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08.09.22 - 11:42
Aggiornamento: 21:56

Niente armi dalla Svizzera a Paesi in guerra

Il Consiglio federale raccomanda al Parlamento di respingere due mozioni di Plr e Centro che chiedevano un allentamento delle disposizioni attuali

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

La riesportazione di materiale bellico elvetico verso l’Ucraina è contraria al principio di parità di trattamento sancito dalla Convenzione dell’Aja (1907) sui diritti e doveri degli Stati neutrali in tempo di guerra.

Per questo il Consiglio federale raccomanda al plenum di respingere due mozioni simili, del Plr e dell’Alleanza del Centro, che domandano un allentamento delle attuali disposizioni che regolano l’esportazione di materiale bellico, in particolare il divieto di riesportare verso Paesi coinvolti in un conflitto armato.

Nelle loro rispettive mozioni, il consigliere agli Stati e presidente del Plr Thierry Burkart (Ag) e la consigliera nazionale Ida Glanzmann-Hunkeler (Centro/Lu), chiedono di allentare la legge in materia di esportazione di armi consentendo ai Paesi che condividono i valori della Confederazione e hanno un regime di controllo delle esportazioni analogo a quello elvetico di utilizzare liberamente il materiale bellico acquistato in Svizzera.

Glanzmann-Unkeler rammenta nel suo intervento come diversi Stati europei si siano rivolti alla Confederazione per chiedere se il materiale bellico (munizioni o carri armati granatieri Piranha ad esempio) precedentemente acquistato in Svizzera da determinate ditte potesse essere trasferito ad altri Stati nell’attuale situazione eccezionale della guerra in Ucraina e se le dichiarazioni di non riesportazione esistenti potessero essere revocate.

Le richieste di revoca di tali dichiarazioni, argomenta la consigliera nazionale, sono state respinte dal Consiglio federale con la motivazione che sarebbero state esaminate secondo gli stessi criteri di autorizzazione di un’effettiva esportazione di materiale bellico dalla Svizzera. Ciò significa, aggiunge, "che la Danimarca non può consegnare all’Ucraina i suddetti carri armati, già dismessi e disarmati, acquistati in Svizzera molto tempo fa, perché questa operazione viene giudicata in base agli stessi criteri di un’esportazione diretta".

Secondo la deputata lucernese si tratta di una situazione insoddisfacente che espone la Confederazione a critiche: mentre gli Stati europei sostengono generosamente l’Ucraina nella sua battaglia difensiva contro l’aggressione russa, la Svizzera ostacola questi sforzi con un’interpretazione legalistica e dogmatica della propria legislazione sul materiale bellico. Nell’attuale contesto eccezionale, in cui è in gioco anche il futuro della sicurezza europea, Berna si pone quindi come uno Stato che crea problemi invece di offrire soluzioni, conclude la consigliera nazionale.

Pur condannando l’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina, circa la revoca delle dichiarazioni di non riesportazione il Consiglio federale afferma di attenersi ai criteri di autorizzazione della legge federale in materia. Ciò permette di garantire che i Paesi che ricevono materiale bellico dalla Svizzera non lo trasferiscano a Stati che non sono autorizzati a riceverlo, spiega il governo, specie se coinvolti in un conflitto armato.

Inoltre, in qualità di Stato neutrale, la Svizzera è vincolata alla Convezione dell’Aja del 1907 concernente i diritti e i doveri delle Potenze e delle persone neutrali in caso di guerra per terra: gli obblighi in materia di esportazione di materiale bellico che questo testo stabilisce andrebbero presi in considerazione qualora fosse adottata una nuova regolamentazione volta a eliminare gli obblighi di non riesportazione. Secondo il Consiglio federale, l’abolizione di questi vincoli contravviene al principio di parità di trattamento, sancito dalla Convenzione dell’Aja, se lo scopo è quello di consentire la fornitura di armi a una parte in conflitto.

È di ieri tra l’altro la decisione del Consiglio federale – molto commentata oggi dai media – di rimanere fedele al concetto di neutralità, così come definito e messo in pratica dal rapporto del 1993. Insomma, la "neutralità attiva", che consente di adottare sanzioni, continua a essere valida.

Con questa decisione, il governo ha messo fine alle speculazioni su un eventuale sviluppo della neutralità da "attiva" in "cooperativa", di cui si è parlato molto negli ultimi mesi in vista della pubblicazione, in autunno, di un rapporto redatto dai servizi del consigliere federale Ignazio Cassis.

Nelle intenzioni del "ministro" degli esteri, e del gruppo di lavoro interdipartimentale coinvolto nei lavori, la neutralità cooperativa avrebbe dovuto consentire anche la riesportazione di armi elvetiche verso Paesi in guerra che difendono gli stessi nostri valori. Un aspetto, quest’ultimo, che in Consiglio federale non ha fatto breccia.

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