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Un tigrotto, sequestrato prima della vendita
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13.03.21 - 06:000
Aggiornamento : 15.03.21 - 15:32

Animali da compagnia

Dilaga una moda crudele

Ogni tanto, al WWF Svizzera, ci arrivano delle chiamate che ci lasciano un po’ perplessi. Non parliamo di chi, con tanto amore, si è preso cura di piccoli insetti, chi si ritrova una locusta egiziana sul balcone e non sa cosa fare o di chi in inverno ha salvato delle lumache e che a inizio anno si è ritrovata con tante baby lumache per casa (storia meravigliosa, tra l’altro). No, parliamo di chi ci chiama e ci chiede “Ma se prenoto una scimmia da internet, è legale tenermela in casa?”. Ognuno ha preferenze e interessi diversi. C’è chi adotta un cagnolino abbandonato per strada e chi invece ha la passione per i ragni e i ratti. E c’è chi non ha nessun problema a tenere serpenti, per coccolarli come se fossero dei gattini. Ma il problema degli animali esotici non è solo di tipo legale, ma anche morale. Se la legge me lo permettesse, perché vorrei strappare dalla giungla una scimmietta, per il semplice fatto di soddisfare la mia voglia di tenere in braccio un simil-bebè? I colleghi del WWF Giappone, dove il problema sta dilagando, hanno effettuato un sondaggio e hanno scoperto che un terzo dei giapponesi sarebbe disposto a tenere un animale esotico in casa.

Una moda crudele

“Exotic pets”: vengono chiamati così gli animali selvatici, spesso rari e a rischio estinzione che vengono venduti come animali domestici. Questi animali esotici stanno guadagnando popolarità. Il commercio illegale di questi esseri viventi – e parliamo degli animali esotici che non possono essere introdotti in Svizzera e in gran parte dei Paesi europei – comporta lo sconvolgimento degli ecosistemi, l’estinzione di specie rare e si sottovaluta la trasmissione di malattie infettive. Purtroppo, dal sondaggio del WWF Giappone, è emerso chiaramente che le giovani generazioni sono particolarmente interessate all’allevamento di questi tipi di animali. Ecco gli animali più ricercati sul mercato nero (ci riferiamo alle specie a rischio estinzione e vietate al commercio): anfibi come rane e tritoni, rettili come serpenti, lucertole e tartarughe, uccelli come gufi e pappagalli, mammiferi come scimmie, orangotanghi, il galagone del Senegal, lontre e ricci sono tra gli animali più richiesti. In Asia, poi, non è raro trovare pubblicità che invitano all’acquisto di alcuni di questi animali, visto che per molti di essi non esiste una regolamentazione come in Europa. Il problema è che ci sono specie che non sono adatte a stare in casa. Lo stress mentale e fisico al quale vengono sottoposte è enorme. Per non parlare di come il contrabbando di queste specie vada ad alimentare gruppi criminosi e distrugga ecosistemi già sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici. E infine: se scappano o vengono rilasciati in natura, perché ci si è stancati del “giocattolino”, l’ecosistema autoctono è a rischio.

Fotografa le farfalle

La Citizen science svolge un ruolo sempre più decisivo in materia di protezione ambientale, e per questo motivo Friend of the Earth e Alleanza Territorio e Biodiversità hanno iniziato una collaborazione a tutela delle farfalle in un progetto che coinvolge i cittadini a 360 gradi. L’obiettivo è di sensibilizzare e raccogliere informazioni scientifiche attraverso la partecipazione attiva della popolazione per contrastare il drammatico declino delle farfalle. Come?

Alleanza Territorio e Biodiversità propone la sesta edizione del concorso Balconi di Farfalle, invitando i cittadini a ornare i propri balconi con specie naturali e indigene che siano in grado di attirare gli insetti utili e le farfalle. Ogni anno, inoltre, viene scelta una specie di pianta autoctona amica dei lepidotteri e regalate le relative semenze ai partecipanti. I balconi più belli saranno poi premiati. Si affianca il progetto di Censimento Globale delle Farfalle lanciato a inizio anno da Friend of the Earth. L’iniziativa invita ciascuno di noi a contribuire nel catalogare la popolazione mondiale di farfalle in due semplici mosse. Scatta una foto ravvicinata della farfalla, evitando di disturbarla, e inviala tramite WhatsApp al +39 351 2522520 (il censimento viene effettuato da Friend of the Earth, che ha sede in Italia), insieme alle tue coordinate di posizione. Friend of the Earth ti farà conoscere il nome della specie e le informazioni verranno archiviate su una mappa interattiva che aiuterà a produrre statistiche per implementare le migliori misure di conservazione. Friend of the Earth premierà mensilmente colui che avrà inviato il maggior numero di fotografie.

Rana rossa, dove sei?

In Svizzera si distinguono 3 specie appartenenti al gruppo delle rane rosse, così chiamate per la tipica colorazione traslucida che, variando dal giallo fulvo al bruno-rosato al grigio, permette loro di mimetizzarsi perfettamente tra le foglie morte del sottobosco. Ventre e gola sono molto pallidi, mentre sulle tempie spicca una caratteristica macchia scura, al cui interno è situato il timpano. Di queste, la Rana agile è la più comune in Ticino, nonostante sia una specie rara e fortemente minacciata. Grande fino a 7 cm e con lunghe zampe posteriori (grazie alle quali compie balzi davvero impressionanti), viene spesso confusa con la Rana di Lataste, anch’essa inserita nella Lista Rossa poiché in pericolo d’estinzione. Quest’ultima è però leggermente più piccola, e si differenzia per la gola scura con una T bianca. Inoltre, in Svizzera la Rana di Lataste è presente unicamente nella parte più meridionale del Ticino, a sud della linea Rancate-Mendrisio-Balerna. La rana dominante a livello nazionale è la Rana temporaria, tra i nostri anfibi più grandi (fino a 9 cm) e diffusa soprattutto in alta quota. È anche la specie che presenta la più alta variabilità di colorazione e di punteggiatura rispetto a qualsiasi altro anfibio europeo, presentando tutte le tonalità di marrone, rosso e grigio, con macchie più o meno pronunciate o marmorizzate. Le rane rosse trascorrono la maggior parte della loro vita sulla terraferma, fino a un km di distanza dalle pozze d’acqua a cui sono legate per la riproduzione. Anche se in autunno è già possibile osservare in acqua individui che vi trascorreranno l’inverno, la migrazione di gruppo vera e propria comincia solo alla fine della latenza invernale, tra fine febbraio e inizio marzo. Un viaggio spesso letale per colpa delle automobili.

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