondo cui la Città di Locarno avrebbe voluto utilizzare le scuole di Lavertezzo a Riazzino per farvi alloggiare i richiedenti l’asilo. Si tratta di una “fake news”. Oltretutto il tema non è di competenza comunale o cantonale, ma federale. Anzi, a proposito delle scuole va fatta un’importante puntualizzazione.

Dica.

Come Città stiamo facendo uno sforzo, anche finanziario, per permettere a Lavertezzo di avere la sua quinta sezione. Noi vogliamo garantire dei servizi di prossimità ai nostri abitanti e per quelli delle Gerre la soluzione di Lavertezzo è positiva. Pertanto, crediamo fortemente nella scuola e in nessun’altra fantasiosa destinazione. Sentire o leggere altre versioni, anche veicolate da persone con cariche pubbliche, ha fatto un po’ male. Più in generale, argomentazioni utili per non andare con Locarno sono riferite a situazioni di 5, 10 o 20 anni fa. Questo è invece il momento di guardare avanti e discutere su elementi veri, e non inventati. Poi naturalmente si può decidere di no: lo può fare Lavertezzo, o lo può fare magari anche Locarno. Il ruolo della commissione di studio è quello di fornire uno scenario su cui decidere.

I lavori a che punto erano?

La commissione aveva già detto nella scorsa legislatura di voler ascoltare i promotori della petizione per recepire le paure e le perplessità e cercare di capire se sia possibile dare risposte rassicuranti. La stessa disponibilità al dialogo è quanto ho voluto garantire io come sindaco di Locarno al mio omologo di Lavertezzo. Dico onestamente che sono curioso di capire quali siano gli argomenti veri su cui si basa la contrarietà all’aggregazione. Nel frattempo i due Municipi si sono rinnovati e Locarno ha deciso di confermare in commissione Nancy Lunghi e il sottoscritto, aggiungendo, al posto dell’ex sindaco Alain Scherrer, il vicesindaco Claudio Franscella, già sindaco di Lavertezzo.

Ma proprio Franscella, in campagna, si era detto prudente “perché in gran parte della popolazione del Piano è ancora radicata un’idea aggregativa differente, più legata ai Comuni viciniori”. E allora?

Sono convinto che proprio la sua esperienza e la sua conoscenza del contesto potranno contribuire ad avvicinare ancor di più queste due realtà. La presenza di Franscella in commissione dimostra inoltre inequivocabilmente la totale apertura del Municipio rispetto a visioni anche diverse, e questo a beneficio di uno scenario aggregativo che tenga conto non solo degli aspetti positivi, ma anche delle paure e delle preoccupazioni. Detto questo, aggiungo un elemento essenziale, e cioè che il punto di partenza non è stato un abboccamento della Città verso Lavertezzo, ma viceversa. E Locarno ha risposto “presente”. Poi comunque in ultima analisi deciderà sempre la popolazione.

C’è chi crede che “dal Piano di Magadino Piazza Grande è troppo lontana”.

Ricordo che Locarno è già una Città diffusa e variegata, perché va dal lago alla montagna, dal bosco al fiume, al Piano di Magadino. Cardada è Locarno, le Gerre di Sotto sono Locarno, le Vattagne sono Locarno. Per questo stiamo instaurando un modello di “governance” che dà adeguato risalto a queste differenze territoriali, lavorando tanto nei processi partecipativi e valorizzando le associazioni di quartiere. La forza di Locarno sta proprio in questa diversità e proprio su questa base riusciamo a garantire servizi di prossimità, ma anche a trovare soluzioni condivise e forse inaspettate. E proprio il sindaco di Lavertezzo lo può confermare.

A proposito di?

Acqua. Ho incontrato per la prima volta Berri quando come municipali eravamo entrambi responsabili del Servizio di acqua potabile. A Lavertezzo avevano una penuria ed erano stati costretti a mettere dei divieti d’uso. La loro richiesta era di introdurli anche noi per le Gerre per non creare delle disparità fra vicini. Ebbene, dapprima, in collaborazione con Cugnasco-Gerra, nell’immediato avevamo fornito loro dell’acqua, poi avevamo lavorato sul tema ed elaborato un modello dinamico ed automatizzato di divisione dell’acqua delle sorgenti di Val Pesta, in maniera tale da evitare divieti sia a noi, sia a Lavertezzo. Ciò fa capire come, nel concreto, insieme si possa migliorare. Spero che come sindaci potremo continuare ciò che abbiamo iniziato da municipali.

In questo nuovo scenario che si sta delineando rimane un tavolo aperto con Losone. Come si inserisce nel discorso più ampio?

Con Losone stiamo intavolando un dialogo – sia tecnico che politico – schietto, che intende identificare come Locarno potrebbe migliorare Losone e viceversa, aiutandoci a vicenda. Credo sia anche funzionale all’obiettivo di far finalmente cadere tutti i tabù e permettere di mettere in luce tutte le possibilità di collaborazione o anche di aggregazione. Quando siamo andati a consegnare l’istanza di aggregazione con Lavertezzo, il Cantone si era preso l’impegno, poi ribadito pubblicamente, di convocare tutti i Comuni del Locarnese in un discorso di ripartenza senza preclusioni. In quell’ambito ci presenteremo a raccogliere la disponibilità di tutti coloro che hanno voglia di discutere della possibilità di migliorare le collaborazioni e magari andare anche oltre. Le aggregazioni sono uno strumento per garantire migliori servizi, avere più capacità di investimento e maggiore progettualità. Servono quindi per fare meglio ciò che dobbiamo fare, non per limitarsi a dire “siamo più grandi”. In questo senso tanto di cappello a Lavertezzo, perché è stato il Comune che ha avuto il coraggio di rompere un’inerzia che stava imprigionando il Locarnese.

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