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L’albatro e la sua apertura alare: un record / © Natalie Bowes, WWF-Canada
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07.09.19 - 09:050

I segreti del volo #2

Quando decollare è questione di fisica!

Hai mai considerato che a diversi ambienti corrispondono “ali diverse”? Insomma, se sei un uccello che vive nel folto delle foreste dovrai per forza possedere agilità e velocità di manovra, altrimenti sai che “capocciate”! D’altro canto, non potrai certo essere veloce come un falco pellegrino, che sfreccia nel cielo a velocità incredibili (e che in picchiata raggiunge i famosi 360 km/h) o come un rondone che in aria fa proprio tutto: vola, mangia, amoreggia e… dorme! E neppure saprai sfruttare le correnti ascensionali come tante altre specie di uccelli. Intanto, l’albatro viene definito il mago del volo a vela. Con i suoi 3,4 metri d’apertura alare, l’albatro è l’uccello con le ali più lunghe (e anche più grandi). Vive praticamente sempre in volo, planando nell’oceano aperto, e facendo ritorno sulla terraferma solo nella stagione degli amori. Con le sue ali lunghe e strette veleggia sfiorando l’acqua e plana per ore senza un battito d’ali. L’albatro è tanto agile ed elegante in volo quanto goffo a terra.

Volo e meccanica!

Nel tempo, le ali degli uccelli hanno assunto forme diverse, adattando la loro struttura e le loro caratteristiche funzionali alle necessità delle specie. Per esempio, gli uccelli marini, come le berte o gli uccelli delle tempeste, che volano sulla superficie del mare, hanno ali capaci di reagire immediatamente a ogni piccola turbolenza dell’aria che li sostiene. Vero è che i problemi “meccanici” e aerodinamici aumentano quando si tratta di spiccare il volo o di posarsi a terra…

Hai mai visto un cigno reale decollare o “atterrare”? Per alzarsi in volo deve “pedalare” un bel po’ sull’acqua e, quando ammara, lo fa a velocità piuttosto sostenuta, planando per un lungo tratto sulle zampe palmate finché l’attrito con il liquido non lo ferma. Ma cosa accadrebbe se fosse costretto ad un atterraggio di fortuna sul terreno? Si ferirebbe le zampe e capitombolerebbe di sicuro! A meno che non scelga un suolo soffice e sabbioso! Anche aquile e gufi sono costretti a ridurre del tutto la loro velocità prima di posarsi a terra, se non vogliono schiantarsi. E non credere che sia facile.  Il “carico d’ala” è il rapporto tra la superficie dell’ala e il peso del corpo dell’uccello. Vuol dire ad esempio, che un rapace come il biancone ha un carico d’ala più basso rispetto ad un cigno reale, cosa che lo rende molto più agile. Ma vuole anche dire che un pellicano appesantito da troppo pesce nel becco rischia di non alzarsi in volo affatto!

La migrazione degli uccelli è un fenomeno antico e straordinario, iniziato molto tempo prima della comparsa dell’uomo sulla Terra. Già 20 milioni di anni fa, gli uccelli si spostavano da un luogo riproduttivo a uno di svernamento, volando per centinaia o anche per migliaia di chilometri. Alcune specie, è vero, compiono brevi spostamenti, a volte cambiano solo di quota passando dalle cime della montagna ad altitudini più basse (come nel caso del picchio muraiolo). Altre, invece, affrontano viaggi lunghissimi, che durano mesi, superando montagne, mari, deserti, continenti interi! Oltre a mille pericoli, naturali e non.

Spetta alla sterna artica il primato della migrazione più lunga. Viaggia infatti da un polo all’altro del pianeta per circa 18mila chilometri (poco meno di 40mila l’anno, praticamente il giro del mondo!). Ma, in fatto di distanze percorse, non scherzano neppure la piccola cannaiola verdognola, che dall’Europa raggiunge il Sudafrica e il falco della regina che arriva fino al Madagascar. Infine, si stima che ogni anno, per ben due volte in tutto il mondo, si mettano in viaggio 50 miliardi di uccelli!

Hai preso il navigatore?

Ma come fanno gli uccelli a trovare la strada? Come riescono a volare così a lungo? Hanno un navigatore? Scherzi a parte, la capacità di orientamento dei migratori in volo ha dell’incredibile. Ma come faranno a non perdersi mai? Alcuni seguono i genitori o un gruppo di consimili, altri, invece, si orientano osservando la posizione del sole, delle stelle e di punti di riferimento noti, come il corso dei fiumi, la forma dei laghi, il profilo delle montagne, i contorni delle coste…

Viaggi così lunghi non si compiono certo senza un’adeguata preparazione. Nelle settimane precedenti la partenza, gli uccelli migratori si preoccupano di “revisionare” il loro piumaggio attraverso una muta, parziale o completa. In modo tale da aumentare l’efficienza del volo e risparmiare energia. Fanno il “pieno” modificando il comportamento e, in certi casi anche la fisiologia. Ricercano cibi ricchi di zuccheri e cambiano il metabolismo per accumulare rapidamente i grassi. Un mago di questa corsa “all’ingrasso” è il beccafico che può aumentare il suo peso corporeo anche del 70-80 per cento. Il rondone comune, intanto, si è già messo in viaggio. Questo uccello, infatti, è il primo a partire. In fin dei conti, passa così tanto tempo per aria, che sa perfettamente quando è arrivato il momento di mettersi in viaggio. In queste settimane, invece, è la volta delle cicogne, della sterna comune, del piro piro piccolo e del cuculo. La rondine e il falco pescatore partiranno verso metà settembre, seguiti dal balestruccio. Il pettirosso, così come la ballerina bianca, il tordo bottaccio, il cardellino e il fringuello e l’allodola ci faranno ancora compagnia fino a ottobre. Agli inizi di novembre, infine, si incammineranno i corvi e il tordo tassello. Questi sono solo alcuni degli uccelli che sono in partenza o ripartiranno. Le specie che devono ancora partire di solito raggiungono la Francia meridionale, la Spagna o il Nordafrica. Viaggiano in gruppo, con condizioni meteorologiche buone, vento in coda e senza pioggia. La maggior parte viaggia a tappe e si ferma per qualche giorno.

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