Svizzera

La Confederazione non adotterà sanzioni Ue contro l’Iran

La decisione è stata presa tenendo conto di tutti gli interessi di politica interna ed estera considerati i mandati di ‘potenza protettrice’

Proteste in piazza
(Keystone)
2 novembre 2022
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La Svizzera non adotterà le sanzioni dell’Ue contro l’Iran in relazione alle proteste in corso nel Paese. La decisione, fa sapere il Consiglio federale, è stata presa tenendo conto di tutti gli interessi di politica interna ed estera, compresi i buoni uffici di Berna.

La Confederazione infatti sta assumendo attualmente cinque mandati in qualità di "potenza protettrice": per gli Usa in Iran, per l’Iran in Arabia Saudita e viceversa, per l’Iran in Canada e per l’Iran in Egitto, viene ricordato in una nota governativa odierna.

Lo scorso 17 ottobre, l’Ue ha sanzionato 11 persone e quattro organizzazioni in relazione al decesso di Mahsa Amini, morta in circostanze poco chiare in mano alle forze dell’ordine, e alla violenta risposta delle autorità di Teheran alle successive manifestazioni. Dopo aver soppesato tutti i gli interessi in gioco, il Dipartimento federale dell’economia e quello degli affari esteri hanno però optato per non allinearsi a Bruxelles.

Nel comunicato si ricorda comunque come dopo la morte della giovane la Svizzera sia stata uno dei primi Paesi a sollevare l’incidente con l’Iran ai massimi livelli e a chiedere un’indagine rapida, indipendente e imparziale. Ha inoltre "chiaramente condannato l’uso della violenza da parte delle forze di sicurezza iraniane in relazione alle attuali proteste", invitando ripetutamente Teheran a rispettare i suoi obblighi in materia di diritti umani a livello bilaterale e multilaterale, scrive l’esecutivo, assicurando che la situazione continuerà a venir monitorata da vicino.

Il governo ha poi ribadito, come già reso noto, che ha invece deciso di sanzionare, seguendo stavolta l’Ue, un’azienda e tre alti ufficiali militari iraniani per il loro supporto alla Russia nel quadro della guerra in Ucraina. Il motivo è il coinvolgimento nello sviluppo e nella consegna di droni da combattimento alle truppe di Mosca.

Si tratta della Shahed Aviation Industries, del capo di Stato maggiore delle forze armate di Teheran, ovvero il maggior generale Mohammad Hossein Bagheri, del generale Sayed Hojatollah Qureishi e del generale di brigata Saeed Aghajani. Di recente, i russi hanno attaccato più volte l’Ucraina con i droni da combattimento Shahed 136. L’Iran nega però di essere dietro alle forniture.

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