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23.02.22 - 05:20
Aggiornamento: 16:41

Alla Cinque Fonti ‘direttore messo alla porta per zittirlo’

Vertenza casa anziani a San Nazzaro, il pretore aggiunto di Locarno-Campagna decreta: “Quel licenziamento è stato abusivo”

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La Casa anziani Cinque Fonti

Il licenziamento di Samuele Enderli dalla direzione amministrativa della casa per anziani Cinque Fonti di San Nazzaro non poteva essere giustificato dalla volontà di riorganizzare la gestione del ricovero, affidandola in "outsourcing" all’Alvad (Associazione locarnese e valmaggese di assistenza e cura a domicilio). Piuttosto, doveva e deve essere considerato una conseguenza del fatto che Enderli, mettendo i puntini sulle "i" rispetto a situazioni da lui riscontrate internamente all’istituto, aveva toccato dei nervi scoperti, inducendo così la Fondazione che l’aveva appena assunto a sbarazzarsi di lui. Quindi, "non si può che riconoscere come il motivo di licenziamento indicato dalla convenuta (ovverosia la Fondazione Ricovero delle Cinque Fonti, ndr) all’attore (e cioè Enderli, ndr) appaia menzognero". Infatti, "è del tutto illogico e irragionevole, e pertanto assolutamente inverosimile, che la Fondazione abbia licenziato il direttore del ricovero, figura imposta dalla Legge cantonale per la gestione delle case anziani, esonerandolo oltretutto immediatamente dal dover fornire la propria prestazione lavorativa e rimanendo quindi da un giorno all’altro priva di una direzione della struttura, senza aver ancora stipulato un mandato di gestione con Alvad, né discusso e, tantomeno, ottenuto il benestare dell’autorità cantonale circa l’attuabilità del modello di gestione in ‘outsourcing’ che pretende essere stato alla base della rinuncia della funzione ricoperta da Enderli, ovvero senza avere nemmeno la parvenza che ciò fosse realizzabile".

Sono alcuni passaggi della sentenza con cui il pretore aggiunto della Giurisdizione di Locarno-Campagna, Leopoldo Franscini, ha decretato come abusivo il licenziamento dell’ex direttore della casa anziani, obbligando la Fondazione a versargli quasi 60mila franchi a titolo di indennità. Sentenza che tra l’altro è nel frattempo cresciuta in giudicato ed è pertanto stata accettata.

Si configura dunque in tutta la sua chiarezza la situazione che a cavallo fra il 2019 e il 2020 tanto aveva fatto discutere in Gambarogno e non solo; ovverosia il licenziamento praticamente in tronco, poche settimane dopo l’assunzione, di Samuele Enderli dalla direzione dell’istituto per anziani di San Nazzaro. Da una parte, la Fondazione aveva sempre detto di aver voluto fare a meno del direttore in relazione a una presunta collaborazione con Alvad per un nuovo modello gestionale basato su un "progetto innovativo-sperimentale"; dall’altra, Enderli riteneva l’azione abusiva poiché in realtà scattata dopo che lo stesso direttore aveva reso attenti alcuni "attori" della casa anziani, fra cui l’ex direttore sanitario, circa l’esistenza di determinati conflitti d’interesse. Quanto alla collaborazione in "outsourcing" con Alvad, ancora non era stata formalizzata al momento del licenziamento, né era consentita dalla legge, tant’è vero che l’Ufficio anziani aveva imposto l’assunzione di un nuovo direttore, esattamente secondo le modalità utilizzate per prendere Enderli.

Quella della Fondazione è ‘una colpa grave’

La sentenza del pretore aggiunto mette dunque in fila i fatti e lo fa senza concedere sconti. "La motivazione fornita al dipendente il giorno in cui è stato licenziato si rileva per quello che è: una menzogna", si legge. La colpa della Fondazione è, pertanto, "grave" poiché "ha sollevato (Enderli) dall’incarico di direttore per zittirlo immediatamente e appena dopo tre mesi dalla sua assunzione, e meglio per il solo fatto che egli aveva manifestato dubbi legittimi in merito alle cariche e alla gestione dei degenti in seno al ricovero. Dubbi che hanno infastidito (un membro) del Cda al punto da farlo alterare, siccome riguardavano il suo ruolo e quelli ricoperti da (una sua parente) all’interno della casa anziani". Inoltre, "occorre considerare anche l’assenza di colpe dell’attore e le modalità con cui è stato licenziato; egli è stato esautorato dalle sue funzioni, è stato messo letteralmente alla porta di punto in bianco, alimentando così il sospetto, all’interno della casa anziani e nei confronti del personale, che avesse commesso chissà quali violazioni".

Secondo il pretore aggiunto Franscini, infine, "non può essere banalizzato neppure il riscontro mediatico della vicenda, che ha rivelato al pubblico il licenziamento, dandone una risonanza inconsueta". Di conseguenza, il licenziamento è da considerarsi abusivo e "si ritiene quindi pienamente giustificato prevedere un’indennità importante".

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